L’apocalisse francese e la politica ferma al mite consiglio: adattatevi. Ma come?

L’adattamento prevede mutazioni genetiche o nuove mobilità, funzioni speciali e soprattutto i millenni. In assenza di altre indicazioni ecco un catalogo degli adattamenti richiesti all’europeo contemporaneo con valutazione di fattibilità

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Foto LaPresse

Noi ci lamentiamo ma altrove sono piegati in due. In Francia per esempio. Incendi da film dell’orrore e un caldo che sta bruciando pure le anime dei morti. Avevamo bell’e capito che l’estate aveva smesso di essere una stagione, e che ora servono le preghiere ai santi e le misure cautelari. 44 gradi, raccolti bruciati, centrali nucleari messe in pausa, treni che se si fermano sotto il sole si fa una strage. Uno giorno o l’altro colerà la Torre Eiffel, cadrà per terra e diremo tutti “grande metafora!”. Vicino a Bordeaux le fiamme hanno mangiato centinaia di chilometri quadrati e 200 mila persone sono state evacuate.
La Francia, che fino all’altroieri aveva il clima per il burro e per lo champagne, adesso è una serra, con quasi la metà delle case inadatte agli ultimi calori – i famosi tetti di zinco parigini, tanto romantici nei bianchenneri – funzionano ormai per farci le crepes, solo che sotto ci sono gli umani. Il governo francese, preso dal panico, ha comprato 30 mila condizionatori portatili per ospedali e case di cura, apparecchi che spesso non si adattano nemmeno alle finestre su cui dovrebbero essere montati. E poi qualcuno si permette di usare la parolina magica, l’asso liberatutti: adattamento. Dovremo adattarci. Dicono loro, non so con quale coraggio. Soprattutto: non so studiando su quali libri. Adattamento, per come me lo ricordo io dalle scuole elementari, è una faccenda da pesci ambiziosi che hanno deciso di uscire dall’acqua e provare a respirare. Scimmie che scendono dagli alberi, coi secoli dei secoli gli viene il pollice opponibile e, in un crescendo non sempre da congratulazioni, sono arrivati a fare swipe su Vinted quando la taglia della camicetta non è giusta. L’adattamento prevede mutazioni genetiche o nuove mobilità, funzioni speciali e soprattutto: i millenni. Servono i millenni. Non è adattamento chiedere a una poveracrista con la pressione bassa e l’anemia (io) di diventare ignifuga e fare le code in tribunali non condizionati con 40 gradi nel giro di trentasei mesi. La politica climatica è ancora ferma ai consigli, forse allora serve il catalogo degli adattamenti richiesti all’europeo contemporaneo con valutazione di fattibilità. Facciamo questo pre-audit interno.
Dormire con l’aria condizionata. Non è bello ma è utile. Inutile pensare che se imposti la temperatura su 24 gradi avrai solo benefici: ti svegli lo stesso con le ossa di wafer e il sistema nervoso spostato. Perché quello che ho scoperto quest’anno è che l’aria condizionata influisce sull’umore: medica una parte, acciacca l’altra. In ogni caso il calcolo costo-beneficio è escluso, ne potremmo parlare se ci fossero alternative veloci e funzionanti, ma non ce ne sono. Possibilità di riuscita: alta. Voto: 10.
Dormire senza aria condizionata. E’ il metodo sostenibile. Solo che si muore una notte dopo l’altra. Si aprono le finestre. Si gira il cuscino alla ricerca del lato fresco, non esiste nessun lato fresco. In mezzo non ci sono sogni normali ma allucinazioni. Risvegli sudatissimi per notte: 25. Al terzo smetti di cambiare la maglietta. Alle sei della mattina ti svegli così iniettato d’odio che non è possibile funzionare fisicamente, andare a lavorare è il triplo del castigo. Possibilità di riuscita: nemmeno teorica. Voto: 0.
Rinunciare alle uscite con gli amici. Cena alle nove. Meglio alle dieci. Alle dieci ci sono ancora 35 gradi. Mangiamo dentro? Ma è estate. Mangiamo fuori. Nessuno riesce a fare conversazione. Abbiamo i vestiti incollati. Si dubita che quella gente intorno ci sia mai stata simpatica, ci si dice “mai più”. La voglia di tornare a casa è come quella invernale, elevata alla potenza di tre. Possibilità di riuscita: concreta. Voto: 2.
Scegliere destinazioni fredde al posto del mare. Il nuovo lusso è tristissimo: “la sera ci voleva il golfino”. Io quelli del fresco dopo cena li avevo sempre presi in giro. Il ricco tornerà dalle vacanze pallido. Butteranno anche le loro barche: fa caldissimo perfino al largo, e con le celle tempestose imprevedibili sei a rischio Titanic pure andando a Ventotene. Possibilità di riuscita: proporzionale al reddito. Voto: 8.
Abituarsi. E’ la proposta conclusiva. Bisogna essere flessibili, fare compromessi. Bisogna mettersi in mutande davanti allo specchio e fare un comizio al corpo. Vediamo se si convince. Il fatto è che possediamo una temperatura di caduta, una pressione e soprattutto una quantità limitata di pazienza. E se ho capito qualcosa della pazienza sperimentando sulla mia, è che può reggere ogni peso, sperpero e un tempo enorme di utilizzo ma non si può surriscaldare, perché è una lega che evapora. Può acclimatarsi entro certi limiti, il corpo. Queste estati sarebbero un’esperienza formativa? Il primo passo dell’adattamento? Mi consento di dubitarne. Possibilità di riuscita: biologicamente trascurabile. Voto: 0.