La Serie A suona ancora, nonostante Zenica

Lautaro torna alla sua domenica da capitano e rimette l'Inter in vetta; il Napoli di Conte vince coi cambi e senza scuse. Tra gol dell'ex, portieri salvifici e un'Udinese con carattere, il campionato va avanti mentre l'Italia elabora il lutto

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7 APR 26
Ultimo aggiornamento: 12:15 PM
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Inter Milan's Lautaro Martinez celebrates after scoring his side's opening goal during the Serie A soccer match between Inter Milan and Roma in Milan, Italy, Sunday, April 5, 2026. (AP Photo/Luca Bruno)

Non è facile scrivere della Serie A a pochi giorni dall’ennesimo sprofondo azzurro di Zenica. Forse proprio quel “Deep blue” a cui si riferivano gli Arcade Fire: “In my place and time, and here in my own skin (…), let the century pass me by, standing under a night sky, tomorrow means nothing”.
Tra chi piange per le nuove generazioni senza l’esperienza mondiale, e chi sta già scegliendo la squadra da tifare in estate, è bastato che Lautaro Martínez tornasse alla sua “Parklife” domenicale per mettere le cose a posto in vetta, nonostante l’ossatura ner-azzurra con Alessandro Bastoni, Nicolò Barella e Federico Dimarco sia scornata dalla Bosnia. Tutti i discorsi relativi alla sterilità dell’Inter, alle punte che non si integrano, all’apatia di Marcus Thuram sono stati spazzati via dalla performance dell’argentino: “Confidence is a preference for the abitual voyeur”, cantavano i Blur.

Risponde solo il Napoli di Antonio Conte, prossimo al ritorno in Federazione, il quale starà maledicendo tutti gli infortuni che lo hanno privato a lungo, per dire, di Kevin de Bruyne e Scott Tominay, di Giovanni Di Lorenzo e David Neres, per non dire della defezione di Romelu Lukaku e dell’ultimo stop riguardante Rasmus Højlund: eppure segna e vince ancora, grazie a Matteo Politano -un altro dei delusi dallo spareggio- e all’altro ingresso di Alisson Santos (ma anche di Giovane Santana), là dove la panchina ristretta diventa una virtù. Facile dire “I can change” con James Murphy, se i cambi sono questi…
 Assieme alle vittorie della resistenza, cioè Verona-Fiorentina e Sassuolo-Cagliari dove viola ed emiliani hanno prevalso senza particolari meriti di gioco e anzi ringraziando i rispettivi portieri, è stato il weekend delle “Bitter sweet symphony”, i goal dell’ex segnati e non celebrati come Nikola Krstović al Lecce -che bacia il terreno di Via del Mare- e in Serie B Andrea Adorante del Venezia alla Juve Stabia.
Ma anche la riabilitazione di Michele di Gregorio, ritrovato protagonista glaciale nel rigore calciato da Aaron Martín: “What goes around, comes around”, cioè la ruota gira anche per chi vale più delle critiche.
Nota finale di merito per l’Udinese, capace di imbrigliare il Como allo zero a zero (“Hold it down there”, da “Dare” dei Gorillaz) senza disdegnare di provare a vincerla, a volerla vincere: “basta” non subirne l’iniziativa, e appunto manifestare coraggio.