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Il Foglio a San Siro

Un’intera giornata passata a raccontare lo sport in modo diverso. Con vista sul campo

Matteo Matzuzzi

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matzuzzi@ilfoglio.it

29 Marzo 2019 alle 21:10

Il Foglio a San Siro

Milano. Non poteva che andare al verdissimo prato del vecchio Meazza lo sguardo di tutti, ospiti e pubblico, che venerdì 29 marzo dal mattino fino al tardo pomeriggio hanno riempito la pancia dello stadio per “Il Foglio a San Siro. Un altro modo di raccontare lo sport”, l’evento organizzato dal Foglio a Milano. E a testimoniare che lo sport non è solo calcio, anche se in Italia un concetto così banale è difficile da far passare, c’era Arianna Fontana, oro olimpico nello short track, e con lei la marciatrice Eleonora Giorgi, l’intervento del primatista italiano sui cento metri Filippo Tortu, il saluto del campione olimpico di nuoto Gregorio Paltrinieri, il calcio femminile rappresentato dal portiere della Juventus Laura Giuliani, dall’interista Irene Santi e dalla milanista Daniela Sabatino, accompagnata dal suo coach Carolina Morace. Il rugby con i nazionali Matteo Minozzi e Michela Sillari, i motori con il proprietario del team di Moto2 MV Agusta Giovanni Cuzari.

 

È la Milano in splendida forma che si prepara ad accogliere lunedì la delegazione del Cio chiamata ad esaminare la candidatura congiunta con Cortina per ospitare le Olimpiadi invernali del 2026: “È la candidatura più low budget nella storia dei Giochi olimpici. Abbiamo sfruttato appieno le possibilità offerte dall’Agenda 2020 lanciata non troppi anni fa dal presidente del Comitato olimpico internazionale, Thomas Bach. Credo che la partita sia molto aperta”, ha detto il presidente del Coni Giovanni Malagò, mostrandosi più fiducioso di qualche tempo fa rispetto al successo della candidatura italiana cui si oppone Stoccolma. 

 

Malagò ha anche affrontato la piaga dell’impiantistica al sud sollevata nel numero di venerdì del Foglio sportivo: “Mi dispiace dirlo ma è la verità: si fa più sport dove la gente è più benestante e dove il clima è meno favorevole. Perché sì, c’è un problema di impiantistica, ma anche di cultura”. Cultura sì, ma anche business, ché senza i profitti non si va da nessuna parte. Il calcio di oggi lo dimostra, come ha detto il presidente del Milan, Paolo Scaroni: “Per vincere ci vogliono dei buoni giocatori che vanno pagati bene. E per farlo bisogna fare profitti perché il patron che mette mano al portafoglio non c’è più. I nostri ricavi sono fermi al palo. Il Milan l’anno scorso ha fatturato 200 milioni esattamente come nel 2003 e l’aumento è stato uguale a zero. Per farci un’idea, il Real Madrid fattura miliardi di euro. Per questo dobbiamo avere lo stadio di proprietà, che deve essere sempre aperto e sempre pieno, anche quando non c’è la partita”. Bisogna insomma uscire dall’orticello, guardare lontano e possibilmente avere orizzonti europei: “Vincere lo scudetto sarebbe bello. Ma in Champions League si hanno dei ricavi molto maggiori. Per nutrire i nostri 400 milioni di fan nel mondo dobbiamo partecipare alla competizione europea. Ne abbiamo bisogno”.

 

È vero, “la parte economica conta, ma c’è anche quella emotiva”, ha detto Marco Tronchetti Provera, amministratore delegato di Pirelli. Andrea Agnelli, presidente della Juventus, non ha dubbi: “Il futuro del calcio, dal 2024 in poi, è tutto da scrivere. Ma dobbiamo cominciare oggi a pensarci, sia per il calcio dei club sia per quello delle nazionali. Agnelli ricorda la recente assemblea generale Eca ad Amsterdam, “un momento importante, quasi epocale”. Il problema è capire come le varie realtà, magari un tempo competitive, possano crescere e partecipare alle coppe con l’ambizione di vincere e non solo quella – pur nobilissima – di partecipare. “Oggi tante federazioni possono partecipare alla Champions League, ma per loro è quasi come vincere un biglietto della lotteria sapendo di non poter competere. Da Ceferin, presidente dell’Uefa, abbiamo avuto rassicurazioni su come mettere insieme un progetto sul calcio del futuro entro i prossimi 18 mesi”. Una parola anche sulla grande novità che ha accompagnato il calcio negli ultimi anni, il Var. “E’ una macchina perfetta, anzi no se ricordo quanto accaduto a Firenze. Sono a favore dello strumento, ma non riesco più a godere per un gol”, ha detto l’ad dell’Inter, Giuseppe Marotta. Una battuta sul caso-Icardi: “Non volevamo punire, conta il gruppo. E le decisioni le prendono insieme società e allenatore”.

 

Ad aprire la mattinata era stato Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega serie A, che tra una battuta sul destino di San Siro e una sulla possibilità di vedere qualche partita giocata in Asia, si è soffermato sulla piaga della pirateria televisiva: “La pirateria non è un gioco, ma è un reato. In Inghilterra ci sono state condanne pesanti, nel nostro paese ci sono due milioni di pirati ma non ci sono controlli sufficienti. Questo danneggia non solo il nostro calcio, ma anche altri settori. Con la Guardia di finanza stiamo facendo una serie di indagini, abbiamo già vinto dei ricorsi. Ma i primi colpevoli siamo noi, impoverendo così il nostro calcio”. Tra un’intervista e l’altra, momenti per pensare e ridere. Con “Non mi occupo di sport” , il giornalista e scrittore Giorgio Terruzzi ha chiuso la sessione mattutina. L’ex ciclista Roberto Magrini si è chiesto se il corridore sia o meno un ciclista, Giacomo Poretti ha riflettuto sull’homo sportivus anzianus, Mauro Berruto, ex ct della Nazionale di pallavolo, sul gesto dell’allenare.

Matteo Matzuzzi

Matteo Matzuzzi

E' nato a Udine nel 1986. Si è laureato per convinzione in diplomazia e per combinazione si è trovato a fare il giornalista. Ha sperimentato la follia di fare l'arbitro di calcio, prendendosi pioggia e insulti a ogni weekend. Milanista critico e ormai poco sentimentale, ama leggere Roth (Joseph, non Philip) e McCarthy (Cormac). Ha la comune passione per le serie tv americane che valuta con riconosciuto spirito polemico. Al Foglio si occupa di libri, chiesa, religioni.

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