Cercasi bis per il duo dei miracoli Mancini e Ranieri

Non saranno Zidane e Klopp, ma i due tecnici convocati alla corte di Malagò hanno vinto in Premier. E tanto basta per un sentito brindisi
28 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:52
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Mancini con Andrea Malagò alla Partita del cuore del 13 luglio (Foto ANSA)

Non ho ancora smesso di ridere per la figura da calcio italiano che ha fatto il calcio italiano (cercavo una metafora calzante, nulla rende meglio di così l’imbarazzante mediocrità in cui siete impantanati da anni), ma concederò un brindisi a Roberto Mancini e Claudio Ranieri: dopo la pantomima di Guardiola, decapitato da Serie A e Gazzetta prima ancora che potesse ridervi in faccia, il sacrificio di Andrea Pirlo sull’altare delle scuse campate in aria e le dimissioni di Maldini e Leonardo (più scontate di un favore arbitrale all’Argentina), toccherà a loro due guidare gli Azzurri – fino a quando, si vedrà. Finito il Mondiale sono tornato a sprofondare nella bionda come si deve, e nel tempo libero osservo il machiavellico svolgersi della politica calcistica nel vostro paese. Dopo aver finto di essere stato preso in contropiede, Giovanni Malagò ha piazzato il colpo che aveva in mente fin dall’inizio, e lo ha fatto al momento giusto, quando in pochi avrebbero avuto la forza di contestarlo, avendo sprecato tutte le energie a dare del putiniano a Pirlo. Mossa gattopardesca, direste voi, si è cambiato tutto per non cambiare niente: Mancini è già stato ct dell’Italia, Ranieri va per i 75 anni, il rinnovamento sarà per un’altra volta.
Ora però io non posso negare un brindisi al nuovo duo azzurro, dato che entrambi hanno un merito enorme, forse il più grande di tutti: hanno allenato e vinto in Premier League. E non in due squadre banali: Mancini ha dato il via alla serie di successi del Manchester City degli ultimi anni riuscendo a far giocare bene persino Balotelli, Ranieri ha fatto quello che sapete a Leicester, e anche se la retorica mi sta sul culo quella fu davvero un’impresa storica. Mancini ha vinto un Europeo grazie al suicidio di noi inglesi in finale, e ancora oggi non credo sappia spiegare come è successo ma mi fa paura. Quando ha capito che la nave affondava è andato in Arabia, e adesso fa il figliol prodigo e temo (per noi) che potrebbe far bene. Certo, il materiale è quello che è, l’opinione pubblica è quella che è e la stampa è quella che è. Non arriva con l’aura con cui si sono presentati in questi giorni Klopp in Germania e Zidane in Francia, ma almeno all’inizio dovrebbero lasciarlo lavorare in pace. Certo sorprende che abbia deciso di accettare la panchina dell’Italia, soprattutto dopo che poche settimane fa ha schierato in campo per la Partita del cuore il direttore di questo giornale: spesso i campioni lasciano dopo avere toccato il picco della propria carriera, cosa che gli è chiaramente successa in quella occasione, invece Mancini ha deciso di rimettersi in gioco. Cheers a lui, dunque.