L’aumento delle spese per la Difesa in Europa è considerato da alcuni il segnale della “preparazione alla guerra contro la Russia” (Putin), “un segnale di crescente insicurezza” (Orbán), “incompatibile con il nostro stato sociale” (Sánchez), “la fine dello stato sociale” (Schlein), denaro “che arricchisce i poteri forti” (Conte). La Russia da tempo fa propaganda sull’idea che più Difesa in Europa significa più guerra, e certo i governi democraticamente eletti devono far quadrare i conti, ma ci sono dei momenti tragici, drammatici, che non vorremmo mai vivere, in cui all’improvviso quelle dannate spese sono immediatamente comprensibili anche dalle persone comuni, anche quelle più ostili alla difesa comune europea, per quello che sono: soldi investiti in sicurezza.
Da settimane Francia e Spagna combattono incendi di proporzioni mai viste, con oltre 300 mila persone sfollate nei due paesi. Una catastrofe. Ogni paese europeo, al proprio interno, gestisce il rapporto tra emergenza civile e militare in modo diverso. In Italia comanda sempre la Protezione civile, e l’esercito interviene solo su richiesta. In Francia, di fronte a incendi “senza precedenti”, il governo ha scelto di militarizzare quasi subito l’emergenza, mettendo oltre mille soldati sul terreno più unità di gendarmeria per le evacuazioni. La Spagna (il paese che più si oppone alle spese militari) ha un modello ibrido: la Unidad Militar de Emergencias è un corpo militare nato apposta per le catastrofi, quindi non è un “rinforzo tardivo” ma la prima linea fin dalle prime ore. Come in Giappone, dove a ogni catastrofe naturale a intervenire immediatamente è sempre la Difesa, come ieri, purtroppo, di nuovo, con il devastante terremoto a Kumamoto.
Non solo. Nei giorni scorsi, l’Ue è intervenuta nell’emergenza incendi in Spagna e Francia esattamente come farebbe di fronte a una minaccia esterna, e cioè mobilitando mezzi, uomini e risorse da più stati membri. In Francia l’Ue ha schierato 7 aerei e 4 elicotteri da Repubblica ceca, Croazia, Germania, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Turchia, gran parte dei quali appartiene alla flotta antincendio comune rescEU. In Spagna sono stati mobilitati 6 aerei da Grecia, Italia e Turchia, oltre a 134 unità di personale e 41 veicoli dal Portogallo. Il servizio satellitare Copernicus fornisce mappe di emergenza in tempo reale, e un funzionario di collegamento della Commissione è a Bordeaux per coordinare gli aiuti. Si tratta dello stesso schema di una difesa collettiva: c’è un paese in difficoltà, e gli alleati che inviano mezzi e uomini con un coordinamento centrale e una spesa condivisa. L’idea sopravvissuta fino a oggi secondo la quale la Difesa è solo spese militari, bombe e missili è populista e miope, perché quelle spese sono un sistema di protezione su larga scala che non prepara alla guerra, ma alle emergenze.