Cena al ristorante Cefalù con chicca in un angolo: Valter Lavitola

Viale dei Quattro Venti, 51, Roma. Il faccendiere accusato di tentata strage mafiosa per la bomba a Ranucci parla al cellulare tutta la sera. Ma il telefono era quello sottosequestro o era quello di un altro? Ristorante da otto e lode. Consigliato

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Foto LaPresse

Viale dei Quattro Venti, 51, Roma. Cena a casa Lavitola, al ristorante Cefalù. Niente male. Moscardini fritti (abbondanti). Pasta con i ricci (poco cremosi, molto sostanziosi). Vino abbordabile (Falanghina, 22 euro). Clientela varia, pochi posti liberi. Ristorante di quartiere, con chicca in un angolo. E’ lui o non è lui? E’ proprio lui. Valter Lavitola è lì, a cena, con l’amico “Gianni”, la sua fidanzata allegra. Parla al telefono tutta la sera. Si alza, a un certo punto, per parlare al telefono all’aperto. Esce fuori e un avventore gli si avvinghia per fare una foto. Clic: è proprio lei quel Lavitola lì accusato di tentata strage mafiosa per la bomba a Ranucci? Un sorriso, clic. Conto (senza sconto) abbordabile: 44 euro. Lavitola saluta tutti. Ha un Tex Viller sotto braccio. Ci si chiede: ma il telefono con cui parlava era quello sottosequestro o era quello di un altro? Ristorante da otto e lode. Consigliato. Cin cin.