Un Mundial con più denari che bellezza

Più squadre, più partite, meno selezione: il nuovo format allarga il torneo calcistico ma rischia di svuotarlo

19 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 11:26
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(foto LaPresse)

Dieci giorni di Mondiale, non è ancora finita la seconda giornata della fase a gironi. È la risposta alla domanda: funziona la Coppa del mondo a 48 squadre? Non è una questione di ricavi, quella è roba che interessa la Fifa, che più partite fa giocare più riesce a mettere in cassa. È una questione di fruibilità e, anche, di godibilità del più grande evento che il calcio manda in terra, ogni quattro anni. Il pallone è un piacere, ma a questi ritmi è un lavoro. Nemmeno tanto utile, va detto. Perché finora il Mondiale è sembrato solo allungato, non più bello. Allungato in modo dannoso, peraltro: va bene sorprendersi per un pareggio del Congo o uno di Capo Verde, ma sono momenti che abbiamo già dimenticato, perché le maglie per passare il girone sono fin troppo larghe e non c’è ragione di dubitare che Portogallo e Spagna riescano comunque a passare il turno. Va bene anche la brevissima emozione del primo gol di Curaçao, la più piccola Nazionale di sempre al Mondiale, che per una parentesi striminzita ha tenuto la Germania sul pari. Ma poi ha perso 7-1, perché a furia di allargare si crea un grande squilibrio e meno favole di quanto si immagini. Aumentano di numero, non di qualità. E nemmeno resistono all’incedere incessante delle altre partite.
Tutti hanno il diritto di qualificarsi e provare l’impresa, il calcio è competizione e anche la possibilità di far avanzare nazioni o squadre a cui non penseresti mai. Ma aumentare le possibilità perché aumenta il numero delle partecipanti vuol dire ridurre il percorso, non avere una vera selezione. E quindi il rischio è che la maggior parte delle partite non abbiano quasi significato, tanto bisogna aspettare Brasile-Marocco o Inghilterra-Croazia per vedere qualcosa di reale, meno artefatto. Calcio, in pratica. Non c’è solo la Fifa nel ruolo del cattivo, sono i governanti del pallone a fingersi generosi aprendo i varchi, ma sono generosi verso loro stessi. È la stessa operazione che ha fatto l’Uefa con la Champions, da qualche anno. E che produce, ugualmente, partite così squilibrate da non essere nemmeno attraenti. Ma per quelle partite ci sarà gente pronta a pagare il biglietto o un abbonamento alla pay tv, quindi porterà denaro. Non bellezza, denaro.
In questa prima, estenuante, fase del Mondiale ci sono dodici gironi: passano le prime due e le migliori otto terze classificate. Un campo così ampio da far bastare una vittoria nella prima giornata per essersi di fatto messi al sicuro, e quindi le altre partite potrebbero essere calcolo o peggio ancora inutili, ovvero l’antitesi del calcio. È come se si giocassero due Mondiali, non uno. Il secondo, quello probabilmente più acceso e aperto all’equilibrio però sarà disponibile soltanto per chi ci arriva vivo, per chi accetta, oltre agli orari impossibili delle partite (ma questo era già accaduto, non è condannabile), di vivere tutta la fatica fino in fondo. Fatica incredibile: quando il 28 giugno si sarà chiusa la prima fase, si saranno giocate 72 partite e saranno state eliminate solo 16 squadre. Nell’ultimo Mondiale, quello in Qatar, dopo 64 partite si conosceva la Nazionale campione del mondo. Infatti, finì con una partita bellissima: perché le squadre avevano ancora energie e perché noi non eravamo sfiniti.