Tour de France 2026, l'intuizione di Søren Wærenskjold

Il velocista norvegese ha anticipato tutti i velocisti e ha superato per primo lo striscione d'arrivo dell'undicesima tappa della Grande Boucle

15 LUG 26
Ultimo aggiornamento: 16:40
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Foto di Thibault Camus per Ap, via LaPresse

Quando si pedala a oltre sessanta all'ora tra un sacco di gente che è lì, a pedalare a oltre sessanta all'ora, e tutti con lo stesso obbiettivo – superare la linea d'arrivo prima degli altri – l'equilibrio si fa più precario, la differenza tra velocità e patatrac decisamente più sottile. In questi momenti pedalare forte conta quanto sapersi muovere bene tra biciclette troppo veloci per essere davvero stabili. Per un buon piazzamento questo basta. Per vincere serve qualcosa in più: individuare prima degli altri il momento per prendere la testa del gruppo ed evitare di prestare la schiena alla rimonta altrui. Søren Wærenskjold è da anni che dimostra di essere velocista abile di gambe e soprattutto dotato di intuizione. Verso il traguardo di Nevers, undicesima tappa del Tour de France 2026, il velocista norvegese della Uno-X si è inventato dal niente un finale a sorpresa, ha avuto il buon senso di ardire e questo suo ardimento lo ha condotto a superare per primo la linea d'arrivo. Ha anticipato lo sprint di quel centinaio di metri giusto per cogliere tutti di sorpresa, consapevole di trovare quel po' di vento gentile che soffiava gentile alle spalle. La sorpresa è stata più redditizia della scia offerta agli avversari. Søren Wærenskjold ha vinto l'undicesima tappa della Grande Boucle. Forse non ha raggiunto la magnificenza del coup de théâtre funambolico offerto a Bordeaux da Tim Merlier, ma tant'è, è valsa la pena vedere sprintare il norvegese oggi. E poi una vittoria conta una vittoria, no?
Una vittoria arrivata dopo un lungo inseguimento del gruppo durante il quale i gregari si sono dannati un bel po' l'anima, le gambe e i polmoni per riprendere Anthon Charming, Mathis Le Berre e Nelson Oliveira. Con loro c'era fino a trentanove chilometri dal traguardo anche Julian Alaphilippe. Lì aveva però deciso di abbandonarli al loro destino di condannati al riassorbimento, rialzandosi e facendosi riprendere dal gruppo. E sarà stata forse anche per far vedere al due volte campione del mondo che si sbagliava che i tre si sono messi a pedalare di foga e cattiveria per rendere oltremodo complicata una pratica dai più considerata semplice. I gregari dei velocisti ci hanno messo altri trentatré chilometri per riprenderli, per donare ai loro capitani un'occasione in più per vincere.
A riuscirci è stato Søren Wærenskjold, compagno di squadra di Anthon Charming, sprinter di una squadra che non si è dannata a inseguire. La “giustizia” del ciclismo non sempre tiene in considerazione le fatiche dei gregari.