Richard Carapaz ha trovato il suo posto nel Tour de France

A Orcières-Merlett lo scalatore ecuadoriano ha vinto la 18esima tappa della Grande Boucle. Si è conclusa la sua lunga esplorazione montana alla ricerca delle gioia di una vittoria

23 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 17:01
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A Orcières-Merlett Richard Carapaz ha vinto la 18esima tappa del Tour de France 2026 (foto Ap, via LaPresse)

A lungo in queste due settimane e mezzo di Tour de France, Richard Carapaz ha pedalato alla ricerca di un posto in questa Grande Boucle, un posto che si confacesse alla sua voglia di esplorazione solitaria delle montagne.
A lungo in queste sue settimane e mezzo di Tour de France, Richard Carapaz è sembrato un cavaliere errante che sapeva benissimo chi era, da dove veniva e cosa andava cercando, ma alle prese con il dubbio che questa corsa non fosse più una corsa nella quale uno come lui poteva trovare qualcosa. Il dubbio alberga nelle persone avventurose. E poco importa se le persone avventurose quasi mai si lasciano influenzare dai dubbi. C'è sempre in loro una sorta di cieco ottimismo, nelle loro possibilità e in ciò che li circonda, che li spinge a continuare a fare ciò che ritengono sia meglio fare.
Richard Carapaz non ha dubitato mai delle sue gambe e della sua capacità di saper fare qualunque cosa necessaria per sentirsi solo, liberarsi della presenza di tutti quegli altri corridori che avevano in testa il suo stesso obbiettivo: una vittoria di tappa, una giornata faticosa tra i monti da chiudere con quella sensazione di libidine che sa concedere una vittoria.
Per decine e decine di chilometri nel corso della diciottesima tappa del Tour de France 2026, la Voiron-Orcières-Merlett di 185,2 chilometri, Richard Carapaz ha temuto che anche quella di oggi fosse una di quelle giornate da inserire nell'archivio dei rimpianti.
A 135 chilometri dall'arrivo, dopo l'ennesimo scatto andato a male, aveva scosso la testa, si era lasciato sfilare dalle prime posizioni del gruppo, quelle giuste per poter provare ad andare in fuga. Si nascosto tra i più, pronto a rinunciare. Se si è in compagnia è più semplice rinunciare a qualcosa.
Cinque chilometri dopo, vedendo Valentin Paret-Peintre risalire il flusso, ha visto nel francese il suo stesso smarrimento ma mescolato all'irrequietezza di chi si è rotto le scatole della vita di gruppo. E così Richard Carapaz ha messo da parte lo sconforto, ha visto nel rivale lo stesso spirito indomito che lo anima, ha capito che era l'occasione che cercava. Venti chilometri dopo i due erano rientrati sul gruppo degli avanguardisti di giornata.
L'esplorazione della corsa dell'ecuadoriano è stata tumultuosa e caotica, animata da una voglia irrefrenabile di trovare la solitudine. Forse troppa voglia. Ha azzardato più volte, ha rischiato di non vincere la scommessa che si era imposto. Ha sempre riacciuffato la speranza di aver puntato bene. Anche quando sembrava perduta. Perché Richard Carapaz era convinto di avere in mano quella vincente nonostante i calcoli sbagliati per eccesso di fede montana si sommassero e facessero sembrare il risultato finale totalmente sballato. I conti si sono rimessi a posto quasi per magia. Due meno a volte fanno un più.
È accaduto a circa tre chilometri e mezzo dallo striscione d'arrivo, quando si è alzato sui pedali, è scattato e si è accorto che finalmente nessuno gli era rimasto a fianco.
Per tre chilometri e mezzo Richard Carapaz si è goduto il momento, ha pedalato in un presente senza patemi, certo faticoso, senz'altro crudele come la salita, qualsiasi salita, sa essere. Ha esultato sotto l'arrivo. Ha esultato dopo l'arrivo. Sorrideva come fosse un ragazzino alla prima vittoria e non un campione olimpico con alle spalle un Giro d'Italia vinto e nove vittorie di tappa in bacheca nei tre grandi giri. La bicicletta sa tenere giovani, indipendentemente dai chilometri percorsi, le fatiche fatte, le rughe che impone al volto. Trovare il proprio posto nel Tour, o nel mondo, sa generare una botta di endorfine invidiabile.