Ragioni appassionate per avere finalmente un Conte da votare (come ct)

La Nazionale non può permettersi apprendistati prestigiosi, casting tra amici o operazioni nostalgia. Guardiola è il sogno, Mancini è la memoria, Pirlo è l’azzardo. Antonio Conte è la soluzione. L’appello non è soltanto a sceglierlo. E’ a convincerlo, per una volta, a non comportarsi da Conte

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Foto Ansa

Ha ragione Fabrizio Roncone, che lo ha scritto sul Corriere della Sera: Andrea Pirlo commissario tecnico della Nazionale sembra uno scherzo. Affettuoso, perché Pirlo è stato un calciatore meraviglioso, un campione del mondo, un regista sublime. Ma qui non si tratta di scegliere il regista dell’Italia del 2006. Si tratta di ricostruire la Nazionale dopo la terza esclusione consecutiva dai Mondiali. E Pirlo, oggi, non ha il rango per farlo. Non è cattiveria, è il curriculum. Alla Juventus arrivò quarto e uscì agli ottavi di Champions, salvando la stagione con Coppa Italia e Supercoppa. In Turchia arrivò settimo. Alla Sampdoria conquistò i playoff, uscì subito e l’anno dopo fu esonerato dopo tre giornate e un punto, nella stagione conclusa con la retrocessione in Serie C. Negli Emirati ha ottenuto una promozione storica: bravo. Ma può essere una ripartenza, non il concorso per diventare ct dell’Italia. A volerlo è Paolo Maldini, insieme con Leonardo. Maldini è Maldini e merita rispetto. Ma proprio per questo dovrebbe sapere che le grandi squadre non si affidano agli amici: si affidano agli allenatori. In una stagione in cui la Germania pensa a Jürgen Klopp e il Brasile si affida a Carlo Ancelotti e la Francia probabilmente a Zinedine Zidane, scegliere un tecnico che alla Sampdoria non è arrivato alla quarta giornata non sarebbe mortificante. Sarebbe ridicolo.
Poi c’è Pep Guardiola. Sarebbe il sogno: una telefonata bisogna farla, una follia almeno immaginarla. Il problema è che costa oltre venti milioni di euro l’anno, una cifra fuori scala per la Figc. Servirebbero sponsor, fantasia finanziaria e una robustissima dieta salariale. Magnifico. Ma una Nazionale non può aspettare che un sogno diventi contratto. Con tutto il rispetto per Roberto Mancini, la questione è diversa. Rispetto per chi ha vinto l’Europeo e persino per l’uomo che, alla Partita del cuore, ha avuto il coraggio di allenare il direttore di questo giornale. Malagò vorrebbe Mancini, lo sappiamo, e il sospetto che quella partita sia stata anche un colloquio di lavoro non è campato in aria. Sarebbe una soluzione seria, ma anche una restaurazione. Ha vinto un Europeo, ma non è riuscito a portare l’Italia ai Mondiali. Dopo tre esclusioni serve qualcosa di più di un ritorno al passato. Allegri sarebbe quasi perfetto: pragmatico, autorevole, adatto alle partite sporche. Ma arriva da troppe sconfitte per essere il volto della rinascita.
Resta Antonio Conte. Finalmente un Conte votabile, sul quale potrebbero convergere tutti: destra, sinistra, centro, interisti, juventini, milanisti, persino i riformisti. Conte conosce la Nazionale, sa trasformare una squadra normale in una squadra feroce. Quando arriva in un club resta poco, ma quasi sempre succede qualcosa: ha aperto un ciclo alla Juventus, vinto al Chelsea, interrotto il dominio juventino con l’Inter, conquistato lo scudetto al Napoli. Conte logora soprattutto chi non ce l’ha. Gli altarini vanno svelati. Beppe Marotta vuole Conte in Nazionale. Per affetto e stima, certo, ma anche perché il modo più sicuro per non ritrovarselo sulla panchina di una rivale dell’Inter è sistemarlo a Coverciano. Non è un complotto, è una precauzione. Marotta sa che Conte, dopo due anni, può litigare, salutare e lasciare tutti sfiniti. Ma prima, spesso, vince. Ed è questo il problema. Conte dura due anni, mentre per ricostruire l’Italia e accompagnarla al Mondiale del 2030 ne servono quattro.
L’appello non è soltanto a sceglierlo. E’ a convincerlo, per una volta, a non comportarsi da Conte: contratto quadriennale, poteri chiari, progetto forte, nessuna fuga dopo il primo litigio. La Nazionale non può permettersi apprendistati prestigiosi, casting tra amici o operazioni nostalgia. Guardiola è il sogno, Mancini è la memoria, Pirlo è l’azzardo. Antonio Conte è la soluzione. Per una volta c’è un Conte sul quale si potrebbe convergere tutti. Chi è d’accordo firmi qui: [email protected].