La vera sfida europea di Jacobs è quella alla Storia

Solo Valery Borzov e Linford Christie hanno conquistato tre titoli consecutivi dei 100 metri dopo l'oro olimpico. Ora è il suo turno
8 AGO 26
Ultimo aggiornamento: 05:48
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Marcell Jacobs - foto LaPresse

Ci sono 27 uomini che hanno conquistato l'oro olimpico dei 100 metri e soltanto dodici di loro sono viventi. Per dare un'idea, molti meno dei vincitori del Premio Nobel della Medicina o della Letteratura. Proprio per questo il primo agosto 2021 Marcell Lamont Jacobs si è messo nei guai. Quel giorno, sulla pista di Tokyo, ha vinto ai Giochi il titolo di una gara in cui nessun atleta italiano maschio aveva mai raggiunto la finale. E nello stesso momento è nato il problema: come spiegherebbe l'ottimo collega Omero l'onore della medaglia d'oro a cinque cerchi, massimo riconoscimento sportivo per un individuo mortale, comporta la fatale invidia degli Dei.
Da quell'istante in avanti Jacobs è stato costretto a inseguire non più gli avversari, ma l'epopea, e se un avversario lo puoi raggiungere e superare, molto più difficile è farlo con qualcuno che appartiene ad epoche diverse, i campioni che prima di te hanno fatto la storia della disciplina.
Nel caso di Jacobs, ragazzo nato a El Paso, Texas, da papà americano e mamma di Desenzano sul Garda, dove poi è in effetti cresciuto, il compito in vista degli Europei non sarà così soltanto quello di vincere, ma di sfidare due leggende della velocità. Il primo è un ucraino di origini polacche, Valery Borzov, che nel 1972 ai Giochi Olimpici di Monaco sui 100 e sui 200 fece piangere due volte gli americani: indossava la maglia dell'Unione Sovietica e in piena Guerra fredda i suoi successi equivalevano a fare pipì nel Giardino delle Rose alla Casa Bianca. Il secondo è un giamaicano cresciuto ad Acton, periferia di Londra, per ricordare che l'Impero Britannico sapeva riconoscere i tesori delle terre conquistate: a Linford Christie, questo il nome del ragazzo del Caribe, venne fornito un passaporto e una maglia dell'Inghilterra con cui vincere i 100 alle Olimpiadi di Barcellona e ai Mondiali di Stoccarda davanti a un certo Carlton Frederick Lewis, per tutti Carl.
Perché, dunque, sono Borzov e Christie, molto più di quelli che realmente si ritroverà a fianco in pista, gli avversari di Marcell Jacobs ai campionati continentali di Birmingham? Semplice: l'ucraino in maglia sovietica e l'anglo-giamaicano sono i soli che al titolo olimpico hanno aggiunto tre titoli Europei consecutivi sui 100 metri. Valery ad Atene, Helsinki e Roma tra il '71 e il '74, Linford a Stoccarda, Spalato e ancora Helsinki tra l'86 e il '94. L'inseguimento alla storia impone così a Marcell, dopo le vittorie di Monaco e Roma, di pareggiare il conto con una terza medaglia d'oro cui affiancare il successo olimpico.
Impresa non facile, e non solo perché Borzov e Christie sono distanti nel tempo. Si gareggia in Inghilterra, a casa proprio dei più accreditati rivali di Marcell, fra l'altro con una storia simile a quella di Christie. Zharnel Hughes, già campione continentale a Berlino sui 100 e a Monaco sui 200, arriva da Anguilla, e diventa già spontanea ogni battuta su uno sprinter difficile da agguantare. Gareggia agli Europei perché la sua terra, meno di 15000 abitanti nella più a Nord delle Isole Sopravento nelle Piccole Antille, è un Territorio Britannico d'Oltremare.
La maglia con la Union Jack è la sola possibilità di gareggiare nelle grandi competizioni, visto che Anguilla non ha un Comitato Olimpico, ma solo un Governatore (la signora Julia Crouch, per chi fosse interessato) e, accanto a God Save the King, un inno nazionale, God Save Anguilla (a Comacchio sarebbero fieri). Più di Hughes, visti gli ultimi risultati, il maggior pericolo per Jacobs potrebbe arrivare da Romell Glave, che invece viene da Manchester: non la città dove è nata la Rolls-Royce, ma quella in Giamaica.
Il suo idolo, notizia neanche quotata, è Usain Bolt, con cui condivide la passione per il calcio e per il cricket. Emigrato a 16 anni a Croydon, periferia ovest di Londra, si è scoperto anche lui veloce, e siccome quando c'è un vantaggio gli inglesi sono meno schizzinosi rispetto al voto per la Brexit, gli hanno fornito un passaporto britannico. Marcell lo conosce bene: Glave fu terzo a Roma all'Europeo di due anni fa, e all'esordio stagionale a Savona gli è pure finito davanti. Poi nel vento di Eisenstadt, in Austria, le gerarchie sono state ristabilite, con Jacobs che gli ha mostrato la schiena nel favoloso 9”67 che solo i soffi eccessivi di Eolo non hanno reso omologabile.
La sostanza è che Marcell giocherà due partite: la prima in trasferta, visto che si corre in casa dei rivali britannici-caraibici, la seconda ipotetica, inseguendola la storia statistica che lo porterebbe sullo stesso piano di due leggende. La stagione di Marcell, iniziata con il ritorno sotto la guida di Paolo Camossi, l'ex primatista italiano di triplo che da tecnico ebbe l'idea di sfruttare la sua velocità non più per il salto in lungo, ma per i 100 metri, è stata un crescendo: dopo il citato esordio di Savona, una prima escursione sotto i 10 secondi al Golden Gala di Roma, quindi il 9"96 di Parigi e l'acuto alpino di Eisenstadt.
Il 9"67, anche facendo la tara con i 4 metri di vento in coda, equivale tranquillamente ad un 9”90 in condizioni normali, e su questo standard Marcell, almeno nel vecchio continente, non sembra avere rivali. Poi, dopo il piccolo intoppo di un risentimento che l'ha costretto al forfait a Montecarlo, il sospiro di sollievo nel vederlo in azione ai campionati Assoluti di Firenze, vittoria in 10”12 determinata da una concorrenza che non poteva infastidirlo e dalla falsa partenza abbuonata, diciamo così, per censo. Aggiungiamo che il bresciano assorbe molto bene i turni: nelle sue vittorie, l'Olimpiade a Tokyo, ma anche il titolo mondiale sui 60 a Belgrado e i due successi Europei, ha sempre migliorato le proprie prestazioni tra batteria, semifinale e finale.
Lo stesso accadde a Parigi, dove nell'atto conclusivo si espresse a 9”85, sua terza migliore prestazione di sempre in condizioni regolari, a tre centesimi dal bronzo che l'avrebbe spedito per la seconda volta sul podio olimpico. Qui c'è l'unica differenza non ancora colmabile con Borzov e Christie, che alla medaglia d'oro aggiunsero in altra edizione dei Giochi rispettivamente un bronzo e un argento. Ma è il destino di chi rende invidiosi gli Dei ed è sempre costretto a rincorrere, come nel paradosso di Zenone: Marcell può chiedere informazioni ad Achille che non riuscì mai a raggiungere la tartaruga.