Massimo Bottura con la moglier Lara Gilmord durante la premiazione dei World's 50 Best Restaurants awards (foto LaPresse)

I francesi che si incazzano per Bottura sono una piccola rivincita

Mauro Zanon

L’Osteria Francescana è di nuovo il miglior ristorante del mondo, ma i giornalisti francesi criticano la classifica

Parigi. Ai Mondiali che contano, quelli di cucina, non avremo mai problemi di qualificazione. L’Osteria Francescana di Massimo Bottura è stata incoronata “Miglior ristorante del mondo” dal World’s 50 Best Restaurants, il più importante palmarès gastronomico globale, stilato ogni anno, dal 2002, dal magazine britannico Restaurant. “Perché abbiamo vinto? Semplice, perché l’Osteria Francescana è straordinaria e non si è mai cucinato bene come oggi”, ha detto lo chef modenese appena sceso dal palco dell’Euskalduna Palace di Bilbao, in Spagna, dove si è tenuta la cerimonia di premiazione. E’ il secondo Oscar della cucina per Bottura, che aveva già ottenuto il massimo riconoscimento nel 2016, riuscendo a spezzare dopo dieci anni l’egemonia spagnola (elBulli e El Celler de Can Roca) e danese (Noma).

 

Ma a Parigi, dove si è sempre molto attenti all’evoluzione della gastronomia mondiale, la vittoria di Bottura, dunque dell’alta cucina italiana, e la grande presenza della Spagna tra i primi cinquanta, ha suscitato reazioni irritate nel milieu gastronomico e mediatico. Negli articoli della stampa parigina dedicati al trionfo di Bottura, era tutto un alzare il dito contro i metodi “opachi” e “controversi” del World’s 50 Best Restaurants, senza ovviamente specificare per quale motivo lo fossero, dato che si tratta di un ranking basato sui giudizi di un gruppo di 972 esperti indipendenti provenienti da ogni parte del mondo. “Il problema di questa classifica è che gran parte dei ristoranti sono menzionati a causa delle lobby. Non dico che la loro cucina non sia interessante, ma semplicemente che esiste una certa opacità attorno a questo palmarès”, ha attaccato il giornalista gastronomico Stéphane Riss sull’Obs. A ritenere i metodi di giudizio “opachi” e “controversi”, comunque, sono soltanto i francesi, forse infastiditi dal fatto che debbano scendere fino all’ottavo posto prima di trovare un loro connazionale (Alain Passard, L’Arpège, Parigi) e che nessun ristorante tricolore sia mai salito al vertice in questi sedici anni. “La Francia ha scoperto di avere dei concorrenti nel mondo intero, è molto semplice”, ha cercato di spiegare Nicolas Chatenier, consulente gastronomico e rappresentante della Francia al World’s 50 Best Restaurants, parlando piuttosto di “frustrazione esagonale” dietro gli attacchi alla classifica.

 

Nel 2015, tre esperti gastronomici francesi avevano addirittura lanciato una petizione online intitolata “Occupy50Best” per denunciare la presunta “metodologia fumosa” nella scelta dei ristoranti. “Cos’hanno in comune il ristorante danese Noma, lo spagnolo elBulli e l’inglese The Fat Duck? Hanno causato a centinaia di persone un’intossicazione alimentare, eppure sono stati incoronati Miglior ristorante del mondo”, gridavano. Quest’anno, al terzo posto, si è attestato il ristorante Mirazur, situato a Mentone, in Francia. Ma non ricordate ai francesi che Mauro Colagreco, lo chef dietro i fornelli, è un argentino di origini italiane.