Non siamo più depressi, ansiosi o traumatizzati: siamo neurodivergenti!

La diagnosi di Adhd è diventata un oggetto socialmente desiderabile. Da un lato offre alcuni vantaggi, come una spiegazione, una comunità e un’attenuante, dall'altro però non vorrei che avessimo trovato il modo di sentirci inadeguati con la ricevuta fiscale, sarebbe tristissimo

11 LUG 26
Immagine di Non siamo più depressi, ansiosi o traumatizzati: siamo neurodivergenti!

Foto di Josh Howard su Unsplash

C’erano due tipi di studenti, nella mia classe di liceo. Quelli già mezzi adulti: capaci di non andare a scuola quando gli pareva e falsificare benissimo e anche con voluttà la firma del padre sul libretto delle assenze (era prima della disgrazia del registro elettronico), capaci di mentire con profitto, di improvvisare e arrivare a un’interrogazione impreparati e sapersela cavare lo stesso. E c’erano gli altri: i pavidi volenterosi ma inadeguati, quelli che studiavano sempre, studiavano e basta, di ogni intoppo facevano una tragedia, oddio il cinque e mezzo alla versione scritta di greco, sopravviverò? Ero una di loro. Soprattutto c’era una pratica di cui mi vergogno ancora molto. Io e i compagni miei, allorché in odore di interrogazione, certe mattine porgevamo all’insegnante il nostro diario di sedicenni dove compariva, in un riquadro, una calligrafia adulta: per una visita medica Ester non è riuscita a studiare latino e trigonometria. Sotto, la firma di mammà. Il professore controfirmava e sulla faccia aveva i sottotitoli: grande cretina, nella vita come speri di cavartela?
Per fortuna finì lì la possibilità di pararsi con la ricetta scritta, poi arrivò l’università, i primi lavori, poi i secondi, e una collezione di sberle che ancora oggi continua direi anche gagliardamente. E non ho mai più pensato che esistesse un modo lecito per difendersi dalle mie lacune, dall’imprecisione e da quanto i miei studi siano sempre approssimativi a causa della fretta. Si vede che sono una poco commerciale, perché una parte del mercato degli adulti ha avuto invece un’idea brillante. Diciamo che siamo malati, è per quello che non riusciamo a vivere bene! Malati di che? Neurodivergenza! Si sono riempiti i social in un battibaleno, di ADHD scoperti fuori tempo massimo.
Dati essenziali: l’ADHD adulto è una condizione riconosciuta, con prevalenza stimata del 2,6-3,1 per cento nelle revisioni internazionali. Negli Stati Uniti, il Cdc ha stimato nel 2023 circa 15,5 milioni di adulti con diagnosi attuale riferita, pari al 6,0 per cento. In Europa l’uso di farmaci per ADHD è cresciuto nettamente dal 2010 al 2023. E’ una diagnosi utile? Insomma. Intanto perché è indiziaria. Ricostruzioni del paziente di cose di trent’anni prima. Vai a fare i tarocchi, insomma. Ma principalmente c’è che l’ADHD vale anzitutto come disturbo del neurosviluppo, quindi è proprio dell’infanzia. I criteri diagnostici richiedono che diversi sintomi fossero presenti prima dei 12 anni, anche se non erano stati riconosciuti. La questione è che serve solo se ricostruisce una traiettoria coerente. Non è una verifica facile né immediata, mi dicono i dottori onesti. Che nella lingua medica vuol dire “fammi il piacere”.
Ma stiamo divagando, insomma chi se ne frega dell’evidenza scientifica, abbiamo una diagnosi! Negli anni 80 eravamo esauriti e nessuno ci compativa, poi siamo stati depressi atecnici anni 90, poi ansiosi fino all’altroieri, poi grazie ai social siamo stati traumatizzati, ma ci è servito solo ai reel instagram, nessuno ci diceva sinceramente “poverino!”. Infanzia infelice ce l’hanno cani e porci, ora invece abbiamo azzeccato l’etichetta: siamo neurodivergenti. Bella definizione rotonda, serissima. C’è da preoccuparsi se la diagnosi diventa un oggetto sociale così desiderabile? Sì è no. No perché è un placebo e offre tre vantaggi: una spiegazione, una comunità e un’attenuante. Non è poco. Nel grande processo permanente a se stessi, l’ADHD è la nostra perizia di parte: vostro onore, non sono stato pigro e sciatto, ero disregolato esecutivamente disfunzionale e grave. Sì, perché non vorrei che avessimo trovato il modo di sentirci inadeguati con la ricevuta fiscale, sarebbe tristissimo. Perché a fare gli adulti, una volta tanto, ci si potrebbe pure rassegnare a prendere le cose come vengono. E le cose vengono sempre alla stessa maniera: a fronte di parecchie scocciature la vita offre solo moderate soddisfazioni e “nei giorni di malumore non ti piace niente”.