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Il tifo come identità
Nonostante tutto, la bruttezza oggettiva della Serie A, in nome del tifo, continua a passare in secondo piano. Quello che conta è la supremazia, il risultato: vittoria o sconfitta. Per questo motivo ritengo che il calcio resisterà anche in futuro, nonostante lo spettacolo in Italia al momento sia scadente
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25 APR 26

Foto Ansa
Il calcio sta ormai svelando il suo mistero. È uno sport dove il tifo prevale su tutto. Se non sei tifoso non puoi capire il calcio, perché il tifo rappresenta la nostra identità. Qualcuno si spinge a dire che un risultato orienta l’economia di una persona, disposta a spendere o a risparmiare a seconda della vittoria o della sconfitta della propria squadra del cuore. Non lo so, parliamo di sociologia spicciola con la quale è meglio usare un po’ di prudenza. Però sono stato tifoso e vivo in mezzo al tifo dei giorni nostri.
Una volta si andava allo stadio dove vedevi poco e quel poco te lo facevi bastare. Le partite erano brutte e quasi non te ne accorgevi. Vincevi ed eri felice, perdevi ed eri triste, quanto al gioco, ti rimaneva in testa la giocata, un dribbling particolarmente felice, un tunnel, un tiro in porta potente (il tiro a giro lo facevano in pochi), un gol naturalmente. Si disquisiva di tattica solo dopo aver ascoltato la tv o letto un commento autorevole sui giornali. Parliamo di preistoria, anni Settanta e Ottanta. Con la pay tv è cambiato tutto, e progressivamente ci siamo appropriati di un calcio senza segreti.
Per questo motivo tutti parlano di calcio “a ragion veduta”, è il caso di dire. Lo sprovveduto che spara sentenze a caso non esiste più, tutti hanno visto e tutti sono legittimati a dire. Gli errori arbitrali sono vissuti malissimo in quanto appannaggio degli occhi di chiunque. Insomma la sceneggiatura di un qualsiasi dibattito tra tifosi si è fortemente arricchita. Ma nonostante tutto questo, la bruttezza oggettiva di una partita di Serie A, in nome del tifo, continua a passare in secondo piano. Quello che conta è la supremazia, il risultato: vittoria o sconfitta. Per questo motivo ritengo che il calcio resisterà anche in futuro, nonostante lo spettacolo in Italia al momento sia scadente.
Molti giovani si stanno affezionando a brand (chiedo scusa per la parola) stranieri. Il City, il Barcellona, il Real Madrid, il Bayern Monaco ecc. Squadre che giocano un grande calcio e ci fanno divertire davanti alla tv. Dopodiché se una di queste perde o vince, cambia poco, e si va a letto sereni lo stesso. Ma se un milanista perderà con la Juventus domani sera, forse farà fatica a prendere sonno, e viceversa. Sarà una partita tattica, molto bloccata e priva di quello spettacolo puro che ci offrono in Champions e in Premier League? Poco importa, quello che conta è il risultato, mentre il resto lo discuteremo in televisione, a casa in famiglia o con gli amici, al lavoro, o in uno dei tanti podcast che troviamo sul web. Uniti nel condannare una partita brutta (se mai sarà), ma allegramente divisi in nome della nostra identità.