Difficile riprendersi dal tiro di Kane dopo il peana di Cazzullo su Messi

Il nostro eroe non poteva esimersi dall’ennesima prova di tuttologia con morale su carta. Leggendolo ho scoperto che l’argentino è il più grande di tutti i tempi non per quello che ha vinto, ma per – cito – “l’infanzia di sofferenza, il rito dell’asado il lunedì e la moglie Antonella Roccuzzo che ama da quando aveva 5 anni”

25 GIU 26
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Foto LaPresse

Arrivo con colpevole ritardo su quella che non è la prima ma certamente è la più gustosa polemica razzista del Mondiale, quella che ha travolto il pover Rafael van der Vart, ex calciatore olandese oggi commentatore tv bello in carne delle partite giocate dai Paesi Bassi: commentando la mancata marcatura di Van de Ven su Kamada in occasione del gol del Giappone contro la sua ex Nazionale, Van der Vaart ha detto la cosa più giusta da dire dato il contesto: “Comunque i giapponesi si assomigliano tutti”. Com’è ovvio si è beccato una sfilza di insulti dai difensori della purezza della razza giapponese là dove nel frattempo si produceva il meraviglioso cortocircuito per cui, oltre ad assomigliarsi tutti, si è capito che i giapponesi maschi sono pure tutti stronzi e sessisti. 
Già perché in patria è in corso una polemica lanciata dalle donne giapponesi che accusano i maschi di farsi belli ai Mondiali pulendo spalti e spogliatoi dopo le partite, ma di non muovere un dito a casa se non per sistemarsi l’elastico del kimono tra le chiappe. Così si fa, amici del Sol Levante (volevo dire “con gli occhi a mandorla” ma poi i produttori di frutta secca si offendono). Meglio maschi ipocriti giapponesi che Rai, comunque, che per non fare i sessisti hanno messo in telecronaca Tiziana Alla, che fa venire una voglia matta di tasto “mute”. Anche in questo caso bisogna prendere esempio dai giapponesi, però, che hanno messo Keisuke Honda a fare la seconda voce nelle telecronache. L’ex nazionale e milanista non conosce i nomi dei giocatori né le nuove (bellissime) regole messe dalla Fifa in questo Mondiale, e ha passato le prime dirette a fare commenti a caso e domande da bionda (nel senso del colore di capelli) che sarebbero costati il posto a qualunque direttore di Rai-Sport. Di lui invece, leggo, è stato apprezzato lo stile “schietto”. Lo so, non ho ancora parlato dell’Inghilterra incartata dal Ghana martedì sera, e mi spiace non potere commentare Scozia-Brasile che si è giocata questa notte. Ancora dovevo riprendermi dal tiro sugli spalti di Kane a fine partita, roba da correre subito in una doccia di pietra e restarci, e dall’orrore allegriano messo in campo dalla squadra africana, quando ho letto il peana di Aldo Cazzullo su Messi, e ho fatto chiamare il medico. Essendo partita la gara a chi bagna di più la sedia parlandone, il nostro eroe non poteva esimersi dall’ennesima prova di tuttologia con morale su carta, questa volta applicata al calcio. Leggendolo ho scoperto che l’argentino è il più grande di tutti i tempi non per quello che ha vinto, ma per – cito – “l’infanzia di sofferenza, il rito dell’asado il lunedì e la moglie Antonela Roccuzzo che ama da quando aveva 5 anni”. Barista, prendo quello che ha preso il mio amico Aldo, grazie.