Lo spot di Sidney Sweeney e il femminismo in crisi

Nella campagna di Novig, l'attrice americana compare senza mutande e senza niente, coperta qua e là da palloni e attrezzi vari. Prima le tette si mostravano perché piaceva vederle, ora occorre riflettere

19 SET 26
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Foto Ansa

Elenco breve dei progressi sulla carta: abbiamo fatto il post moderno, il post femminismo, il post patriarcato, il post body shaming, siamo al capolinea forse con la body neutrality, e dal 2030, se ci saremo ancora e le temperature del pianeta lo consentiranno, ci impegnerà l’epoca del dopo post, quella in cui nessuno capisce più niente e si va a caso, chiedendo all’AI. Abbiamo spiegato negli scorsi anni, alla fine dell’edonismo anni 80 e delle secchezze dei 90, che la bellezza interiore vince su tutto e i corpi chiatti e secchi sono tutti uguali, poi che il brutto può fare tutto il giro e diventare stupendo. Eravamo arrivati al fatto che non si oggettifica la femmina mai per nessuna ragione, avevamo quasi finito il sermone, quand’ecco lo scherzo da prete dell’anno: hanno rimesso una bionda nuda con le tette grosse in una pubblicità. Chi ha detto miracolo! Chi ha detto disastro!, fatto sta che Sydney Sweeney è comparsa nel suo splendore da calendario zozzone, ha pure l’imprendibile sguardo vacuo da preda del gringo, c’è tutto per la disperazione di noi paladine.
La cronaca breve è: nella campagna di Novig, società americana di previsioni sportive, Sweeney compare senza mutande e senza niente, coperta qua e là da palloni e attrezzi vari, alcuni richiamanti il fallo. Però, però. C’è una parte femminista invisibile in tutta la storia: Sidney la furba non è solo la ragazza semiporno delle foto, è anche azionista e partner della società. L’oggetto sessuale è soggetto amministrativo con quote: ora come la mettiamo? E’ sempre serva del patriarcato o il patriarcato se l’è messo sotto i piedi?
Era già successo con American Eagle e la campagna “Sydney Sweeney Has Great Jeans”, che secondo i detrattori richiamava la tetra assonanza jeans/genes. Nell’estate del 2025 si era trasformata in una guerra culturale smisurata, con accuse di sottotesti razziali e altri disastri. Alla fine però ne parlarono tutti e la campagna andò più che bene. Qui però siamo al colpo di grazia. Come si fa a farla franca con delle foto così, sorella? Panico tra le contemporanee: e ora? Che ne dobbiamo pensare? Il dibattito si complica o si semplifica? Io che ne so, mi sono detta. Non lo so se è triste ritorno a Colpo Grosso oppure futuro luminoso in cui le femmine davvero vanno e fanno senza giudizio, e guadagnandoci. Solo che pensare conflitto ideologico! per una ragazza in reggiseno mi viene sinceramente a noia, però la pubblicità mammaria che non si vedeva da un pezzo fa cassa ancora, ammettiamolo. Eccolo, il nocciolo dello sconforto. Che progressi non ce ne sono e le missioni civilizzatrici si smollano al primo ritorno di carne. La ragazza della pubblicità esiste ancora, è viva e vegeta e deve avere carne sullo sterno. La povera Sydney Sweeney, oltretutto, viene da Euphoria, dove interpreta un’altra disgraziata che fa i conti con quel corpo. Non ha fortune critiche, Sweeney, tranne la curiosa proprietà che qualunque cosa faccia, tutti vedono: il seno. E’ una specie di buco nero (a questo punto collettivo).
Il reggipetto grosso non lo puoi accoppare, vince su tutto, questo vuol dire? Anche Scarlett Johansson era nel paniere dello stesso fenomeno. In Match Point apparve lei e la trama cessò di avere importanza. Londra, Dostoevskij, la fortuna, la borghesia inglese, sì sì. Però Scarlett, con quella camicetta bagnata nel prato sotto la pioggia, ah. Ritorno a Colpo Grosso, quindi. Ogni tanto si rivede qualche spezzone di trasmissione sui social e ci si dà mentalmente di gomito pensando: ma davvero eravamo quelli? Spogliarelli, ragazzone floride in mutande coi brillantini, Umberto Smaila. Che civiltà poco avanzata e però che potere di sintesi: si guardavano delle tette (chiedo scusa, i sinonimi non si rivelano efficaci nella prosa) perché piacevano le tette. Oggi la stessa operazione richiede che si rifletta, che Sydney Sweeney perda 200 mila follower perché la gente è indignata, serve un convegno di editoriali americani per capire le ragioni dell’arretramento e me che cerco di farne una riflessione nuova e sensata e non mi riesce. Il tribunale della profondità chiude temporaneamente per lutto.