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Mondiali 2026 •
Quel derby tra Francia e Marocco
Sono sei i giocatori nati in Francia e oggi avversari dei francesi, tra loro Ayyoub Bouaddi, considerato per anni uno dei gioielli del futuro della Nazionale francese, al punto da diventare capitano dell’Under 21
9 LUG 26

Un'immagine della semifinale dei Mondiali 2022 tra Francia e Marocco (foto Ap, via LaPresse)
Issa Diop mai avrebbe giocato per un’altra Nazionale. Il padre è senegalese, la madre marocchina, ma lui è nato a Tolosa e, quando giocava nell’Under 21 della Francia, era conteso dal Marocco e dal Senegal, che tra l’altro era stato allenato da suo nonno. Disse che lui era francese, che la terra dov’è cresciuto gli aveva dato tutto e cambiare nazionalità per essere convocato altrove sarebbe stato ipocrita. In questi giorni si è allenato per marcare Mbappé, giocherà contro la Francia. Perché nel frattempo ha accettato di cambiare nazionalità, di farsi convocare dal Marocco ed eccolo qui, di fronte a una partita che decide chi andrà in semifinale e che è, di fatto, un derby. Ha scelto a marzo, sfidando la diffidenza dei suoi nuovi connazionali, che si erano legati al dito quella promessa alla Francia. Poi ha segnato il gol nel recupero contro l’Olanda, ha portato la partita ai supplementari e poi ai rigori. Il Marocco ha passato il turno e tutti hanno cominciato a convivere felici e contenti.
Marocco contro Francia è una sfida concentrica. Comincia da Parigi e si allarga. Mette dentro luoghi di nascita, seconde generazioni, scelte di vita, integrazione, tensioni. Mette i francesi contro quasi due milioni di marocchini con cui vivono fianco a fianco, nella stessa terra. Non solo in campo. Quattro anni fa era la semifinale del Mondiale e le strade erano divise tra chi avrebbe tifato Marocco e chi avrebbe tifato Francia, con la separazione delle bandiere anche nelle case, perché poteva capitare di vedere i genitori tifare per il Marocco, da dove venivano, e i figli tifare per i francesi, compagni di generazione. Con due varianti: la prima è che anche gli algerini, la comunità più numerosa in Francia, con i marocchini subito dopo, e i tunisini si aggiunsero a tifare Marocco per sostenere una squadra africana diventata grande quasi da nulla, in un fenomeno spontaneo a cui i francesi diedero il nome di “Maghreb United”. La seconda è che per molti quella partita diventò il definitivo compromesso sentimentale: la doppia cittadinanza consentiva di essere felici comunque, avesse vinto la patria d’adozione o la terra di famiglia.
È un derby non perché separi due mondi, ma perché racconta due mondi profondamente intrecciati: famiglie, quartieri, scuole e vivai condivisi, dove la linea tra Francia e Marocco è spesso una questione di cuore più che di geografia. Lo è stato anche per Ayyoub Bouaddi, che più che una mossa quasi da calciomercato, come nel caso di Diop, è stato un investimento e una scelta consapevole: Bouaddi ha giocato quattro partite da titolare in questo Mondiale e ha solo diciott’anni. È nato a Senlis, nell'Oise, a pochi chilometri da Parigi. È cresciuto interamente nel calcio francese, è esploso nel Lille ed è stato considerato per anni uno dei gioielli del futuro della Nazionale francese, al punto da diventare capitano dell’Under 21. Sembrava scontato che finisse nella rosa dei Bleus, ma poi ha vinto la reciproca attrazione con il Marocco. La Nazionale lo ha contattato, lui ha deciso di fare una scelta familiare e identitaria e cambiare casacca proprio in prossimità del Mondiale. Bouaddi è il talento che tutti volevano, mentre Gessime Yassine è il talento che il Marocco ha intercettato presto, anche se era nato nel sud della Francia, e ha portato già nelle Nazionali giovanili. In totale sono sei i giocatori nati in Francia e oggi avversari dei francesi, e tra loro c’è anche un esempio di doppia cittadinanza sportiva, perché il romanista Neil El Aynaoui, nato a Nancy, entrato nel vivaio del Nancy a 8 anni, poi cresciuto tra Nancy e Lens prima della Roma, è figlio dell’ex tennista marocchino Younes El Aynaoui.
Ma nel Marocco figlio della diaspora, che ha diciannove dei ventisei convocati non nati in Marocco e che contro il Brasile ha schierato dieci giocatori con doppia cittadinanza su undici titolari, giocare contro la Francia vuol dire anche schierare calciatori che non sono nati né da una parte né dall’altra, ma in Francia sono cresciuti giocando a calcio, che in questo momento ci vivono, come Hakimi e altri ancora. E se non sono calciatori sono comunque quasi due milioni.