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Cos’è il Boxing day? Un "dono" del calcio ai più bisognosi

Le partite di calcio il giorno di Santo Stefano in Inghilterra sono una tradizione secolare legata alla tradizione cattolica e a un'intuizione di un pastore anglicano

26 Dicembre 2017 alle 18:22

Cos’è il Boxing day? Un "dono" del calcio ai più bisognosi

Foto LaPresse

Nel mondo anglosassone il 26 dicembre, il giorno in cui i cattolici celebrano il primo martire cristiano, Santo Stefano, è il cosiddetto Boxing day, il giorno dei doni della popolazione benestante a quella più bisognosa. E' tradizione antica, che fonda le sue origini in epoca medioevale, decimo secolo. Leggenda vuole che il Duca di Wenceslas il giorno dopo Natale avesse trovato un vecchio intento a raccogliere avanzi di cibo fuori dalla sua tenuta e, preso da compassione, gli avesse portato una scatola piena di vivande. Probabilmente c'è poco o nulla di vero in questa storia, ma tant'è: fonti storiografiche attestano che già nel tredicesimo secolo le chiese in Inghilterra quel giorno fossero solite aprire le scatole nelle quali, durante l'Avvento, raccoglievano le elemosine da distribuire ai poveri.

 

In tempi moderni, almeno per noi continentali amanti del calcio, il Boxing day è altro e coincide con il turno post natalizio della Premier League, il massimo campionato inglese.

 

Sino a pochi decenni fa questa era la giornata delle sorprese, il Surprise day a dirla con il grande allenatore del Manchester United degli anni Cinquanta e Sessanta Matt Busby. La giornata nella quale tutto era possibile, anche che l'ultima in classifica le suonasse alla prima, anche che il Portsmounth, ultimissimo, battesse "la squadra più forte del mondo", il Wolverhampton del "kick and rush" di Stan Cullis. Successe nel 1958 e Busby, che con il suo United inseguiva gli arancioneri, commentò: "Oggi il talento non conta, conta la resistenza alle feste". Era una Premier senza il dominio dei preparatori fisici, nella quale il ritiro pre partita non esisteva e ai calciatori era concessa una libertà impensabile ai giorni d'oggi.

 

Il Boxing day è giorno festivo, giorno dedicato agli amici dopo il Natale dedicato alla famiglia. Già prima del 1850 nei prati del Regno gli inglesi si trovavano per recarsi alla consegna delle scatole del Boxing day e si intrattenevano, a consegna effettuata, per chiacchierare o giocare a pallone. Nel 1860 lo Sheffield Fc e l’Hallam Fc, le due più antiche squadre di Sheffield, si fronteggiarono in una amichevole. Finì 2-0 nonostante i primi schierassero meno giocatori dei secondi. All'epoca le regole non esistevano e il numero di calciatori schierati variava a seconda della disponibilità di uomini.

 

La cosa piacque a tal punto che si iniziò a organizzare partite di andata e ritorno tra Natale e Santo Stefano. Divenne una tradizione silenziosa, il primo passo di quella che sarebbe stata "una messa trasmessa in diretta televisiva, seguita con la stessa fede da milioni di praticanti a casa", almeno per l'antropologo francese Marc Augé, "talmente a conoscenza dei dettagli della liturgia che, apparentemente senza scambiarsi una parola, si alzano, gridano, strepitano o si rimettono a sedere allo stesso ritmo della folla riunita allo stadio".

 

Lo scienziato francese avvicinava il calcio alla religione – "forse l’Occidente sta anticipando una religione e ancora non lo sa" – ma forse non sapeva che, nel 1888, era stata la religione ad avvicinarsi al calcio “istituzionalizzando”, all'interno del primo campionato inglese creato dalla Football association (la Federcalcio inglese), proprio il Boxing day.

 

C'è un'immagine al Museo dello sport di Londra che ritrae una folla festosa ai bordi di un campo da calcio, intenta a mangiare e a bere. E' un'immagine del 1888, scattata a Londra il giorno di Santo Stefano, il giorno del primo Boxing day di quella che fu la Football League e che dal 1992 divenne Premier League. E' un immagine che si sovrappone perfettamente a un'altra, quella di un uomo con le basette lunghe che scendevano sul viso fino a incontrarsi sotto al mento e con dei baffoni scuri da Ottocento inglese. Quella di Francis Marindin, presidente della Football association dal 1874 al 1890, colui che si batté per l'introduzione di un campionato nazionale. Fu lui, pastore anglicano figlio di pastore anglicano a voler far giocare le squadre a Santo Stefano (non riuscendo però a evitare ai giocatori di giocare anche a Natale): "E' il Boxing day, un giorno importante per la nostra comunità. Il calcio farà la sua parte, sarà il regalo ai bisognosi, una partita aperta a tutti con le squadre che si preoccuperanno di offrire da mangiare e da bere a bordo campo ai tifosi".

 

Da quell'anno non si è mai più smesso (di giocare il 25 dicembre gli inglesi smisero invece nel 1958), gli stadi si riempiono almeno al novanta per cento, anche se di banchetti non ce ne sono più e i posti in tribuna si pagano.

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