I falsi storici al tempo della guerra in Ucraina. I casi Canfora e D’Orsi

Da Zelensky in affari col figlio di Biden alla santità di Bandera. I due professori comunisti, forse accecati dall'antiamericanismo o offuscati dall’antico fascino per Mosca, propalano falsità e mistificazioni a ripetizione
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14 MAY 22
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La guerra in Ucraina ha prodotto un fenomeno singolare: la diffusione di falsi storici da parte di storici veri. Si tratta perlopiù di professori di tradizione comunista che, vuoi per antiamericanismo o per l’antico fascino che suscita sempre il Cremlino, confondono la professione con la militanza e si trovano a propalare sull’Ucraina ricostruzioni mistificatorie o completamente inventate, alla stregua degli scadenti propagandisti russi che girano per le trasmissioni televisive. I casi maggiori sono quelli di Luciano Canfora e Angelo d’Orsi.
Canfora, affermato storico e filologo che non ha mai mancato di riconoscere la grandezza di Stalin, in un’intervista al Fatto quotidiano è arrivato a dire che “quando Di Maio è andato a Mosca prima della guerra, tornando, ha constatato la volontà di pace del governo russo”. Un’affermazione surreale. Il ministro degli Esteri italiano ha incontrato il 17 febbraio l’omologo russo Sergei Lavrov, che ha riferito a Di Maio “tutta la disponibilità russa a trovare una soluzione diplomatica”. Meno di una settimana dopo la Russia ha invaso e bombardato l’Ucraina. Questa era la “volontà di pace” di Putin di cui parla Canfora. In un’intervista al Riformista, Canfora è arrivato a dire che “il figlio di Biden è in affari con Zelensky”. Un’altra colossale menzogna, per giunta diffamatoria, di derivazione trumpiana: Hunter Biden è stato nel cda di una società energetica ucraina, Burisma, prima che Zelensky diventasse presidente.
Angelo d’Orsi, storico di caratura inferiore rispetto a Canfora ma non per militanza (pochi mesi fa si era candidato a sindaco di Torino con un cartello di liste comuniste), in un articolo sul Fatto quotidiano a inizio marzo parlò di “15 mila morti in Donbas provocati dagli ucraini tra la popolazione russofona e russofila”. Un concentrato di falsità: i morti in Donbas sono sì oltre 14 mila, ma non tutti provocati dagli “ucraini” e non tutti tra i “russofili”. Secondo i dati delle Nazioni Unite i morti, dall’aprile 2014 alla fine del 2021, sono così classificati: circa 4.400 tra le forze armate ucraine, circa 6.500 tra le milizie e circa 3.400 tra i civili. Attribuire tutte le responsabilità a una parte e tutte le vittime all’altra è una mistificazione indecente.
Il problema non è che tra Russia e Ucraina Canfora e D’Orsi non vedano “il bene e il male”, ma che non distinguano il vero e il falso. E questo è particolarmente grave per chi, per quanto militante, fa comunque lo storico.