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Mondiali 2026 •
Ai Mondiali il calcio è cambiato: colpa degli hydration break
Il calcio non è più un flusso, non è più una corsa continua, è più difficile vedere un dominio continuativo o una sorpresa che la squadra favorita non riesce a evitare almeno fino alla fine del tempo. C’è una pausa, che spezza il ritmo e modifica l'andamento di un incontro
18 GIU 26

Foto Ap, via LaPresse
La vera novità è una bruttura. Non c’è ancora stato un motivo per innamorarsi di questo Mondiale, è anche un po’ presto per le partite memorabili. Ma il calcio è un flusso unico, è corsa senza pause o buchi lasciati dalla stanchezza, da un attimo di distrazione. È inerzia che a volte non si riesce a cambiare, momenti in cui una squadra è il pugile che picchia e l’altra quello che ha perso il ritmo e non riesci a non prendere cazzotti. E quindi non vede l’ora che finisca, sedersi all’angolo per riallineare le idee. Il calcio è concentrazione massima anche per un tifoso, che arriva alle pause sfinito anche quando la partita è lenta, figurarsi se è veloce. Non può girare lo sguardo altrove perché se per un attimo si distrae quello è il momento in cui accade qualcosa che non potrà rivedere. Il tifoso ha gli occhi sul campo, per tutta la partita
Invece questa percezione, che rende il calcio unico per la fatica che porta con sé, non esiste più. Sono cambiate le partite, è cambiato il regolamento. Solo che non lo hanno detto a nessuno: hanno trovato un buon mezzo per non dover giustificare il fine. Li hanno chiamati hydration break, pause per idratarsi. Una specie di soccorso ai calciatori, la Fifa che mossa da nobili intenti si preoccupa della salute degli atleti, esposti al sole e alle alte temperature durante le partite. Solo che le partite a quegli orari rischiosi per la salute sono state fissate dallo stesso organo che si preoccupa della salute dei calciatori. E, peraltro, c’erano già: a determinate condizioni climatiche l’arbitro poteva già chiamare una breve pausa per far bere i calciatori. Invece in questo Mondiale non sono più un’opzione, ma un obbligo da regolamento: intorno al 22’ di ogni tempo l’arbitro deve concedere ai calciatori una pausa di tre minuti per idratarsi. A prescindere dalle condizioni climatiche, anche negli stadi con il tetto retrattile e l’area condizionata. C’è voluto poco a capire che fosse una forzatura, questo cambio improvviso. E forse nessuno ha creduto a un momento di empatia di Gianni Infantino, quando ha annunciato che in quei due blocchi da tre minuti le tv avrebbero potuto mandare spot pubblicitari.
Ecco, il punto è questo: il calcio è una macchina da soldi e questo non sorprende. Il Mondiale è la più grande giostra su cui il pallone possa salire e questo ne amplifica la popolarità. Ma quello che è stato inventato per aumentare i ricavi, in questo momento sta cambiando il gioco, sta trasformando le partite. Di fatto non si parla più di due tempi, ma di quattro, con la logica del basket per cui tra il primo e il secondo quarto e tra il terzo e il quarto ci sono due intervalli brevi, mentre quello lungo è in mezzo. Cosa cambia, in realtà? Tutto, perché il calcio non è più un flusso, non è più una corsa continua, è più difficile vedere un dominio continuativo o una sorpresa che la squadra favorita non riesce a evitare almeno fino alla fine del tempo. C’è una pausa, che spezza il ritmo. C’è la pubblicità, che dice al tifoso che quella cosa è più importante della sua emozione. E, infatti, in questi giorni la pubblicità è stata oggetto di discussione, perché la Fox ha mandato il blocco in ritardo privando i suoi telespettatori di alcuni minuti di partita (la Fifa, peraltro, obbliga a rientrare con le immagini sul campo trenta secondi prima della fine del break), e perché Telemundo, in un atto quasi di ribellione, ha deciso di non coprire quei momenti con gli spot, lasciando invece il campo in primo piano.
E non è nemmeno una questione solo di ritmo, perché quelle pause sono diventate veri time out, momenti in cui le partite prima si spengono, poi cambiano. Ha iniziato Pochettino nell’ultima amichevole degli Usa: durante la pausa ha tirato fuori il pc e dato alcuni suggerimenti alla squadra. A quel punto ci si è posti la domanda: si può fare? La Fifa ha detto di sì, e quindi via ai consigli degli allenatori. Così Carlo Ancelotti ha raddrizzato, per sua stessa ammissione, la partita con il Marocco: basta trovare le parole giuste, dare un suggerimento tattico più approfondito e gli effetti si possono vedere subito, senza che passi un tempo e, magari, sia tutto irrimediabile. Riavvolgendo un po’ le partite giocate fin qui anche il Canada ha pareggiato poco dopo una pausa per idratarsi, nel secondo tempo, trovando il pareggio contro la Bosnia, e la Scozia ha segnato l'unico gol della partita nella vittoria contro Haiti poco dopo l'intervallo.
Ma il punto è che tutti, compresi quelli che ne stanno traendo giovamento, riconoscono il calcio, cambiato così. Anche se incassa più soldi, anche se ingrossa le casse della Fifa. Però se si valica il confine del concetto base del calcio, fatto di fatica e persino stordimento, se si toglie una possibilità ulteriore a Davide di stordire Golia, perché il gigante può riorganizzarsi se è affaticato, se si pensa che aumentare le distrazioni aumenti l’appeal si avvicina pericolosamente il momento in cui (non c’è da ridere, è stato auspicato) la partita potrà diventare solo una somma di highlight, a favore di tiktoker. In pratica alla lunga rischiamo di andare allo stadio per vedere delle bellissime paus