Società
Saverio ma giusto •
Fa caldo, sì, ma se pensiamo al futuro stiamo già meglio. Che sollievo che dà l’Apocalisse
L’idea di un domani migliore ci ha sempre fatto vivere male: anni di speranza per l’avvenire ci hanno reso solo un branco di frustrati rancorosi per le fregature prese e i sogni traditi. Adesso invece che non c’è più speranza. E allora godiamoci quest'estate
12 AGO 26

Foto Ansa
La notizia l’abbiamo letta tutti: l’estate 2026 è già la più calda di sempre ma le prossime saranno ancora peggio, al punto che gli esperti dicono “Rimpiangeremo quest’estate”. E’ bastato dirlo, che subito ho sentito più fresco. Un refrigerio assolutamente non suffragato dal termometro, privo di fondamento, solo percepito; eppure altrettanto reale, come una frescura interiore che dà lo stesso sollievo della brezza. E anche se nessuno lo ammette (forse perché inconsapevoli, o perché superstiziosi e temiamo che se uno lo dice poi smette e si torni a sentire caldo), ho notato di non essere il solo: fa caldo come – se non più – dei giorni scorsi, il sole non dà tregua, l’aria sembra quella per asciugarsi le mani in uno di quei cosi nei bagni pubblici, prima si sudava, adesso stiamo facendo la crosticina, attorno a noi l’Europa brucia anche senza i bombardamenti di Putin, eppure la gente si lamenta meno. La vedi che si sventola con un ventaglio (il vero business di questi anni, altro che l’intelligenza artificiale!) dicendo laconica “e in futuro hanno detto che sarà anche peggio” e poi va avanti con la propria vita con una serenità nuova, persino con un mezzo sorriso di beatitudine, come se non stessimo andando tutti quanti incontro alla frittura mista dell’umanità – occhio al limone: non è una fettina ma tutto intero, e non si spreme, s’infila. Benché gonfi, sfatti, sfigurati dal caldo, ustionati, sembriamo tutti vagamente sollevati dal fatto che “in futuro sarà anche peggio”, come se avesse fatto un bel temporale estivo (quelli di una volta, non queste bombe d’acqua di calore che appiccicano e basta) e l’aria fosse finalmente cambiata.
E’ l’effetto nostalgia, ma applicato al presente: si sa, la nostalgia è un filtro che cancella le rughe ed elimina i difetti, al punto tale che ci fa rimpiangere decenni passati dove si stava nettamente peggio (tranne per il clima), c’è persino chi come Elon Musk ha nostalgia dell’Impero Romano – un periodo effettivamente epico, a cominciare dal fatto che si moriva per un mal di denti. Ma ora che abbiamo finito il passato da rimpiangere (abbiamo rivalutato tutto, anche l’età della pietra, così ecologica e rispettosa dell’ambiente) non ci è rimasto che iniziare ad avere nostalgia del presente. E funziona! Il 2026 sembra già meglio, ora che ci hanno detto che in futuro sarà peggio. L’idea di un futuro migliore ci ha sempre fatto vivere male: anni di speranza per l’avvenire ci hanno reso solo un branco di frustrati rancorosi per le fregature prese e i sogni traditi. Adesso invece che non c’è più speranza, la parabola è inesorabilmente declinata verso l’Apocalisse, ora che “the worst is yet to come”, guardiamo a questi tempi balordi che siamo condannati a vivere con tenerezza e un pizzico di nostalgia per quando non ci saranno più: “Mi mancherai, vita di merda. Anzi mi manchi già”.
Sapere che in futuro sarà ancora più caldo ci fa provare una sorta di escursione termica per il presente, è come se la rassegnazione ci facesse un’ombra sotto la quale ripararci per trovare un po’ di tregua: inutile accaldarsi tanto a piantare più alberi, a mangiare meno carne, a sostituire la macchina con la bici, piuttosto meglio non uscire negli anni più caldi e starsene al “fresco” di questo 2026. Insomma, in futuro sarà sempre peggio e rimpiangeremo quest’estate? E allora godiamocela!