Una squadra femminile nordcoreana torna al Sud, ma la distensione resta lontana

Il Naegohyang Women’s FC giocherà a Suwon contro il Suwon FC Women: è la prima visita sportiva nordcoreana al Sud dal 2018. Il contesto politico resta però segnato da ostilità e scetticismo

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(foto Ansa)

Una squadra di calcio nordcoreana tornerà a giocare in Corea del sud per la prima volta dopo dodici anni, e la notizia ha riacceso, almeno tra gli ottimisti a Seul, l’idea che anche lo sport possa avere un piccolo significato politico. Il Naegohyang Women’s FC, club di Pyongyang, è atteso il 20 maggio a Suwon per la semifinale della AFC Women’s Champions League contro il Suwon FC Women. La delegazione, composta da 39 persone tra giocatrici e staff, dovrebbe arrivare il 17 maggio nella cittadina simbolo dell'immigrazione qualificata sudcoreana. Si tratta della prima presenza di una squadra femminile nordcoreana sul suolo sudcoreano sin dai Giochi asiatici di Incheon del 2014, e più in generale è la prima visita sportiva nordcoreana al Sud dal 2018.
Ogni volta che si apre uno spiraglio di dialogo, parte della politica e dell’opinione pubblica sudcoreana tende a leggerlo come un possibile segnale di disgelo. Il precedente più evocato è quello delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang del 2018, quando le due Coree sfilarono insieme e presentarono una squadra unificata di hockey femminile, in una breve stagione di riavvicinamento. Ma oggi il contesto è molto diverso. I rapporti tra Seul e Pyongyang sono ai minimi, nonostante il presidente sudcoreano Lee Jae-myung abbia messo il dialogo intercoreano al centro della sua agenda. Da Pyongyang non sono arrivati segnali di apertura, anzi: Kim Jong Un ha ridefinito le relazioni tra le Coree come quelle tra “due stati ostili”.
Per questo tra gli osservatori prevale lo scetticismo: difficilmente una partita di calcio potrà replicare il clima di distensione del 2018. Anche perché, nel frattempo, è cambiato l’equilibrio internazionale attorno alla Corea del nord, con il rafforzamento dei legami con la Russia di Vladimir Putin che offre sostegno economico e copertura politica al regime riducendo drasticamente gli incentivi per Pyongyang a cercare aperture verso il Sud. Insomma: il calcio non basta.