Leone old money

Il Papa a Montecarlo ricorda che i ricchi vecchia maniera sono meglio degli oligarchi tech

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Guglielmo Mangiapane/Pool Photo via AP

Lungi da me ogni forma di populismo o pauperismo; ma certo non mi fa difetto il senso dell’umorismo. E anche il più serioso fra voi dovrà ammettere che la notizia che sabato scorso Papa Leone XIV si è recato in viaggio apostolico al Principato di Monaco (sic!) faceva ridere già solo a leggerla. Sembrava l’inizio di una commedia degli equivoci, con il Papa che fraintende la parola “Monaco” e pensa di andare in visita a un monastero e non in un Principato. Poi sono arrivate le immagini televisive, esilaranti: il Papa che arriva in elicottero sorvolando il mare in una splendida giornata di sole che più Costa Azzurra non si può, il percorso in auto fra le tribune del Gran Premio, attiviste animaliste che si gettano sul corteo papale agitando cartelli con la scritta “PAPA LEONE: AIUTACI A PORRE FINE ALLA CORRIDA” (Ma che c’entrava? Lì si ammazzano i piloti, mica i tori; ma vabbè). Anche i più vaticanisti hanno vacillato di fronte a tutto questo: ok che il Papa ha solo accettato l’invito del Principe Alberto II, ok che il Principato è uno dei pochissimi paesi in cui il cattolicesimo è rimasto religione di stato e resiste alla liberalizzazione dell’aborto (beh, non credo lì manchino i soldi per portare avanti una gravidanza... ma andiamo avanti), ok che è andato e tornato in giornata fermandosi a Montecarlo solo nove ore (“avrà perso tutto al casinò” dicono i maligni, cioè io); ma con la Terza guerra mondiale in corso, la povertà che avanza ad ampie falcate anche nella parte di mondo più privilegiata, ogni aspetto della vita umana in crisi, si ammetterà che il Papa in visita al Principato di Monaco pare una gag, e anche ben scritta! Un’iperbole, una parodia: viene da pensare che il Papa ci stia trollando, giocando sul doppio senso fiscale della parola “paradiso”. Capisco che la volontà di Dio sia spesso imperscrutabile; ma almeno quella del pontefice dovrebbe esserci più chiara. Ma per quanto ci si possa armare di Fede, si fa fatica a capire il motivo profondo della visita del Papa al Principato di Monaco: qui in Italia la Chiesa già non paga l’Imu, che senso avrebbe trasferire la residenza a Montecarlo? O forse Leone XIV vuol gareggiare al Gran Premio con la sua papamobile? E allora ho fatto quello che bisognerebbe sempre fare prima di giudicare: sono andato a leggermi cosa il Papa ha detto durante questo suo viaggio apostolico nello staterello francofono. E ho scoperto che Prevost a Montecarlo ha parlato proprio di disuguaglianze, di “strutture di peccato che scavano abissi fra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati”. Delle due l’una: o il Papa ci sta perculando, oppure ci sta invitando a non fare di tutta l’erba un fascio, di distinguere fra ricchi e ricchi. In effetti Montecarlo oggi è un po’ la capitale mondiale dell’“old money”, cioè dei ricchi vecchia maniera, cioè dei fortunati egoisti e furbacchioni, ma che facevano meno danni al prossimo rispetto a tutti questi “uomini più ricchi del mondo” del settore hi-tech, che intossicano le nostre vite e minano l’ordine mondiale per pura logica di profitto predatorio. In effetti, ma quanto è più simpatico e meno socialmente pericoloso un monegasca qualsiasi rispetto a Elon Musk? E se non bastasse questo messaggio per rivalutare la visita del pontefice a Montecarlo, permettetemi di citarvi un altro passaggio cruciale del suo discorso: riferendosi tanto al Vaticano quanto al Principato di Monaco, entrambe città-stato, il Papa ha detto: “Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia”. In altre parole – per giunta sacre: le dimensioni non contano. Lo ha detto il Papa, lo dice la Bibbia. Fine delle discussioni.