Il Foglio a San Siro con un malato grave (il calcio), un po’ di pepe e l’idea delle Olimpiadi 2036

Sport medaglie ed euforia. E se fosse vera l’idea di trasformare il Triangolo industriale in Cinque cerchi? Cronaca del grande evento del Foglio a Milano, oramai una classicissima di primavera

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17 APR 26
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Che sensazione di leggera euforia, entrare una mattina d’aprile nello stadio Meazza di Milano, che ancora luccica del trionfo olimpico di una cerimonia d’inaugurazione (6 febbraio) ammirata nel mondo e anticipatrice di un trionfo italiano di medaglie d’oro e di ogni foggia. Euforia rinnovata, perché alcune di queste medaglie ieri erano proprio qui. C’erano Arianna Fontana, la leggenda, e Francesca Lollobrigida, altrettanto. C’erano Dominik Paris e la bionica Federica Brignone e Pietro Sighel, un oro anche per lui. Il grande evento “Il Foglio a San Siro” è ormai una classicissima di primavera, e al susseguirsi di ospiti e campioni e al profumo di vittorie aggiunge sempre un po’ di pepe, un po’ di “politica” intesa come necessità dello sport tutto di avere una guida, una gestione complessiva, traguardi precisi da raggiungere. Volete che ieri non sia stato notato un lieve incrociar di fioretto e di punzecchiature intorno al grande malato sportivo del momento, il calcio nazionale, tra Giovanni Malagò e il ministro del Sport, Andrea Abodi? Malagò qui è ancora di casa, come presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026, ed è nome su molte bocche che contano, da quelle di Beppe Marotta e Paolo Scaroni – che vivaddio di questo luogo sono oggi i veri proprietari, in attesa di fare uno stadio più bello e superbo che pria – come nuovo capo di Federcalcio.
Appena arrivato ha detto, sibillino ma anche no: “La politica si occupi di sport, ma non lo occupi”. Poco dopo ecco il ministro, famoso per savoir-faire: “Sono infastidito dalla cantilena su sport e politica… sempre le stesse rimostranze del mondo del calcio. Il resto dello sport invece si è evoluto”. Punzecchiature per future decisioni a parte, ieri era difficile non accorgersi che nel parterre della Scala del calcio era tutto un andare e venire di campioni e discipline che raggiungono successi galattici: oltre alla “valanga azzurra” invernale c’erano Julio Velasco e Fefè De Giorgi, i ct delle ragazze e dei ragazzi del volley, c’era Max Sirena, team leader di Luna Rossa. Sport “che si sono evoluti”, mentre il calcio sembra inchiodato ai suoi vecchi mali. Insomma, per chi vuole (forse) rimboccarsi le maniche come Malagò, e per chi già lo ha fatto come il presidente di Lega A, Ezio Simonelli, ieri c’era da prendere appunti. Testa bassa e pedalare. Il calcio e i nuovi padroni di casa, si diceva. Troppi soldi e pancia piena già alle giovanili, si dice. Ascoltare invece Marotta: “Meno male che oggi la Serie A è in mano alle proprietà straniere, altrimenti non avremmo nemmeno i fondi per competere ai massimi livelli”
Ascoltare ancor più Paolo Scaroni: “La mia grande fatica, come presidente del Milan, è tradurre l’Italia calcistica a un proprietario americano che di sport se ne intende: le lungaggini sul nuovo stadio a Milano sono incomprensibili, per non parlare degli iter burocratici così complicati, anche laddove non serve alcun finanziamento pubblico. Serve uno sforzo di spiegazione enorme”. Siccome è un uomo di mondo, o forse magari è scaramantico, nello sport è una caratteristica che ci sta, Scaroni non ha aggiunto che non deve essere nemmeno facile spiegare, a imprenditori stranieri, come si possa fare a costruire in tranquillità un nuovo stadio con la spada di Damocle dei fascicoli di procura sempre nuovi e rinnovabili che provano a contestare persino i rogiti già fatti.
Ma un’idea per un nuovo balzo in avanti dello sport, nazionale, milanese e olimpico, forse noi ce l’avremmo. O meglio la facciamo nostra tramite Beppe Sala. Il sindaco di Milano, con gli occhi ancora lustri delle Olimpiadi invernali, ha annunciato, assieme ai colleghi di Torino e Genova, che tutto è pronto per provare a lavorare insieme a una “candidatura unitaria del nord-ovest italiano” in vista delle Olimpiadi estive del 2036, o forse del 2040. Battere sul tempo Roma? Chissà. L’ipotesi è replicare l’idea dei “giochi diffusi” in quello che fu il Triangolo industriale e oggi è un territorio di nuove possibilità. Dal Triangolo ai Cinque cerchi, una sensazione di leggera euforia.