Il lato migliore del potere

La missione di un potente non è quella di considerare propria ogni poltrona vagante, ma far crescere l'erba intorno a sé affinché possa diventare un giardino con alberi infiniti. L'importanza di lasciar spazio all'ironia (e alla serietà)

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18 APR 26
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Il Presidente Sergio Mattarella in occasione della cerimonia di restituzione della Bandiera da parte degli atleti italiani di ritorno dai Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026, Roma, 8 aprile 2026. ANSA/US QUIRINALE PAOLO GIANDOTTI

Ame ha sempre incuriosito un lato del potere: quello ridicolo. Non posso farci nulla, ne sono attratto fin da ragazzo, dunque parecchio prima dell’irruzione sulla scena mondiale dell’uomo potente più ridicolo di tutti i tempi: Donald Trump. L’uomo di potere non sa di esprimere, di trasudare in certi casi umani, una componente grottesca di sé, determinata esattamente dalla convinzione di essere migliore in quanto potente. Per questo ho letto con amore le parole del nostro presidente Mattarella, “l’autoironia ci salva dalle tentazioni del potere”, gridando sull’isola che credevo deserta: ma allora non siamo soli! Si riferiva, il presidente, a certe personalità del mondo, ormai tristemente note, supportate da spiegabilissime forme di consenso, attratte dal fascino del male. Queste figure nulla hanno a che vedere con il progresso, con il futuro, con la vittoria finale, che poi finale non sarà mai. Che tristezza (ma soprattutto sollievo) certe carriere di ex potenti malvagi, vedi Pippo Maniero, il mafioso del Brenta, o Harvey Weinstein, il produ-stupratore, finiti in galera, spenti, vecchi e psicologicamente distrutti.
Dove è finita tutta la loro superbia, la loro potenza? Ecco perché bisogna stare molto attenti quando si esercita un potere, attenti agli altri si, senza dubbio, nessuno merita di essere sopraffatto da chi comanda, ma attenti anche a sé stessi, sottraendosi al rischio di diventare delle disgraziate caricature. Perché il successo di certi uomini lo decreta la storia, con cui tutti i potenti del mondo, prima o poi, dovranno fare i conti. Riducendo di parecchio la geografia di queste semplici considerazioni, mi rivolgo ai potenti del calcio. Siate ironici e seri al tempo stesso. Smettetela di pensare che una poltrona vagante sia la vostra poltrona, solo perché nella vita ne avete collezionate parecchie. Non fate della vostra vanità una firma, un segno di riconoscimento, a meno che l’ambizione non sia quella di cambiare lo stato delle cose, compiacendovi (vi sia concesso) di aver migliorato la vita di tutti. Ecco, questa dovrebbe essere la missione di un potente, far crescere l’erba intorno a lui, e poi un giardino con tanti fiori, alberi infiniti (come cantava Gino, il grande Gino), sotto un cielo azzurro di giorno e stellato di notte. Nessuno tratterà un uomo di potere che possiede la visione di un cambiamento radicale in nome della bellezza, e parlerei anche della pace in questi tempi, come un soggetto ridicolo. Anzi quest’uomo sarà visto come un super man che cammina su acque solide che lo sostengono. Un Gesù laico, in grado di sorridere delle proprie debolezze, magari con una ciambella ai fianchi per paura di annegare, ma illuminato a tal punto da farci credere che la storia un giorno cambierà. Mostrando a tutti, me compreso, quale sia il lato migliore del potere.