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Eloy Room e Vozinha, i due portieri che non ti aspetti in questo Mondiale
L'estremo difensore di Curaçao nella partita contro l'Ecuador ha fatto quindici parate, eguagliando il record dell'americano Tim Howard, mentre quello di Capo Verde ha fermato la Spagna praticamente da solo. Non è l’attacco la chiave di chi non gioca con Messi, Mbappé e Haaland: è la difesa
25 GIU 26

Eloy Room (Foto Ansa) e Vozinha (Foto Ansa)
I grandi stanno segnando: Messi, Mbappé e Haaland sembrano non avere nessuna intenzione di fermarsi in questo Mondiale. Si inseguono: Messi ha il record di gol segnati in Coppa del Mondo, Mbappé non è distante e, se non lo supera quest’anno, ha almeno un altro Mondiale, tra quattro anni, da giocare. Haaland non aveva mai giocato in Coppa del Mondo e ha iniziato con due doppiette. Ma un torneo così largo, a volte squilibrato, sta scrivendo storie anche con i protagonisti secondari, quelli che non ti aspetti. Quelli che i gol non li subiscono: è l’unica strada per sopravvivere quando sei Capo Verde o Curaçao. I due personaggi che non ti aspetti sono Josimar José Évora Dias, o meglio c, ed Eloy Room. Un portiere di Capo Verde, l’altro di Curaçao.
Vozinha ha fermato la Spagna. Praticamente da solo. È diventato una star all’improvviso, un fenomeno virale. Ma prima ha dovuto parare tutto e capire, a quarant’anni, che pensare di ritirarsi era stato un errore. Ci aveva pensato un anno fa: voleva smettere dopo la Coppa d’Africa, perché il calcio gli dava da vivere, ma non era quel professionismo spinto che gli garantiva anche un futuro di rendita. Doveva pensare a come reinventarsi. Poi ha ascoltato la vocina che gli diceva che quello lì in lontananza era il Mondiale, che poteva provarci. Ci ha provato, ci è riuscito. Lui doveva giocare a calcio: i genitori volevano chiamarlo Valdano, ma al momento della registrazione quel nome fu bloccato e deviarono su Josimar, come il terzino del Brasile al Mondiale del 1986. Comunque, doveva avere a che fare con il pallone: il pallone e la famiglia dovevano essere una cosa sola. E forse per questo Vozinha, dopo l’impresa, ha pianto: perché il padre non ha fatto in tempo a vederlo e la madre non ne aveva avuto la possibilità, perché era senza visto. Per ottenerlo servivano pratiche troppo complesse e anche soldi che non aveva. Poi la popolarità vince contro la burocrazia: le pratiche si accelerano, il denaro necessario si trova, la madre arriva e Vozinha la vede sugli spalti nella seconda partita. In quella partita subisce due gol, ma Capo Verde pareggia ancora e rimane in corsa, spingendosi con la fantasi,a per superare la fase a gironi.
Per andare oltre il primo turno Curaçao dovrebbe compiere un miracolo, oppure confidare nuovamente in Eloy Room, che nell’ultima partita ne ha compiuti quindici. Quante sono state le sue parate, record in una partita del Mondiale conclusa in novanta minuti (eguagliando Tim Howard, portiere degli Stati Uniti nel 2014). Una serie di interventi che ha indirizzato una partita intera: contro l’Ecuador ha bloccato Valencia dopo due minuti e ha fatto capire che quel risultato sarebbe dipeso da lui. Ha spostato l’asse psicologico: una nazionale così piccola può resistere. Certo, erano passati due minuti soltanto. Ma nella partita precedente i gol subiti erano stati sette, sembrava una continuità. Invece una parata interrompe il flusso e poi viene seguita da un’altra, un’altra, un’altra ancora. Fino a quindici, a benedire la sua capacità di resistere anche a un periodo da svincolato, durante il quale si era allenato da solo, giocando anche a padel per migliorare i riflessi (se è così, funziona), prima di trovare una collocazione nella seconda serie statunitense. Room ha anche un campionato olandese vinto all’attivo, con il PSV, e fa parte della colonia di nati in Olanda e convocati per Curaçao. Venticinque su ventisei sono originari dei Paesi Bassi. Lui è entrato in Nazionale quando Patrick Kluivert, nel 2015, gli disse che, con il padre originario dell’isola, avrebbe potuto avere spazio in una rappresentativa nazionale che stava nascendo in quel momento. C’è voluto tempo, ci sono voluti sette gol alla prima, prima di dare ragione a quella scelta. Una giornata storica che nasce per contagio: quando Room ha visto la grande giornata di Vozinha, ha chiamato un amico che gioca con Capo Verde. “Posso farlo anch’io”, ha detto al telefono. E lo ha fatto.
È forse questa la strada quando si è piccoli: resistere, provare a scamparla, appoggiarsi alla giornata del proprio portiere. Perché poi quello di chi non deve subire gol è anche un ruolo psicologico: più para, più sembra pronto a parare. Room e Valencia hanno prodotto una vera e propria escalation in novanta minuti, arrivando a determinare il risultato delle loro squadre ma prendendosi in via esclusiva la scena. Al contrario, tirare senza riuscire a esultare può diventare frustrante e anche un problema: prendiamo la Turchia, con il triste primato di essere stata la prima squadra a essere eliminata nella fase a gironi. Due partite e la sentenza era emessa, due partite nelle quali i turchi hanno tirato 62 volte, hanno tenuto palla per il 72 per cento del tempo contro l’Australia e per il 78 per cento contro il Paraguay. Ma non è l’attacco la chiave di chi non gioca con Messi, Mbappé e Haaland: è la difesa. Almeno così possono dire Vozinha e Room, che un giorno da eroi se lo sono guadagnato e anche per questo le loro piccolissime Nazionali sono lì, con il diritto di sognare un altro po’.