Società
Estate con Ester •
Catalogo (non esaustivo) di tutte le meraviglie di cui questa maledetta estate ci ha privati
Ci ha rovinato gli spaghetti, lo sfizio di parlare male di quelli che andavano in montagna, le amicizie e i tavoli fuori. Dopo settimane di canicola ininterrotta, il repertorio estivo italiano è distrutto
14 AGO 26

Foto di Olivier Darbonville su Unsplash
L’oroscopo meteo sta per cambiare, dicono che da domenica si dovrebbe tornare normali, a temperature accettabili per i nostri poveri corpi. Succede dopo settimane di canicola ininterrotta, ci ha dissanguati, quest’arsura, non si parla d’altro, che fa caldo, sì, fa caldo in ogni modo possibile e realizzabile. Nessuno vuole cambiare argomento, non siamo ossessionati, siamo stanchi. Ho preso treni con la paura del treno, altro sentimento di cui non sospettavo l’esistenza: se si guasta in mezzo alla pianura padana e restiamo un’ora sotto il sole cocente senza aria che succede? Ci manderanno il prete? La catastrofe climatica quest’anno forse ha fatto il salto avanti, è diventata persuasiva. Chiedere ai parigini com’è stata Parigi in questi mesi. A Londra Hyde Park è tutto giallo ecatombe.
Ora che è previsto nuvolo e piogge e sta per tornare decente almeno agosto, o quello che ne resta, con la testa un poco snebbiata e meno arrabbiati possiamo fare l’inventario di questo disastro, il repertorio estivo italiano è distrutto: cose da mangiare, modi di stare insieme, abitudini che mi sembravano naturali e invece dipendevano, come tutto, da tanti gradi celsius in meno sul gobbo.
1)Ci ha rovinato gli spaghetti. Nella Sacca di Goro l’acqua è arrivata a 32 gradi e si è perso fino al 90 per cento delle vongole. Già il granchio blu le aveva massacrate, ora si stanno arrendendo. Le vongole stanno dichiarando resa, non sopravviveranno. Di quelle buone ne trovi pochissime e al prezzo del caviale, o ti rifilano quelle dell’Atlantico che sanno di trota. Le vongole erano un privilegio climatico, io non lo sapevo. Bisognerà presto dire addio ai miei spaghetti prediletti, et excrucior.
2) Ci ha rovinato il Parmigiano. Nei caveau di Credem dormivano sonni tranquilli centinaia di migliaia di forme di Parmigiano, lisce e tonde, usate anche come garanzia bancaria. In queste settimane serve circa il 30 per cento di energia in più per conservarle alla temperatura giusta e non basterà, potrebbero andare a male. Anche le vacche arrancano, con questo calore, e producono meno latte che non è neanche troppo buono, è latte stressato.
3) Ci ha rovinato le amicizie e i tavoli fuori. Cenare fuori era una cosa magnifica, il tavolo fuori bisognava prenotarlo, erano i posti migliori. Il tavolino esterno era il minuscolo risarcimento per tutto quello che non funzionava in questo paese, e la mezz’ora dopo il caffè, allegri di vino bianco, quando tutti i pettegolezzi migliori tracimavano, e ci si divertiva. Tutto finito. Ora la domanda estiva è diventata: “Dentro avete posto?”. La sconfitta delle sconfitte, il climatizzatore rovina tutto, non è più una cena d’estate, è una moscia cena qualunque.
4) Ci ha rovinato dormire al mare. Impraticabile, una tortura. Era una legge di Zeus, dormire al mare. Quell’ora dopo pranzo, dopo le alici fritte, all’ombra e cullati dalla brezza fresca. Un sciabordio frusciante di piccole onde sulla riva, calme, ti accompagna da Morfeo, dev’essere il rumore che si sente nel regno dei felici. Al risveglio s’impossessava di te un buonumore invincibile che durava fino a mezzanotte, quello che ti faceva dire: ma perché la vita non può essere sempre così? Dove abbiamo sbagliato? Adesso alle due del pomeriggio al lido si sta come le vipere pestate.
5) Ci ha rovinato lo sfizio di parlare male di quelli che andavano in montagna. Questa è forse la perdita più grave tra quelle stupide perché devasta la gerarchia morale degli estivi. Quelli della montagna d’agosto erano i fissati per le camminate, il trekking e tutte altre espiazioni incomprensibili: ma perché devi infliggerti la vita in salita anche in vacanza? Li si guardava con indulgenza divertita, noi marinari, erano minoranze innocue, facevano le storie Instagram con la polenta a ferragosto. Ora mandano sempre dal Trentino la solita fotografia del termometro che segna 18 gradi. “Ma chi se ne frega” non è più il grande classico delle risposte di noi amici, adesso hanno ragione loro.
6) Ci ha rovinato i nervi. Arriviamo a settembre contenti che sia settembre, la fine dell’estate non è più quel sentimento flaianesco di nostalgia e impegni per il futuro, si fa un osceno conto alla rovescia per avere l’oscurità, il fresco e la decenza. Settembre come la nuova primavera, ma che abominio è? L’obiettivo è risentirsi in forze? Il vecchio caldo era abbronzatura e corpi sani, sfinati dal sale e dall’acqua di mare. Niente iodio, abbiamo respirato l’aria artificiale dei condizionatori. Vuol dire occhiaie e facce molli, sembriamo più vecchi e siamo di sicuro più cattivi, da due mesi si dorme come coi figli neonati. Estate bella, dove sei?
