Sport
la 5a tappa del Tour de France •
La scaltrezza di Kooij in un Tour de France che sa accettare la noia
Il velocista olandese vince la prima volata di questa Grande Boucle davanti a Max Kanter e Tim Merlier. A causa di una caduta nel finale, Jonas Vingegaard ha rischiato di perdere secondi dai rivali.

Foto Ap, via LaPresse
Per godere dell'azione serve l'inazione, per apprezzare il divertimento c'è bisogno della noia. Per oltre centocinquanta chilometri la quinta tappa del Tour de France 2026 è stato un lungo, lento, per nulla appassionante viaggio occitano. Non poteva andare diversamente. I Pirenei guardavano dall'alto in basso i corridori, da abbastanza lontano da non sembrare troppo invadenti, da abbastanza vicini per essere un monito. Domani sarà il loro giorno, quello di Aspin e Tourmalet, oggi era quello dedicato alla velocità. Che si sia vista solo negli ultimi chilometri era facilmente prevedibile. Che andasse a finire come è andata, con uno sprint sontuoso di Olaf Kooij davanti a Max Kanter e Tim Merlier un po' meno, ma gli ultimi chilometri erano nervosi e complessi, nessuna squadra ha sfruttato i saliscendi continui degli ultimi trenta chilometri e in un finale nervoso e complesso troppi uomini con lo stesso obbiettivo, stare il più davanti possibile, tendono a mettersi in trappola da soli. Ai cinquemilaseicento metri dall'arrivo c'è stata una caduta, il gruppo si è disgregato, davanti sono rimasti in pochi, tra loro molti velocisti e pochi gregari. Per vincere servivano gambe e scaltrezza, più la seconda delle prime e l'olandese della Decathlon ne aveva più degli altri.
La caduta ha inferto botte ed escoriazioni a Abel Balderstone, Victor Campenaerts, Michael Matthews, Alex Molenaar, Stefano Oldani, Aurélien Paret-Peintre e Jasper Stuyven.
La caduta ha inferto pedalate ad alto ritmo non preventivate a Jonas Vingegaard che per evitare di perdere secondi si è dovuto esibire in un inseguimento furioso. Non ha perso terreno in classifica da Tadej Pogačar, Remco Evenepoel, Paul Seixas e Juan Ayuso, ma se l'è rischiata. All'arrivo sbuffava. Quando gli hanno detto che era tutto ok, ha sorriso. A volte un fatica inutile non preventivata è capace di concedere più benefici che problemi. Il danese deve sperare che sia così, domani ne avrà bisogno con un Tadej Pogačar che ha una voglia matta di mettere in chiaro le cose, ossia che il Tour è roba sua e di nessun altro.
Di energie ne ha sparpagliate a iosa Baptiste Veistroffer lungo la strada che portava a Pau. Il francese si è concesso un'esplorazione solitaria dell'Occitania, ha cercato il vento in faccia nella speranza di un po' di refrigerio dalla canicule. Non l'ha trovata, quanto meno ha avuto l'occasione di provare a scoprire se davvero “nelle desolazioni occitane / filtra luce di umanità intensa / accarezza il cuore / riempie ciò che pensiamo vuoto / anima amore e desiderio / nella via per il sogno”, come scriveva il poeta e scrittore Pierre Torreilles.

