Società
estate con ester •
Il woke 1 è crollato: ora diamo un colpetto alla psicoanalisi da supermercato?
Dopo avere smontato l'estremismo dei buoni, sarebbe anche ora di darci un taglio con la ricerca del trauma e le piaghe da privilegiati nati nel millennio grasso
25 AGO 26

Quanti scappellamenti a destra, come fosse antani, al forse funerale del woke. E’ stato inatteso, non avevamo neanche il vestito pronto. Di tutta questa faccenda dei rinnegatori dell’estremismo dei buoni – quello è stato, non c’è proprio più niente da dire – tutti sono saliti sul carro della scomunica, pure gli ex guidatori della crociata ci hanno tenuto a spiegare che il concetto non lo abbiamo capito, epperò certo, un po’ di cose brutte si sono viste, ma la strada era giusta. I velavevodetti neanche si tirano, dall’altra parte, perché il danno ormai è fatto e qui sulla sponda si aspetta all’erta il prossimo woke. Una brava, Assia Neumann Dayan, scrive di tenersi pronti perché ora arrivano le squadre del socialismo performativo. Accendiamo i ceri ai Lari ché rimangano con le mani solo sulla tastiera, intanto mettiamo i sacchi di sabbia vicino alle finestre. La mia piccola richiesta è solo questa: ricordiamoci la risatina. Ecco, quella è importante, più eloquente degli editoriali, non ce la scordiamo. Mi riferisco all’intervista a Ocasio-Cortez che esclama “woke 1 was crazy” e ride con tutti quei dentoni americani, mezza sguaiata. Che c’è da ridere? Non molto. Perché è grave? Forse un paragone aiuta: è come se nel mio mestiere, l’avvocato, per una mia valutazione in eccesso e sbagliata, lasciassi finire in galera qualcuno pur di non intervenire sul mio errore. Dopodiché mi vien voglia di rievocare l’episodio ridendone, manco da sola allo specchio come un Dottor Faust, proprio in pubblico.
Nella migliore delle ipotesi sono cretina (sono i cretini che producono i Trump). Nell’ipotesi mediana sono una pericolosa incompetente. Nella peggiore sono una delinquente senza coscienza. E’ importante, mi sembra, ricordare certe risatine della gente. Ti dicono tutto, certe risatine. Fine della premessa.
Con il crollo del woke, visto che già siamo con l’ascia in mano, approfitterei per chiedere anche l’abbattimento della mania psicoanalitica che s’è diffusa in giro, una piaga sociale ed editoriale. L’inizio di tutto è stato il narcisismo da supermercato, poi è arrivato il trauma diffuso, poi l’adhd diagnosticato postumo anche a mio nonno. Adesso non è rimasta una cena tra amici in cui non si cada sull’argomento, non ne posso più. Ovunque una diagnosi, perfino in spiaggia ormai non si fa altra conversazione (ma i tarocchi non usano più?). E’ rimasto qualcosa che non sia terapia, similterapia, lingua di terapia? Quand’è che possiamo dichiararci stanchi di psicoanalizzare pure i soprammobili? Non è che ci manda ai matti proprio quello?
La reductio ad morbum ci ha dato alla testa, e lo dirà ogni medico onesto. Basta con questo lagnatoio del trauma. Possiamo per favore affiggere qualche manifesto che le sicure conseguenze dei traumi nostri (che al massimo abbiamo i traumi medi, perché in guerra militari mi pare che non siamo partiti) non sono così sicure? Il Dott. Friedman, uno psichiatra spesso interpellato dal New York Times, sul punto è chiaro:
“Studi illustrano come circa il 90 per cento degli americani abbia avuto esperienza di eventi traumatici, ma lo sviluppo di una sindrome post traumatica si è verificato solo nel 6,8 per cento dei casi. Quindi, mentre è comune aver fatto esperienza di traumi, solo una minoranza sviluppa poi una PTSD”.
Sono parecchio alte invece le possibilità che non abbiamo proprio un bel niente, solo benessere in quantità vergognose. Capisco che a essere i privilegiati e fortunatissimi nati nel millennio grasso non ci vogliamo abituare, ma tant’è.