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Schmid vince a Belfort nel giorno della nuova dimensione del Tour di Tom Pidcock
La tredicesima tappa della Grande Boucle poco interessava agli uomini che corrono per le primissime posizioni, un disinteresse che ha concesso all'inglese della Pinarello una libertà insperata e sette minuti e mezzo di vantaggio. Per lui inizia una Grande Boucle sino a ieri insperata

LA vittori di Mauro Schmid su Harold Tejad (foto Ap, via LaPresse)
Tadej Pogačar non teme nessuno. Jonas Vingegaard non teme nessuno tranne Tadej Pogačar. Gli altri si temono l'un l'altro, tranne Remco Evenepoel che non teme nessuno tranne Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard. Però, a un certo punto lungo la strada che conduceva alla cima del Ballon d'Alsace, Remco Evenepoel – o meglio la sua squadra, la Red Bull-BORA-hansgrohe – ha iniziato a temere anche Tom Pidcock. Perché l'inglese stava sconvolgendo il suo Tour de France e pure la Grande Boucle di molti altri corridori, quasi tutti quelli che avevano come obbiettivo di terminare la corsa tra i primi dieci della classifica generale e pure di chi ambisce ancora al podio di Parigi.
La tredicesima tappa della Grande Boucle poco interessava agli uomini che corrono per le primissime posizioni e che nulla fregava a colui il quale veste la maglia gialla. D'altra parte c'era solo una salita, il Ballon d'Alsace, la prima che il Tour scalò nella sua storia, non per questo però in cima ai pensieri dei corridori – la storia interessa agli appassionati, non sempre anche a chi pedala per vincere –, tra la cima del monte e l'arrivo c'erano trenta chilometri di discesa e pianura, soprattutto domani e domenica sono giorni pieni di salite. Chi aveva gambe e coraggio per fuggire dal gruppo non poteva che trovare libertà. E libertà ne ha avuta. Le prossime tappe diranno se troppa. Ci sono però indizi che dicono che possa essere davvero così.
Di gambe e coraggio non difetta Tom Pidcock. Si è avventurato verso Belfort circondato da tre compagni volenterosi di dargli una mano – Meurisse, Hermans e Wright – e un'altra trentina abbondante di corridori in libera uscita. L'inglese sperava in una piccola distrazione da parte del gruppo. Mai avrebbe nemmeno osato immaginarne una delle dimensioni andate in scena oggi. Il lungo disinteresse del gruppo nei confronti dei fuggitivi ha permesso agli avanguardisti di incamerare minuti su minuti di vantaggio. Un dono non lo si rifiuta, non è cortese. Si prende e si mette via. Merci e a buon rendere.
Tom Pidcock era partito da Dole con undici minuti e quarantanove secondi di ritardo dalla maglia gialla e a sette minuti e quarantatré dal terzo gradino del podio. A Belfort si è ritrovato con quattro minuti e quindici secondi da Tadej Pogačar, nove secondi di ritardo dal terzo posto, occupato da Remco Evenepoel, e un terzo posto all'arrivo che un po' lo fa dispiacere, ma nemmeno poi troppo. Sette minuti e mezzo guadagnati in una tappa nella quale di energie ne ha spese sì, ma non eccessivamente, nonostante i cinque allunghi che ha provato tra salita e pianura e qualche tirata faticosa per riprendere chi voleva frapporsi tra lui e la vittoria.
Gli unici a essere sfuggiti al controllo dell'inglese sono stati Mauro Schmid e Harold Tejada, gli unici che lo hanno preceduto sotto lo striscione d'arrivo della tredicesima tappa del Tour de France. E sì che lo svizzero e il colombiano hanno fatto quasi di tutto per arrivare a Belfort con un rimpianto, rallentando quasi al surplace negli ultimi chilometri, entrambi così timorosi di essere fregato da chi gli stava affianco da rischiare di farsi riacciuffare da quelli che avevano gabbato sedici chilometri prima. Un attesa che non si è tramutata in beffa per due secondi e qualche decina di metri. Mauro Schmid ha superato per primo la linea d'arrivo di Belfort, Harold Tejada per secondo. Terzo è giunto Tom Pidcock, più sorridente che deluso, consapevole che ora il suo Tour de France ha assunto tutta un'altra dimensione.
C'è chi nei giorni scorsi si è lamentato dell'eccesso di controllo del UAE Team Emirates, la squadra di Tadej Pogačar. In un giorno di disinteresse il Tour de France ha cambiato in parte forma.
