Corentin Moutet, il bad boy del tennis francese

Una smorfia, una smanacciata di rovescio, una litigata col pubblico, con l’arbitro, con sé stesso. Ecco chi è il ragazzaccio (uscito al primo turno al Roland Garros) di cui la Federazione francese di tennis quasi si vergogna 

29 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 16:25
Immagine di Corentin Moutet, il bad boy del tennis francese

Foto ANSA

Parigi. A Como se lo ricordano ancora quel ragazzino francese con la mano di velluto che il pomeriggio deliziava il pubblico del Challenger Atp della città lombarda con palle corte, servizi dal basso e rotazioni mancine simili a quelle di Marcelo Rios, e la sera allietava i clienti dell’hotel in cui alloggiava suonando il pianoforte. Come può uno così non entrare come minimo in top 10? Si chiedevano i comaschi. Ma la carriera di Moutet, talento cristallino francese oggi 27enne e numero 36 del mondo come best ranking, è stata continuamente frenata dal suo carattere irascibile, dai suoi sbalzi emotivi, dai suoi eccessi. A volte gioca un tennis talmente creativo da far pensare che, con un equilibrio diverso, sarebbe potuto entrare stabilmente nell’élite di questo sport. Ma è proprio questo il punto: se fosse stato più ordinato, disciplinato, prevedibile, non sarebbe stato Corentin Moutet. “Non sono completamente insoddisfatto di me stesso”, disse una volta citando Baudelaire, lui che sul suo account X preferisce parlare di Rimbaud o di Brel che di Federer o Nadal. Moutet è il poeta maledetto del tennis transalpino, il ragazzaccio di cui la Federazione francese di tennis (Fft) quasi si vergogna (e che nel novembre del 2022, per i suoi comportamenti poco repubblicani, gli aveva tolto il sostegno finanziario, oltre a privarlo delle strutture della Fft): troppo anarchico, troppo indisciplinato, troppo fuori dagli schemi. Ma in un tennis contemporaneo in cui ogni cosa sembra progettata da un algoritmo, Moutet è una manna dal cielo per chi crede ancora in un tennis estroso, stravagante, ribelle. Una smorfia, una smanacciata di rovescio, un underarm serve tirato nel momento meno logico possibile, una litigata col pubblico, con l’arbitro, con sé stesso: Corentin Moutet è tutto questo.
“La gente va a vederlo perché sa le emozioni che può suscitare e può far venire i brividi a chiunque”, ha detto di lui Hugo Guerriero, il suo coach dall’inizio del 2025. Quando la stampa nazionale, che attende il nuovo Yannick Noah da ormai quarant’anni, scrisse che Moutet era la “grande speranza del tennis francese”, il ragazzo nato a Neuilly-sur-Seine, sobborgo a nord-est di Parigi, rispose così: “Non mi piace questa espressione, evoca l’idea di qualcosa che alla fine va in frantumi; essere una speranza significa non farcela”. Due settimane fa, al primo turno del torneo di Amburgo contro lo spagnolo Alejandro Davidovich Fokina, si è abbassato i pantaloncini, frustrato per l’ennesima palla break non trasformata. Un gesto surreale che ha ricordato agli appassionati di testa la stessa scena cult di cui fu protagonista Marat Safin al Roland Garros 2004. Warning immediato e commenti indignati da parte dei media francesi. Ma “Coco” se n’è sempre infischiato delle critiche, ripetendo come un mantra la famosa frase: “Parlate pure male di me, purché ne parliate”. In un tennis dominato da macchine quasi perfette addestrate a ridurre al minimo l’errore, campioni di regolarità e di noia, Moutet è una mosca bianca: cambia ritmo continuamente, spezza il gioco, usa slice velenosi, smorzate senza senso apparente, traiettorie sghembe, accelerazioni jazzistiche. È uno di quei giocatori che, quando è in giornata, fanno impazzire gli avversari. Moutet non ha la potenza dei grandi bombardieri contemporanei, come il suo connazionale Giovanni Mpetshi Perricard, ma ha l’immaginazione, l’improvvisazione, l’estro di chi va in campo anche e soprattutto per divertirsi. Quest’anno è uscito al primo turno al Roland Garros contro il normalissimo ceco Vit Kopriva, ma ha entusiasmato il pubblico di Porte d’Auteil per tutto il match con un florilegio di servizi a cucchiaio. A volte è come se quel rettangolo di campo fosse troppo stretto per contenere la sua creatività.
E allora Corentin si rifugia nella musica. Moutet ha pubblicato due EP, più diversi singoli. Il primo e più importante è Écorché (2020), il progetto che lo ha fatto conoscere anche fuori dal tennis. È un EP rap di 8 tracce, molto introspettivo e malinconico. Dentro ci sono pezzi come “Petit frère”, “Psychanalyse”, “Invisible” e “Monstres”. La sua musica nasce da un’urgenza vera, quasi terapeutica. Lui stesso ha raccontato più volte di aver iniziato a scrivere da adolescente perché si sentiva solo, spesso lontano dalla famiglia, immerso nella bolla feroce del tennis professionistico. “Era l’unico modo che avevo per esprimermi”, ha detto in un’intervista a Tennis.com. Poi nel 2024 ha pubblicato un secondo EP, “No Fake”, più maturo e con in copertina una banconota americana che brucia su un campo in terra battuta. A 18 anni Moutet aveva abbandonato la finale dei campionati europei contro un certo Stefanos Tsitsipas quando quest’ultimo era a soli due punti dalla vittoria, perché una decisione arbitrale non era andata a suo favore. L'ingiustizia: ecco il primo nemico di Moutet. La prevedibilità di un certo tennis contemporaneo: ecco il secondo.