Dopo una giornata di caos, Jasper Philipsen impone il suo ordine

La diciassettesima tappa del Tour de France 2026 era una frazione inclusiva, aperta a tutti. Ne sono uscite poco meno di quattro ore di anarchico divertimento, risolto da una volata tra pochi e il belga stupito di essere finalmente riuscito a vincere

22 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:03
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Foto Ap, via LaPresse

È evidente che gli organizzatori del Tour de France sono andati a lezione di inclusività. E si sono applicati bene. La diciassettesima tappa del Tour de France 2026, la Chambéry-Voiron di 174,7 chilometri, era un perfetto esempio di frazione cycling fluid. Non discriminava nessuno, dava a tutte i generi di ciclisti in circolazione – velocisti, passisti, scattisti, scalatori – la possibilità di vincere, perché c’era un bel po’ di salita all’inizio, un continuo su e giù negli ultimi cento chilometri, qualche strappetto nel finale.
L’inclusività nel ciclismo genera caos. Per centodieci chilometri c’era chi fuggiva dal gruppo, chi provava a fuggire da chi fuggiva dal gruppo, chi aspettava gli inseguitori per ripartire, chi non capiva dov’era e cosa succedeva e preso dall’andazzo generale provava a fuggire lui stesso. C’era chi fuggiva per attaccare e chi per difendersi da chi lo avrebbe potuto attaccare.
E in questo ribaltamento generale e abbandono, almeno in parte, della logica, a un certo punto coloro i quali di solito si ergono a difensori dell’ordine, i velocisti e i loro gregari, hanno iniziato a generare caos, si sono messi a scattare per provare l’effetto che fa essere inseguiti invece che inseguire. D’altra parte se si è circondati di birbanti è necessario essere più birbante di loro.
E la strada che porta a Voiron è sempre stata colma di birbanti, gente che stazionava lì alla ricerca di diligenze e mercanti che scendevano dalla val-d'Isère o verso la val-d'Isère si apprestavano a salire. Il ciclismo ha la capacità di estrarre da tutti i luoghi il loro spirito profondo, anche quello nascosto. C’è riuscito pure questa volta.
Perché se è vero che la strada che porta a Voiron era piena di birbanti, è anche vero che questi a un certo punto non vennero più apprezzati, la popolazione smise di proteggerli e quasi tutti finirono nelle patrie galere. Erano arrivati i telai e i bachi da seta. E con loro il commercio, con il commercio i soldi e quindi chi rompeva le scatole al commercio iniziò a essere messo in disparte in favore dell’ordine.
Mads Pedersen ha provato a creare disordine per tutta la tappa, Jasper Stuyven per una decina di chilometri, solitario in testa al gruppo a gustarsi una solitudine che per qualche decina di minuti aveva creduto potesse estendersi fino all’arrivo.
I velocisti che avevano provato l’effetto che fa essere inseguiti invece che inseguire, si sono ricordati però che loro le gare le vincono attendendo negli ultimi metri. E così hanno applicato un po’ di logica nel giorno della lunga assenza della ragione.
Jasper Philipsen si è affidato a Mathieu van der Poel e il campione olandese ha fatto il poliziotto abile a riportare ordine nel caos. E così la tappa dell’inclusione è finita in una volata tra non molti, nella quale però erano ben pochi quelli che potevano vincerla. Va sempre a finire così con l’inclusività. Poco male, ci siamo divertiti. Jasper Philipsen ha vinto la diciassettesima tappa del Tour de France 2026 e si è stupito di esserci riuscito visto che sino a quel momento gli era andata male tutto ciò che poteva andargli male.