Sport
editoriali •
Ielo archivia “arbitropoli”, fascicolo fuffa che si poteva non aprire
Fine dell’inchiesta che il sostituto procuratore di Milano Maurizio Ascione aveva condotto fin dal 2024 e scaturita dalla denuncia alla procura di Milano da parte di un avvocato tifoso del Verona perché, a fronte di un presunto fallo dell’Inter in occasione di un gol, il Var non aveva richiamato l’arbitro

Foto di Paola Garbuioi per LaPresse
Cronaca di un’inchiesta finita a fischi e fiaschi. Si tratta della cosiddetta inchiesta “arbitropoli” che il sostituto procuratore di Milano Maurizio Ascione aveva condotto – in solitaria – fin dal 2024 e scaturita dalla stravagante denuncia alla procura di Milano da parte di un avvocato tifoso del Verona perché, a fronte di un presunto fallo dell’Inter in occasione di un gol, il Var non aveva richiamato l’arbitro. Ce n’era abbastanza, per Ascione, per indagare per frode sportiva il designatore Gianluca Rocchi. Al solidissimo filone si aggiunsero altre indagini, segnalazioni di arbitri su un presunto “sistema” di pressioni e favori interni, telefonate con non si è mai scoperto di chi. Dell’inchiesta si viene a sapere a mezzo stampa solo qualche mese fa per una serie di bizzarri motivi. Il primo che Ascione ottiene un trasferimento alla Procura europea di Roma, e deve passare la mano. Il secondo è il cancan mediatico che ne sorge – memorabile un articolo del Corriere tutto costruito su espressioni come “ulteriore deduzione che si può trarre” e “al momento non è possibile comprendere”. Cioè nulla, e nulla infatti emerge.
Di sbrogliare la matassa investigativa viene incaricato il procuratore aggiunto Paolo Ielo, che prende visione e decide di chiedere l’archiviazione. Fine. O non proprio, perché Ascione ha provato a opporsi alla prematura dipartita della sua inchiesta, salvo alla fine firmare la richiesta. Su cui ora deciderà il gip.
Oltre agli arbitri, l’altra indagata-non indagata mediatica era l’Inter. Su cui da tempo è emerso che non ci sono rilievi, frasi, intercettazioni. Sopravvivono, per ora, una tranche di inchiesta a Monza sulle chiacchiere da Var e il fascicolo trasmesso alla Giustizia sportiva che potrà valutare se procedere per frode sportiva. Non è chiaro, ora, su quali basi. L’unica cosa chiara è che si tratta dell’ennesima inchiesta sul presunto “malaffare del calcio” basata sul nulla e che poteva tranquillamente non essere aperta, animata dalla volontà di protagonismo della magistratura di cui francamente si sarebbe fatto a meno.
Per approfondire
