Pogacar e il ciclismo centellinato

Domenica alla Liegi-Bastogne-Liegi il campione sloveno si schiererà al via con soli quattro giorni di corse sulle gambe e tre vittorie su quattro gare disputate. Chi vince, chi spesso stravince, non può avere torto. Eppure una domanda c'è: può esistere un ciclismo di soli grandi eventi? No

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24 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:43 PM
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Tadej Pogacar durante la Parigi-Roubaix 2026 (foto Epa, via Ansa)

Domenica 26 aprile sarà un giorno meraviglioso, perché il giorno della Liegi-Bastogne-Liegi 2026, almeno per noi che ci appassioniamo delle sorti di uomini in tutina che muovono i pedali in sella a una bicicletta, non può essere che un giorno meraviglioso, quello che attendiamo per un anno intero, allo stesso modo di quello nel quale si corrono la Strade Bianche, la Milano-Sanremo, il Giro delle Fiandre e, soprattutto, la Parigi-Roubaix. Tutti giorni nei quali sappiamo cosa fare e dove stare da quello nel quale l'Uci ufficializza il calendario della stagione ciclistica. Non me ne vogliano le altre corse, anche quelli nei quali si corrono le altre corse sono giorni eccellenti, ma ci sono corse più corse delle altre.
Il giorno della Strade Bianche, della Milano-Sanremo, del Giro delle Fiandre e della Parigi-Roubaix però, almeno in questa stagione, sono stati giorni, oltre che meravigliosi, rari. Come lo sarà domenica 26 aprile. Perché sono stati gli unici nei quali ha corso in gruppo, e quindi davanti alle telecamere, Tadej Pogačar. Nel 2026 il campione del mondo ha corso quattro corse, ne ha vinte tre – la Strade Bianche, la Sanremoil Fiandre – ed è arrivato secondo una volta, alla Roubaix, battuto soltanto da Wout van Aert. Quattro corse delle 125 sinora disputate di un calendario internazionale ormai sempre più extralarge. Quattro corse delle diciotto disputate del calendario World Tour, quello che riunisce tutte le corse più importanti, per storia o per sponsor, del ciclismo.
Quattro giorni. Quattro occasioni soltanto per vedere il suo incedere in sella, per osservare da vicino la sua classe epocale.
Quattro giorni.
Chi vince, chi spesso stravince, non può avere torto. Se ha organizzato così il suo calendario una ragione c'è. Ed è semplice spiegarla: le nuove tecniche scientifiche di allenamento permettono di raggiungere il massimo della forma indipendentemente dalla partecipazione alle corse, escludendo inoltre tutti i pericoli e le variabili non controllabili di una gara. E il UAE Team Emirates - XRG è maestro in preparazione, rappresenta il vertice assoluto del ciclismo di questi anni. E Tadej Pogačar il vertice massimo del talento ciclistico in circolazione.
Se però chi vince e spesso stravince non può avere torto, viene da chiedersi se ha davvero ragione. E la ragione non sta nelle vittorie, nei piazzamenti, ma altrove. Sta in noi appassionati di ciclismo che percepiamo un'assenza, un'assenza ingombrante, quella del più forte in circolazione. Sta nelle corse, alcune con una storia lunga e gloriosa alle spalle, che questa stessa assenza la percepiscono. Sta nel ciclismo, che sta diventando una sorta di Nba, con una regular season con tante partite perdibilissime e con dei playoff nei quali si concentra l'interesse degli appassionati.
Il ciclismo non è però l'Nba, e sarebbe un problema se lo fosse. Il ciclismo non è mai stato solo un susseguirsi di Classiche monumento, o wannabe tali, e grandi Giri. È sempre stato un calendario di corse che hanno un loro fascino indipendentemente dal pedigree, un calendario nel quale scegliere ciò che più aggrada per prepararsi ai grandissimi eventi.
A uno come Tadej Pogačar gli si può perdonare di essere assenza a lungo durante l'anno. Eppure il problema rimane. Rimane la domanda: può esistere un ciclismo solo di Classiche Monumento e grandi giri? Rispondere è complicato. Eppure la risposta è una solo: No.