cerca

Mamma mia! Gabanelli e il cappellino nazista

Tedeschi hitleriani e italiani mafiosi. La "regina anti fake" scivola sulla guerra degli stereotipi

30 Maggio 2018 alle 16:46

Mamma mia! Gabanelli e il cappellino nazista

"Abbiamo un moneta unica, vuol dire che 100 euro di debito a Berlino valgono 100 anche a Roma, invece non è così. Oggi se la Bce, secondo le regole previste, presta dei soldi alla Grecia paga x, all'Italia meno di x, alla Francia meno dell'Italia, e alla Germania di fatto glieli regalano. Se qualcuno paga x e qualcuno paga zero, vuol dire che ci stiamo facendo concorrenza sleale fra noi. A come sistemare questa stortura ci stanno pensando in queste settimane francesi e tedeschi". Mentre Milena Gabanelli, nella sua rubrica Dataroom sul sito del principale quotidiano italiano, spiega come "uscire vivi dal debito e tornare a crescere", sullo sfondo nero dietro di lei compaiono alcune animazioni: diagrammi cartesiani, iconcine lampeggianti di euro e percentuali, il classico tempietto stilizzato che rappresenta la banca. Poi, quando Gabanelli parla di "francesi e tedeschi" che "ci stanno pensando in queste settimane", c'è da decidere come rendere in maniera grafica, semplice e immediata, i francesi e i tedeschi appunto.

 

Fosse una gag con gli sceneggiatori di Boris sapremmo già com'è andata. La squadra di Dataroom – vogliamo sperare che la faccenda sia sfuggita all'occhio attento della Gabanelli – le pensa un po' tutte:

"I confini degli stati?"

"Già usati".

"Baguette e wurstel?"

"Freud avrebbe da ridire".

"Fermi tutti, ce l'ho: mettiamoci due cappellini!".

"Genio!".

"Cerca su Google 'cappello tedesco'".

   

  

Già, perché se per i francesi poteva andare il classico basco, i crucchi non hanno un copricapo altrettanto rappresentativo. A meno che non si decida di "militarizzare" il tutto: ecco che per Parigi si sceglie la feluca napoleonica, e per Berlino un bel cappello della Wehrmacht nazista, con tanto di croce uncinata. "Un errore grafico che ci è sfuggito. Ci scusiamo molto e lo cambiamo subito perché non era e non è questo il senso", risponde su Twitter Dataroom. 

    

 

Errore. Perdonati: succede. Peccato però. Fosse stato intenzionale era perfetto, nel momento in cui risorge il lessico guerresco ed esplode la tendenza al vittimismo del nostro paese. Quella retorica aberrante del “cattivo tedesco e del bravo italiano”. Una narrazione tossica che, come spiega l'omonimo e illuminante saggio del professor Filippo Focardi, scarica sulle spalle dei tedeschi tutte le brutture del mondo. Ieri rappresentati al meglio dal terribile "mostro di Oettinger", prima dalla strega "culona", in generale e sempre da un'Europa malevola e infida che vuole schiacciare nella sua gelida morsa gli "italiani brava gente". Tanto che Paolo Savona, per condannare la Germania, ha addirittura riesumato il piano Funk del 1936 (dal nome dell'allora ministro delle Finanze nazista) e paragonato le politiche fiscali europee a quelle del Terzo Reich.

 

Come ci offendiamo, però, per il "Mamma mia" del Frankfurter, manco fosse il piatto di spaghetti conditi da una pistola dello Spiegel nel 1997.

 

  

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • guido.valota

    30 Maggio 2018 - 19:07

    Tutta questa indignazione contro 'la speculazione internazionale' è perfettamente uguale nei toni, nella fisiognomica degli indignati e nell'utilizzo allegro che fanno del debito contratto, a quella che mi toccava sorbire in una mia precedente vita lavorativa da parte dei debitori insolventi compulsivi.

    Report

    Rispondi

Servizi