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Mondiali 2026 •
Il calcio sereno della Francia. Les Bleus battono il Marocco e sono in semifinale
Non è comune osservare una squadra capace di rimanere tranquilla nonostante tutto. Per la terza Coppa del mondo di fila, la Nazionale francese ha raggiunto la semifinale

Foto Ap, via LaPresse
Il poeta guardò il giovane di belle speranze, fece un lungo tiro alla pipa e gli suggerì di stare tranquillo, perché “è inutile agitarsi, animarsi di ansia e frenesia. Se hai fatto tutto per bene, se non sei ricorso a mezzucci, difficilmente tutto andrà a rotoli. Se così dovesse andare tranquillizzati comunque, non sarà l'ansia a migliorare le cose”. Il giovane di belle speranze guardò il poeta e fece segno di aver capito. Il poeta mentiva, o meglio provava a convincere se stesso che quanto uscito dalla sua bocca fosse vero. Il giovane di belle speranze non dubitò di ciò che Jacques Prévert gli disse quel giorno: François Mitterrand lo scrisse nel suo quadernino, lo cerchiò, provò a farne una regola di vita. Non ci riuscì, ma quanto meno ci provò.
Un uomo da solo difficilmente può mettere in pratica davvero le parole del poeta. Si ha bisogno di supervisione, della tranquillità altrui per trovare la propria. Undici uomini, anzi dodici, perché la supervisione di chi siede in panchina è quasi sempre presente quando c'è un pallone di mezzo, invece possono arrivare a tanto. Senz'altro c'è riuscita la Francia guidata in panchina da Didier Deschamps. È ammaliante la calma con la quale la Nazionale francese sta affrontando questi Mondiali nordamericani. Ammaliante perché non è comune osservare una squadra capace di rimanere tranquilla nonostante tutto. Nonostante i gol che non arrivano, nonostante un rigore sbagliato, nonostante avversari capaci di difendere in modo ordinato e ossessivo. La Francia non poteva non vincere contro il Marocco, o almeno questo era il loro pensiero, perché in Nord America erano arrivati con questo obbiettivo: alzare la loro terza Coppa del mondo. Eppure nessuna ansia si è palesata tra i giocatori in campo e quelli in panchina. Sapevano che dovevano attendere, che il momento giusto sarebbe prima o poi arrivato.
Per un'ora hanno provato a cogliere l'occasione giusta. Un'ora di gioco piacevole, animata dalla certezza che sarebbero riusciti a fare quel gol, quei gol, necessari per vincere e conquistare la semifinale. La Francia si è mossa in campo con la convinzione di essere la più forte, ma senza la sicumera di bastare a se stessa, senza la presunzione che una partita la si vince solo per bravura dimostrata in precedenza. Ha corso e rincorso, ha accelerato e rallentato a seconda del momento, completamente a suo agio nel ruolo del giudice, senza mai voler assumere quello del carnefice. Non ne sentiva il bisogno. In sei minuti hanno risolto la pratica. Kylian Mbappé e Ousmane Dembélé hanno segnato sfruttando due imperfezioni difensive dei nordafricani. Due gol che sono sintesi perfetta delle qualità individuali di due giocatori eccezionali, due gol di squadra, perché arrivati grazie a una disposizione perfetta di chi stava attorno a Mbappé e Dembélé.
Un'ora abbondante che ha aggiunto tranquillità alla tranquillità e gioia alla gioia. Perché se c'è qualcosa che colpisce oltre alla calma assoluta che anima la Nazionale francese, sono i sorrisi, le pacche sulle spalle, i cenni di intesa dei protagonisti in campo e in panchina.
Martedì 14 luglio, la Francia cercherà di estendere il dominio della serenità contro la vincente tra Belgio e Spagna. Un'altra occasione per dare ragione al poeta.
