Obiettivo3, l’eredità di Alex Zanardi

L’associazione nata nel 2016 continuerà a farlo vivere: “Porteremo avanti la sua corsa. Spero di trasmettere a mia volta i suoi insegnamenti, quella scintilla di curiosità e quel guizzo di energia che aveva negli occhi”

11 MAG 26
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Foto Ansa

Quel sorriso contagioso, capace di coinvolgere e trasmettere energia a chiunque incrociasse la sua strada. Lo stesso che Alex aveva “quando si faceva il caffè o impastava la pizza il sabato sera”, come ha ricordato il figlio Niccolò durante i funerali svoltisi a Padova martedì 5 maggio: “In quei momenti capii finalmente una cosa che lui mi aveva sempre detto: non è necessario pensare alle grandi imprese per trovare la gioia e la gratificazione, ma alle piccole cose che facciamo tutti i giorni. Se troviamo il sorriso in quelle, abbiamo già la base per costruire una vita meravigliosa”. Lo stesso sorriso che, insieme a qualche lacrima di commozione, brillava sui volti dei ragazzi e le ragazze di Obiettivo3, l’ultimo progetto di Alex, mentre accompagnavano la salma verso l’altare, con la testa e il cuore che andavano ai giorni e ai momenti con lui. Saranno loro, con i sogni, le passioni e la curiosità, che proprio Alex, il loro “Capitano” aveva acceso e portato lontano, a far crescere e tener vivo il percorso tracciato da quel Zanardi da Castel Maggiore.
Era il 2016, Paralimpiade di Rio de Janeiro, per lui la seconda partecipazione ai Giochi. Aveva già vinto tre medaglie a Londra 2012 a cui si sommavano quelle mondiali. Le strade brasiliane non furono da meno: due ori e un argento. La sera prima della gara ripensò al suo percorso, parola fondamentale per Zanardi, e decise che non poteva più essere solo suo: “Vorrei fondare un’associazione per sostenere concretamente e avviare all’attività sportiva persone con disabilità che non hanno avuto le mie stesse opportunità”. È da quella tanto semplice quanto ambiziosa idea che nacque Obiettivo3, un progetto per avvicinare sempre più persone allo sport paralimpico e allo stesso tempo reclutare quanti più atleti e atlete possibili. L’obiettivo proprio nel nome scelto: “La speranza è di trovare almeno tre lupi a cui brillano gli occhi e portarli a Tokyo 2020”. Ci riuscirono in quattro. Un altro traguardo raggiunto grazie a quei momenti in cui “con le mani sporche di grasso aggiustava una a una le bici di ognuno di noi”, come ricorda la grande famiglia, partita con cinque ragazzi e ormai composta da più di 100 atleti e atlete, di Obiettivo3.
“Chi non vuole la libertà di conquistarsi il mondo così a 16 anni?” Quel “così” che per Veronica è velocità e vento in faccia, tra salite e discese in handbike, e che provò per la prima volta un sabato di maggio del 2017 a Maniago: “Alex aveva appena finito di gareggiare, arrivò con la tuta della Nazionale. Mi sentivo così piccola, ma lui ti metteva a proprio agio. Tra una battuta e l’altra mi mise subito sulla bici, non sapevo neanche dove fossero i freni, ma sono partita e non mi sono fermata”. Era la più piccola del gruppo, la “principessa”, come la chiamava Alex. Entrò a far parte di Obiettivo3 proprio dal primo giorno, quello di Maniago, insieme ad altri quattro ragazzi. Oggi è un po’ la veterana nonostante la giovane età: “Alex è stato il mio papà sportivo. Ricordo ancora quando ci diedero le primi bici a Padova e trascorse tutto il giorno a sistemarle e darci consigli. Fu il primo a credere in me, se non l’avessi incontrato avrei fatto la metà delle cose, anche al di fuori dello sport. Spero di trasmettere a mia volta i suoi insegnamenti, quella scintilla di curiosità e quel guizzo di energia che aveva negli occhi”.
La stessa energia che colpì Tiziano. Una vita per il pallone, che si interruppe nel 2018 quando un’incidente stradale portò all’amputazione di entrambi gli arti inferiori. Poi quell’incontro in ascensore al centro protesi di Budrio: “Si aprirono le porte e quasi ci scontrammo. Mi guardò e come prima cosa disse: ‘Ma uno con il tuo fisico perché non viene a correre con me?’. Mi cambiò la vita”. Da lì a poco entrò a far parte della Nazionale di paraciclismo, vincendo alcuni campionati italiani. Fu proprio lui, insieme ad altri compagni, a completare Obiettivo Tricolore, la staffetta ideata da Alex, e nel quale rimase coinvolto in un incidente, per lanciare un messaggio di speranza all’Italia nel 2020: “Il suo testimone non è rimasto in quella curva. Lo abbiamo raccolto e lo porteremo sempre avanti, passandolo di mano in mano”.
È in ognuno di loro, degli oltre cento atleti e atlete che Obiettivo3 ha fatto crescere negli anni, e la cui anima e guida ora è quella di Barbara e Daniela Manni, cognata e moglie di Alex, che rimane accesa quella “scintilla di curiosità”, trasmessa con i vari testimoni, metaforici e non: “Qui la corsa la continuiamo noi, Alex. Con umiltà, forza e ironia. Sorrisi, cuore aperto al prossimo, e voglia di provarci sempre. Orgogliosi di portare avanti ciò che hai iniziato. Sperando che anche tu guardandoci possa essere orgoglioso di noi. E quando penseremo di non farcela, conteremo con te”. Ancora cinque secondi.