Società
Just sports and boobs •
Sydney Sweeney mostra le tette ed è scandalo. Ma il problema non era negli occhi di chi guarda?
Sul serio l'attrice vestita con pantaloni lunghi, maglietta a righe e cappellino avrebbe dato più dignità al baseball femminile? Lo storytelling sulla resilienza delle donne nello sport e il "problema" di una ragazza molto bionda e poco democratica (nel senso del Partito)
17 SET 26

Foto ANSA
Viva la bionda. E viva le tette. L’ex colonia che sta dall’altra parte dell’oceano produce generalmente cose poco interessanti, sbaglia a chiamare e praticare i principali sport ma ha il grande merito di avere dato i natali a Sydney Sweeney. Fino a qualche anno fa su queste pagine pubblicavamo foto di wags poco vestite accompagnandole con didascalie contenenti battute da quinta pinta al pub e che oggi varrebbero il carcere a vita a me e al direttore: la bionda e tettona Sydney avrebbe avuto un posto d’onore in quella galleria, of course. E ne sarebbe anche stata orgogliosa, visto come si diverte a mostrare il suo pettoruto corpo in serie tv, post sui suoi canali social e spot pubblicitari. Il problema è che la ragazza è molto bionda, molto bianca, poco democratica (nel senso del Partito), per nulla impegnata nelle cause giuste che fanno guadagnare Oscar, Emmy e Leoni, e ama mostrare il culo col tanga e il reggiseno che esplode.
Lo scorso anno è stata accusata di promuovere l’eugenetica razzista per avere indossato i jeans American Eagle, in questi giorni ha scatenato riflessi pavloviani in decine di atlete che si sono sentite offese dalla sua nuova campagna pubblicitaria: completamente nuda, la Sweeney tiene un paio di palloni da football sul seno, siede a gambe larghe su un canestro, agita una mazza da baseball, gioca a tennis e golf in mutande e così via. Il claim della campagna è “Just Sports”, e tanto è bastato ad attirarle l’ira di una schiera di donne-che-ce-l’hanno-fatta-nello-sport-nonostante-i-pregiudizi che l’hanno descritta come umiliante per lo sport femminile, accusata di dare una rappresentazione sessualizzata delle atlete e – cito – “un calcio in faccia a ogni donna che ha dedicato la sua vita a perfezionare la propria arte, a ogni donna che ama lo sport per quello che è veramente: lavoro di squadra, amicizia, dedizione, eccellenza, unità”. Non solo, secondo non so più quale associazione femminista “esistono tantissime donne nello sport e la nuova pubblicità con Sydney Sweeney non fa nulla per rappresentarle o sostenerle veramente”. Il fatto è che Sydney Sweeney in quello spot pubblicizza un sito di scommesse, l’obiettivo è spingere lo scommettitore medio, solitamente giovane e maschio, a rischiare qualche dollaro sui risultati delle partite, non girare un docufilm sulla condizione delle giocatrici di hockey e basket.
Cosa spinge persone che da anni ci spiegano che una donna deve potersi vestire come vuole, e che il problema è negli occhi di chi guarda, a dare della troia svilente a una che fa così guadagnandoci pure sopra dei soldi? Passano le giornate a spiegarci che lo sport femminile è grande, davvero una pubblicità per scommettitori lo denigrerebbe? Sul serio la Sweeney vestita con pantaloni lunghi, maglietta a righe e cappellino al centro di un diamante di gioco avrebbe dato più dignità al baseball femminile? Quella pubblicità c’entra con lo sport femminile tanto quanto io con la birra analcolica: gioca sul fatto che il maschio basic di solito è arrapato e scommette. Avrei capito una protesta contro la promozione del gioco d’azzardo, che fa più male alla salute di Sydney (lei al massimo fa perdere qualche diottria), ma niente. Capisco la frustrazione di chi vede che nonostante gli sforzi degli ultimi anni la cara vecchia figa tira ancora, ma lo storytelling sulla resilienza delle donne che hanno successo nello sport in risposta a una pubblicità rivolta agli scommettitori no, vi prego. Just sports, just boobs.