Ecco perchè progressisti dovrebbero leggere Gad Lerner

In un'intervista a Repubblica, il giornalista si smarca da una certa sinistra intorno al caso di Reggio Emilia: definisce "un errore grave" chiedere agli educatori "in quanto ebrei" di dissociarsi dal governo israeliano e difende il valore degli scambi culturali con Israele
13 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:03
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Gad Lerner - foto LaPresse

Nella sinistra Albanese e dal fiume al mare, quella che gli israeliani massacrati il 7 ottobre è colpa loro, gli ostaggi stuprati e torturati meritano il silenzio e i missili su Tel Aviv sono resistenza, c’è un intellettuale che ci prova. L’intervista di Gad Lerner a Repubblica nasce dalle polemiche a Reggio Emilia (Reggio Children, delegazione di insegnanti israeliani, carta dei valori sul rifiuto dei genocidi e le reazioni di alcuni esponenti delle comunità ebraiche). Lerner definisce "un errore grave" chiedere agli educatori "in quanto ebrei" di dissociarsi dal governo israeliano e difende il valore degli scambi culturali con Israele.
Da mesi, il giornalista prova anche a salvare la parola maledetta, "sionismo", da demonizzazioni e strumentalizzazioni. Ci prova Lerner. Ci prova nonostante la sinistra a cui appartiene sembra essersi decisa a fare un esorcismo con Israele. E suona come un tentativo ostinato di tenere aperta una zona di complessità. Lerner appartiene a chi riconosce in Israele non solo un soggetto politico da criticare, ma una storia familiare, una salvezza storica, un luogo in cui sette milioni di ebrei non hanno altrove dove andare. Proprio per questo rifiuta la logica dell’abiura.
Un altro del giro, Erri De Luca, aveva mostrato un coraggio inconsueto a sinistra dicendo l’indicibile: che la cultura ebraica è nostra madre, che Israele e il sionismo sono più che legittimi, che a Gaza c’è stata una guerra e non un genocidio e che non siederà nello stesso palco di chi vuole la distruzione di Israele. De Luca è stato travolto da una montagna d’odio e di attacchi che neanche la Tav riuscirebbe a penetrarla. Rifiutare questa logica dell’abiura significa accettare che una politica della solidarietà incapace di distinguere e di preservare i legami culturali finisce soltanto per impoverire se stessa.