Foto: Josh Rocklage

L'intervista

L'ultimo strumento di risoluzione dei conflitti? Il frisbee (e il suo galateo)

Giorgio Burreddu

Niente arbitro, niente var, niente moviola: nell'Ultimate tutto è autoregolato con diplomazia. "È lo sport del futuro ed è già il più insegnato nelle scuole italiane", spiega Davide Morri, ex ct della nazionale

Ti diranno che il frisbee è lo sport del futuro. Tu: credici. In un lungo servizio del 2018 del NY Times, Jennifer Finney Boylan si chiedeva: “L’Ultimate Frisbee può davvero salvare il mondo?”. La scrittrice aveva raccontato la storia della scuola di Kfar Silver, Ashkelon, in Israele. Lì un gruppo di ragazzi, alcuni israeliani, altri palestinesi, aveva cercato di “imparare qualcosa sulla risoluzione dei conflitti giocando a Ultimate Frisbee”. Il programma portava il nome “Ultimate Peace” e David Barkan, amministratore delegato volontario del progetto, le aveva raccontato che la questione in fondo era semplice: si trattava di “cambiare una mentalità attraverso i valori dello sport che sappiano portare la pace tra le persone”. Scettica (“Ho faticato a immaginare come il frisbee - sul serio, il frisbee? - potesse riuscire dove mezzo secolo di diplomazia aveva fallito”), alla fine la Boylan si era lasciata convincere quando un suo vecchio amico e compagno di università, Steve Mooney, giocatore di Ultimate, le aveva dato questa illuminante spiegazione: "Diciamo che io sto per prendere il disco e mi hai colpito al braccio. Io dico che è fallo e tu no. Il gioco si ferma e sostanzialmente abbiamo una conversazione, io e te, sul fatto che sia stato un fallo o meno. Così la risolviamo”.

 

Niente arbitro, niente var, avar, review, no giudici di linea, di porta, d’area: nell’Ultimate tutto è autoregolato. Lo sport è gestito dai suoi giocatori, e i players delle squadre avversarie sono chiamati, quando c'è una disputa in campo, a mettersi d'accordo tra loro prima che il gioco possa riprendere. Può sembrare incredibile, persino utopico per uno sport come l’Ultimate, una fusione di calcio, football americano e basket. E ancora di più lo è pensato e contestualizzato in un Paese come l’Italia, che ha reso l’attimo della moviola un lungo, insostenibile show. Eppure l’Ultimate (che è il gioco a squadre del frisbee, 7 vs 7) sta proseguendo nella sua lenta rivoluzione. Prima del covid il numero di giocatori iscritti nei vari club superava le 2.000 unità. Società sono nate in Veneto, in Lombardia, in Toscana, nella Marche, ma anche in Puglia e nel Lazio. E ovviamente in Emilia-Romagna, dove il frisbee (importato a Milano dagli Usa negli anni 70) ha attecchito e trovato terreno fertile. Bologna in questo senso è la capitale italiana ed europea dell’Ultimate. Con il CUSB, il Centro Universitario Sportivo di Bologna, a fare da apripista. Negli ultimi cinque anni le squadre élite del CUSB, “La Fotta” (maschile) e “Shout” (femminile), hanno raggiunto le finali della più importante competizione continentale, l’equivalente della Champions League (nel 2021 sono arrivati due argenti).

Ci sono molti livelli su cui ragionare in merito al frisbee. Come pratica sportiva: è uno sport dispendioso, pieno di scatti, di visioni, di imprevedibilità. Ma il frisbee può essere inteso anche come modello sociale. Davide Morri, dt del Cus di Bologna, ex ct della nazionale (vicecampione del mondo U24 nel 2018), è stato il primo ad alzare l’asticella. “Giocavo a pallacanestro, a rugby e facevo anche atletica. Mia sorella vide il frisbee a un’esibizione, era una festa dell’Unità, e cominciò a giocarlo. Poco più tardi ho cominciato anche io. Avevo quindici anni”. Dopo la laurea in Scienze Motorie, ecco la scintilla: “Volevo portare questo sport a un altro livello. Perché quando manca organizzazione è difficile evolversi. Quello che mancava era un modello sportivo”. Oggi, a 38 anni, Morri è un docente a contratto UniBo. Alla facoltà di Scienze Motorie tiene un corso di Flying Disc (Ultimate Frisbee). E nell’introduzione si legge: “Lo sport del futuro e la sua crescita esponenziale negli ultimi anni attraverso le scuole e il lavoro sulle nazionali”. L’Ultimate, spiega Morri, “è una grande community. A livello mondiale viene utilizzato per integrare, e anche noi a Bologna abbiamo molti progetti con ragazzi con disabilità delle scuole sul territorio. L’Ultimate si gioca tutti insieme”.

Ultimate è proprio questo, l’ultimo stadio dell’evoluzione sportiva. Una sorta di darwinismo che ha raggiunto qualcosa di simile all’equilibrio, o forse la più autentica democrazia: la possibilità di giocare maschi e femmine nella stessa squadra, l’assenza di un arbitro, l’autoregolamentazione. “A fine partita le due squadre” spiega ancora Morri “devono valutarsi”. Cinque voci in cui i giocatori votano (da zero a quattro) gli avversari sulla base di principi come la sportività, l’atteggiamento positivo, l’abilità comunicativa, il rispetto per gli altri. “Tutto questo non va a discapito del risultato. Ma se hai barato viene fuori”, aggiunge Morri. È quello che i giocatori di Ultimate chiamano The Spirit of the Game. Ne trovate delucidazioni al sito della Fifd, la Federazione Italiana Flying Disc: “Con lo Spirito del gioco si intende un insieme di principi che affida la responsabilità del corretto svolgimento del gioco agli atleti ed alle atlete, che fungono da arbitri a tutti gli effetti”.

Il bello è che tutto questo non toglie alcun valore alla competitività. Nato a Los Angeles nel ‘37, esploso negli anni 60, il frisbee si è ormai scrollato via la fama di hobby da spiaggia. Le Olimpiadi di Parigi 2024 lo hanno escluso dalle discipline, ma Los Angeles 2028 pare sarà la volta buona. La prima del frisbee. C’è ancora la questione dell’arbitro da risolvere, però l’idea è quella di utilizzare una figura ibrida, un advisor, per gestire meglio soltanto i tempi di gioco. Morri e il suo staff già viaggiano in giro per l’Europa. Nell’ultimo week-end sono stati invitati in Lituania. “Molte federazioni sono interessate al nostro modello, è vincente. Ci invitano per i clinic”. Di fatto, insomma, è già partita la corsa ai Giochi. In Italia il Coni non ha ancora aggiunto la Federfrisbee all’elenco delle associate. Un paradosso. Considerando che il Miur, il Ministero dell’Istruzione, sull'Ultimate ha invece deciso di puntarci, e non poco. “Negli ultimi otto anni” aggiunge ancora Morri “il frisbee è diventato lo sport più insegnato a scuola. Come CUSB siamo molto presenti nei territori, tra le scuole. E i professori delle ci chiamano per la formazione e gli aggiornamenti”. Alla fine di ogni anno scolastico viene organizzato un mega torneo con 6.000 studenti tra Medie e Superiori. Ed è significativo che alcune prestigiose università italiane (Bologna, Brescia, Urbino su tutte) riconoscano l’Ultimate al pari di sport come basket e pallavolo. E allora: quale mondo salverà il frisbee? Piccolo, semplice, il mondo vicino a te. Che poi è lo stesso di tutti.

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