Sport
Il Foglio sportivo •
Pirlo non piace a nessuno come ct, ma De la Fuente e Scaloni piacevano?
Quando l'idea dell'ex regista della Nazionale è diventata pubblica, tutti abbiamo storto il naso. Ma potrebbe essere la scelta giusta perché quello che conta è un’idea davvero condivisa, una squadra dirigenziale disposta a difenderla contro il plotone d’esecuzione dell’opinione pubblica, una vera rifondazione del Club Italia
18 LUG 26

Foto LaPresse
Il nome di Andrea Pirlo come candidato “maldiniano” alla panchina della Nazionale azzurra ha scatenato le migliori intelligenze calcistiche (e non solo) del paese. Tutti contro l’idea di affidargli le sorti della Nazionale. C’è da capire tanta ferocia: Pirlo, che in campo illuminava ogni formazione in cui ha giocato, in panchina è stato solo capace di spegnere la luce, come raccontano le sue esperienze alla Juventus e alla Sampdoria. Strappare il tecnico del rinascimento azzurro allo United Fc di Dubai sembra una barzelletta in giorni in cui la Francia punta su Zidane e la Germania su Klopp (strappato a Trivago, ops).
Che Pirlo sia il candidato di Paolo Maldini e quindi anche di Leonardo è chiaro. Lo sanno anche i muri di via Allegri, nuova sede di casa Malagò. L’importante a questo punto è non fare pirlate. Cosa che significa non far passare l’idea che gli uomini al comando della Federcalcio e del Club Italia si siano già divisi. Partire senza la convinzione totale sarebbe l’errore più grande, perché porterebbe alla crisi alla prima debacle e visto il calendario della Nations League è meglio cominciare a mettere i parabordi. Se Paolo Maldini, uno che ama avere attorno una corte adorante, ma non ha mai accettato ruoli di mera rappresentanza, suggerisce Andrea Pirlo, un allenatore che voleva già portare al Milan, non lo fa per amicizia. Non è scemo da giocarsi tutto per strappare un amico dalla panchina al sole di Dubai. Lo fa perché vede in Pirlo le caratteristiche giuste per ridisegnare il gioco azzurro partendo fin alle Nazionali giovanili che vincono, ma non producono giocatori pronti al grande salto. E qui anche la Serie A, grande elettrice di Malagò, dovrebbe mettersi una mano sulla coscienza.
Quando il gossip azzurro ha reso pubblica l’idea Pirlo come alternativa a Mancini e Conte abbiamo storto tutti il naso perché nel Pirlo allenatore crede davvero soltanto Paolo. Però se poi allarghiamo lo sguardo al Mondiale e andiamo a vedere chi sono gli allenatori che si contenderanno la coppa, troviamo De la Fuente sulla panchina spagnola e Scaloni su quella argentina. Due profili di allenatori che si avvicinano di più a quelli di Pirlo che a quelli di Mancini e Conte. L’allenatore spagnolo era disoccupato: rispose a un annuncio di lavoro della Federazione. Quello argentino fu promosso dopo il rifiuto di tre colleghi anche se per il grande Diego era inadeguato. Se andiamo a ripescare in rete i commenti che accompagnarono l’ascesa in panchina di De la Fuente e Scaloni troveremo dei giudizi molto simili a quelli che hanno accolto la proposta Pirlo nei giorni scorsi. Quello che conta è un’idea davvero condivisa, una squadra dirigenziale disposta a difenderla contro il plotone d’esecuzione dell’opinione pubblica, ma soprattutto una vera rifondazione del Club Italia con la massima collaborazione dei club di Serie A. Se Maldini riuscirà a convincere Malagò, significa che ha dalla sua degli argomenti davvero forti e chissà che non abbia davvero visto in Pirlo il profilo giusto per regalare all’Italia il suo Scaloni o il suo De la Fuente. Certo, rispetto a un Conte o a un Mancini, può sembrare una scelta folle e azzardata, non esattamente la scommessa di cui avremmo bisogno per risalire dalla palude in cui stiamo affondando. Ma l’importante è di non fare la pirlata di ascoltare gli altri quando si è davvero convinti della propria scelta.