Il futuro che attende il calcio italiano

“Malagò l’uomo giusto per ripartire, il calcio affronta una sfida esistenziale”. Chiacchiere attorno al pallone con Giovanni Carnevali, Giuseppe Marotta, Paolo Scaroni ed Ezio Simonelli
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16 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:47 PM
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Foto Fabio Bozzani

È il momento di sedersi al tavolo, riflettere e ricostruire. A partire dall’uomo giusto: “Perché abbiamo espresso fiducia assoluta in Giovanni Malagò? “Di fronte alle capacità manageriali di un profilo come lui la scelta era facile”, spiega Ezio Simonelli, numero uno della Lega Serie A, all’evento del Foglio a San Siro. “Stiamo trovando la sintesi sui programmi, ci sono esigenze diverse tra i vari club ma siamo uniti per riportare in auge calcio italiano lavorando molto sui giovani. “Su Malagò la convergenza è stata forte”, ribadisce Giuseppe Marotta. “Al di là di questo però il momento che sta attraversando il nostro sport è veramente difficile: non è soltanto un’altra eliminazione dai Mondiali, persiste un malessere da tantissimi anni. Occorre dunque fare un distinguo fra quel che rappresenta un valore patrimoniale, nobile e sociale – cioè la Nazionale – e il comparto industriale del mondo professionistico. Le riforme erano necessarie prima e oggi lo sono ancora di più, per rispondere con urgenza a un concetto di sostenibilità: negli ultimi vent’anni sono falliti un centinaio di club professionistici. Meno male che oggi la Serie A è in mano alle proprietà straniere, altrimenti non avremmo nemmeno i fondi per competere ai massimi livelli”.
Un pensiero condiviso anche da Paolo Scaroni: “La mia grande fatica, come presidente del Milan, è tradurre l’Italia calcistica a un proprietario americano che di sport se ne intende: le lungaggini sul nuovo stadio a Milano sono incomprensibili, per non parlare degli iter burocratici così complicati, anche laddove non serve alcun finanziamento pubblico. Serve uno sforzo di spiegazione enorme. Per non parlare dei meccanismi di elezione del presidente della Figc: un autentico ginepraio. Ma su Malagò mi auguro prevalga la saggezza. È un grande uomo di sport e al vertice del Coni è stato eccellente: senza di lui non avremmo avuto i Giochi olimpici invernali a Milano Cortina”. Dunque la preferenza è chiara. Ma la Lega Seria ha davvero a cuore gli interessi della Nazionale? “È tautologico che sia così”, risponde Simonelli. “Che l’Italia non vada ai Mondiali è un danno enorme per la Lega Serie A: contavamo di vendere i nostri diritti negli Stati Uniti, non essere presenti all’evento clou è un fatto grave. Se poi la critica è per il mancato stage in vista degli spareggi, ricordiamo che non l’ha fatto nessuno, logisticamente presentava problemi oggettivi: noi tutti abbiamo cercato di fare il possibile per venire incontro alle esigenze degli Azzurri”. E adesso? “Insieme ai presidenti stiamo studiando dei meccanismi per favorire la presenza di giocatori italiani nel campionato: il primo obiettivo è rendere non dico vantaggioso, ma almeno neutrale l’acquisto degli italiani rispetto agli stranieri. Oggi per i club è molto più conveniente andare sui secondi e questo è un trend che dobbiamo eliminare”.
A prescindere dai protagonisti istituzionali. “Il problema non è gravina”, sottolinea Giovanni Carnevali, amministratore delegato del Sassuolo. “Ha svolto un lavoro positivo – è chiaro che poi, essendo a capo della Figc, a fronte di un risultato così negativo abbia dovuto dimettersi. Ma la questione è di portata molto più ampia: il nostro sistema è ingessato, bisognerà lavorare molto a fondo per risollevarlo. E non sarà facile. è complicato. La Lega Serie A dovrà essere brava a farsi da traino, senza dimenticare dilettanti. Occorre sinergia e buonsenso tra tutte le componenti, affinché un tracollo del genere non si ripeta”. E per questo servirà anche l’aiuto della politica. “Fondamentale”, dice il presidente dell’Inter. “La crisi è partita dopo il 2006, non generata da un governo in particolare, ma oggi la politica deve accompagnarci in questa difficile missione dal punto di vista legislativo. Siamo in emergenza a ogni livello. E ricordiamolo, non siamo alla ricerca di finanziamenti, però alcuni incentivi fiscali per chi investe nelle giovanili e nel sistema dilettanti possono aiutare. Abodi lo sa”.
A proposito del ministro dello Sport. “Va ringraziato per aver individuato un commissario per la questione stadi: un altro grande problema, l’allarme sulle criticità fra San Siro e dintorni è preoccupante”, avverte Simonelli. “La carenza di impianti all’altezza è cronica, questo tema vede l’Italia arretrata rispetto a tutto il continente. Ci auguriamo, con l’aiuto della politica, di arrivare presto ad avere i requisiti infrastrutturali necessari per ospitare gli Europei del 2032: tra cinque mesi ci sarà una verifica da parte della Uefa che non possiamo fallire. Sarebbe un danno per tutto il sistema Italia”. E di commentare disastri calcistici ne abbiamo davvero abbastanza.