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Lacrime al brandy •
Per colpa di Tuchel ora devo sorbirmi Adani che sbraita di Dio, patria e Messi
A chi pensa che con tanti campioni in campo l’allenatore quasi non serve fate rivedere la semifinale dell’altra sera. L'errore di valutazione del ct inglese e la stucchevole retorica sull'Argentina

Foto Ap, via LaPresse
Lasciatemi morire adesso, non svegliatemi dal coma etilico in cui sono caduto mercoledì sera e da cui spero di non riprendermi mai più. E’ stato un incubo, anzi peggio, è stato tutto reale. La Vargentina va in finale dopo avere assestato pugni in testa e calcioni da dietro non sanzionati dall’arbitro che piace tanto a Infantino, ma l’Inghilterra, dopo essere caduta con entrambi i piedi nelle provocazioni da tamarri dei sudamericani, ha cercato e trovato il suicidio con una tenacia imbarazzante. L’unica analisi tecnico-tattica della partita che si può fare è questa: Thomas Tuchel è un coglione. E spero anche che torni in Germania a nuoto, dato che non vorrei più vedere sul suolo inglese questo Massimiliano Allegri minore che ha avuto la brillante idea di chiudere la squadra in difesa dopo essere passato in vantaggio. L’Argentina ha una difesa di marzapane ma se le lasci gestire il pallone prima o poi Messi ti incula, sempre per restare sui termini tecnico-tattici. Così è stato, e la cosa peggiore è vedere i grigliatori pamperi insistere con la cazzata delle Malvinas, e i giornalisti infantiniani fare la morale a Bellingham perché ha dato un buffetto sulla testa a un panchinaro argentino a fine partita, quando invece l’unica cosa da fare era darglielo più forte e col pugno, il colpo, esattamente come ha fatto Enzo Fernandez in partita (in quel caso tutti zitti i giornalisti, of course, anzi tutti a esaltare la garra e il gioco maschio, sessisti che non siete altro).
A chi pensa che con tanti campioni in campo l’allenatore quasi non serve fate rivedere la semifinale dell’altra sera, quando i cambi difensivi sull’1-0 urlavano “pullman”, e nonostante gli spilungoni messi in campo di testa continuavano a prenderla i nani di Buenos Aires e dintorni. Adesso ci toccano altri giorni di idiozie retoriche su Messi che dipinge calcio, gli scarpini di Lautaro regalati dal papà, qualche aneddoto sul mate sorseggiato con la nonna pampera che diceva al nipote “un giorno giocherai al Mondiale” e – ma questi sono cazzi vostri – minchiate in serie di Lele Adani su Dio, patria, mito, leggenda e destino albiceleste e immagini generate con l’AI in cui si vedono Maradona e Papa Francesco esultare insieme in Paradiso (come no…).
La vera angoscia adesso sarà giocare la “finalina” per il terzo e quarto posto contro la Francia. Quella di sabato sarà una partita inutile tra squadre depresse, con noi inglesi ormai divorati dal peso delle occasioni perdute e Mbappé sempre più consapevole di avere mancato la sua grande occasione: al prossimo Mondiale il francese avrà 31 anni, e dato che non gioca da fermo come Messi non è detto che abbia ancora la forza esplosiva di adesso per trascinare una Nazionale sì fortissima, ma che in fin dei conti ha vinto un trofeo negli ultimi 27 anni, a un nuovo successo. E chissà dove sarà il trentasettenne Harry Kane nel 2030, invece, che risulta ancora scomparso da mercoledì sera.
Ora devo disfarmi del brandy e fare il pieno di sangria. Forza Spagna.