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Tour de France, Tim Merlier ha vinto tra le illusioni tristi
Il velocista belga della Soudal - Quick Step a Chalon-sur-Saône ha conquistato la terza tappa a questo Tour de France. A due passi dal Canal du Centre e dalla sua illusione andata a male dell'ingegnere Émiland Gauthey, Pedersen, Simmons, Asgren e Skujiņš hanno provato a dare alla Grande Boucle un finale diverso. Nemmeno loro ci sono riusciti

Foto di Mosa'ab Elshamy per Ap, via LaPresse
Prima di diventare ingegnere, Émiland Gauthey, seduto sulle colline borgognone che guardano dall'alto l'incedere zigzagnate del fiume Saône, si immaginò un mondo nel quale il muoversi delle merci avrebbe fatto muovere le persone e il movimento delle persone avrebbe diminuito le diversità che le persone percepivano e che consideravano ragione sufficiente per impugnare un'arma. Il giovane Émiland Gauthey era animato da un assoluto senso di giustizia e pace universale e una straordinaria fiducia nelle persone. Diventato anziano – morì a settantaquattro anni, ma era il 1806, nda – scrisse che le sue idee giovanili si rivelarono “un fallimento” e che “quella fiducia nella bontà dell'animo umano si è rivelato un'illusione triste. Nulla di ciò che sembra scritto può essere davvero riscritto, il finale immaginato è il finale che apparirà”. Lui il suo però aveva provato a farlo. Aveva progettato canali navigabili, porti, vie di comunicazioni terrestri che agevolassero il movimento dei carri, aveva progettato e realizzato binari che permettessero agli animali di trasportare più materiali verso i porti dei canali facendo meno fatica. Aveva provato a rendere la sua amata Chalon-sur-Saône un grande centro in un grande mondo grazie al Canal du Centre. Alcune sue creazioni ancora oggi sono utilizzate da tantissime persone. Non riuscì a cambiare né il suo finale né tanto meno quello dell'umanità per la quale nutriva enorme fiducia.
Nel suo piccolo, per quanto il Tour de France non sia poi così piccolo, la strada che portava a Chalon-sur-Saône passando per il paesello di Montagny-les-Buxy – e quella che porta al paesello di Montagny-les-Buxy è ancora quella tracciata dall'ingegner Émiland Gauthey –, ha provato a realizzare un finale differente a quello che si credeva scontato: una volata tra i migliori velocisti in gruppo.
Tra le colline borgognone che guardano dall'alto l'incedere zigzagnate del fiume Saône, i corridori del Tour de France hanno risvegliato una frazione che sonnecchiava verso il traguardo seguendo il più classico andamento: qualche coraggioso davanti in fuga da un gruppo che controllava chiedendo loro ma dove volete andare? Ci credete davvero? Chi fugge dal gruppo in tappe per lo più pianeggianti non ci crede mai davvero, si aggrappa alla speranza però. Speranza sempre vana.
Eppure tra le colline borgognone che guardano dall'alto l'incedere zigzagnate del fiume Saône, il gruppo ha trovato un'animosità riottosa che sembrava improbabile vedere oggi. La strada che porta al paesello di Montagny-les-Buxy si è animata da scatti e allunghi, accelerazioni violente, quindi appassionanti. Quinn Simmons, Toms Skujiņš, Kasper Asgreen, Mads Pedersen hanno provato a riscrivere ciò che sembrava già scritto. Hanno dato il loro meglio, hanno creduto a un'illusione sottile, fragile come è a volte la speranza. I gregari dei velocisti sono stati assai bravi a rendere vano tutto questo ardore. Si coccolano sempre gli avventurosi, mai quei poveracci che non hanno colpe se si mettono a difendere interessi che non sono mai propri ma sempre altrui.
Proprio come l'ingegnere Émiland Gauthey, anche Quinn Simmons, Toms Skujiņš, Kasper Asgreen, Mads Pedersen hanno fatto del loro meglio per provare a cambiare il finale della loro storia, per quanto piccola, di un giorno appena, per quanto non sia piccola nemmeno quando è di un giorno appena una storia al Tour. Mads Pedersen il suo giorno di gioia a questo Tour l'aveva già ottenuto, gli altri continueranno a provarci.
Il finale più logico è stato anche il finale andato in scena nella dodicesima tappa del Tour de France 2026. Volata ad alta velocità tra i migliori velocisti in gruppo. Eppure con una piccola variazione sul tema che l'ha resa piacevolissima.
Una volata che ha messo in fila i quattro velocisti più bravi almeno sulla carta, non sempre sulla strada almeno in questa Grande Boucle: Tim Merlier, Olav Kooij, Jasper Philipsen e Biniam Girmay. Non per forza in quest'ordine ma oggi in quest'ordine. Vittoria di Tim Merlier, terza a questo Tour.
Una volata che ha dato un brivido di paura e apprensione per la caduta che ha coinvolto prima Fernando Gaviria, poi Søren Wærenskjold e infine una decina di malcapitati corridori che hanno avuto la “colpa” di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.
