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Che tenerezza tanta eccitazione per i tre gol di Di Maria
L’Europa League è troppo sottovalutata, ma non perché la Champions League è un incubo per le inglesi. Preoccupa il Liverpool di Klopp, si brindi al Napoli di Spalletti
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27 FEB 23

Foto di Mathieu Pattier, AP Photo, via LaPresse <br />
Ma non pensate anche voi che l’Europa League sia una competizione troppo sottovalutata? Io ne sono fan da tempi insospettabili – chi mi legge lo sa – non è che la esalto ora soltanto perché le inglesi in Champions League hanno giocato degli ottavi d’andata da incubo e potrebbero salutare tutte (tranne forse il Manchester City, che però è inglese tanto quando il baronetto Beppe Severgnini). Sono ancora sbronzo per la doppia sfida tra Manchester United e Barcellona: vedere gli eredi di Pep e Messi illudersi, lamentarsi, provare a buttarla sulla rissa e poi perdere malamente è stato un vero piacere. Ora tocca far fuori un’altra spagnola, il Betis, mentre l’Arsenal dovrà liberarsi dello Sporting Lisbona. Non so se sia stato l’addio di Cristiano Ronaldo o le cene di Ten Hag con Alex Ferguson, fatto sta che il manager olandese sta trasformando i Red Devils in una cazzutissima squadra sempre pronta a dare il sangue.
Vedo invece molto entusiasmo dalle vostre parti, e confesso di provare non poca tenerezza nei vostri confronti, che vi eccitate per Di Maria che fa tre gol a una squadra di dopolavoristi che partecipano a uno dei pochi campionati meno credibili della Lega Saudita in cui sverna CR7, o vi commuovete per il 2-0 della Roma a una squadra col nome di una bibita che tiene svegli dopo due bottiglie di rosso. “Possiamo provare a vincere Europa e Conference League”, scriveva ieri la Gazzetta dopo avere fatto girare delle canne in redazione. Una volta spezzate le reni a Nantes, Salisburgo, Cluj e Braga, in effetti, cosa potrebbe andare storto? Chi mi preoccupa, oltre al semicommissariamento del governo inglese sulla Premier League (quando lo stato dice “ci penso io” non finisce mai bene), è il Liverpool di Klopp. Dopo la sconfitta contro Ancelotti nella finale della scorsa Champions League, i Reds sono diventati la caricatura di loro stessi: insicuri, pasticcioni, scarsi, in balia degli eventi. Apprezzo la volontà di andare a Madrid a giocarsela, ma nemmeno da sobrio direi che il Liverpool possa passare il turno, è più probabile che Cassano azzecchi un pronostico o che il Napoli perda lo scudetto.
A proposito di Napoli, fatemi brindare alla squadra allenata da Spalletti. Lo so, a inizio stagione avevo detto che sarebbe crollata, che avrebbe fallito a dare il colpo di grazia al campionato, che Maradona, il Vesuvio, il complotto del nord, le pastarelle, la pizza… E invece eccola là in cima, oggettivamente bellissima da vedere e dolorosissima da incontrare. Brindo meno al suo presidente, però, che si è messo a fare il bullo dicendo che non c’è niente di cui stupirsi, dato che il Napoli è sempre stato competitivo e “il più onesto”. Ora io capisco che avete trasformato la Serie A in una puntata di “Un giorno in pretura”, e che da quel che leggo sui vostri giornali ogni giorno salta fuori qualche nuova carta che dimostrerebbe qualche porcheria che Juventus e società amiche avrebbero fatto, ma fare le verginelle in un sistema in cui il più pulito ha la rogna (vero Manchester City e Barcellona?) è meno credibile di me che ordino acqua naturale invece che birra al pub. Per me sempre e solo la mia bionda (ma sia chiaro che mi piace anche scura).