Pavese, Brancati e Saragat: le tracce della maturità contro i programmi scolastici

La scuola ha dato agli studenti tutti gli strumenti per affrontare un'analisi sui concetti di "incanto" e di "fatica", una riflessione sui confini, sulla comunicazione scientifica. Ma sulle parole dell'ex presidente della Repubblica sull'Assemblea costituente e sulle tracce dell'analisi del testo il discorso è diverso
18 GIU 26
Ultimo aggiornamento: 10:20
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Foto Ansa

L'analisi di una poesia di Pavese o un estratto di Brancati, un testo argomentativo sul discorso di insediamento di Saragat e un focus sul concetto di"fatica" guidato dalle pagine di Calabresi. Mezzo milione di studenti italiani oggi hanno iniziato con questi testi l'esame di maturità, alcune delle sette tracce della prima prova. Ancora una volta si tratta di autori o personaggi storici vissuti nel Novecento, di cui i ragazzi seduti sui banchi sanno poco o nulla. Non per colpa loro, ma per l'annosa discrasia tra i programmi ministeriali e quello che i professori riescono a fare durante l'anno scolastico: anche se le indicazioni prevedono di affrontare l'attualità, difficilmente i ragazzi riescono a studiare ciò che segue la seconda guerra mondiale. E questo discorso vale per tutte le discipline, non soltanto la storia.
Nella Tipologia A, cioè l'analisi del testo, ci sono quindi il componimento "Passerò per piazza di Spagna" di Cesare Pavese che parla del tema dell'amore non corrisposto e che fa parte della raccolta pubblicata postuma nel 1951, "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi", dove si trovano le ultime poesie dello scrittore torinese, mentre per la prosa è stato scelto un testo estratto da "I piaceri" del cronista e saggista siciliano Vitaliano Brancati. Le tre tracce della Tipologia B prevedono la stesura di un testo argomentativo del discorso di insediamento dell'ex Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat incentrato sull'Assemblea Costituente per l'ambito storico-politico; per quello scientifico-comunicazione gli studenti dovranno cimentarsi con l'opera "Te lo dico con parole tue. La scienza di scrivere per farsi capire" del giornalista e scrittore Piero Bianucci; mentre per l'ambito geopolitico si tratterà di affrontare il tema delle frontiere attraverso il saggio del Professore emerito di Sociologia Frank Furedi, ungherese, "I confini contano. Perché l'umanità deve riscoprire l'arte di tracciare frontiere". Infine ci sono le due tracce del tema di attualità: la prima prevede una riflessione sul concetto di "incanto" a partire dall'articolo "Funziona a meraviglia", pubblicato su Internazionale, della giornalista tedesca Wenke Husmann, e una considerazione sulla "fatica", sull'esempio di alcune pagine scritte dal giornalista Mario Calabresi tratte dal libro "Alzarsi all'alba".
La funzione della scuola è quella di consegnare tutti gli strumenti per poter affrontare qualsiasi cosa accada al di fuori. Per questo gli studenti che hanno scelto queste tracce di attualità dovrebbero poter contare sul bagaglio di nozioni e di letture necessarie per formulare ragionamenti sui concetti di incanto e fatica senza problemi. Discorso simile per le frontiere di Furedi - le letterature greca, latina, italiana e inglese tracimano di autori che hanno trattato il tema, come Tacito e Dante per fare due nomi - e della scienza di Bianucci. Diversi sono i casi degli autori scelti per l'analisi del testo e le parole di Saragat. Pavese è certamente un autore studiato in molte scuole italiane, ma non in tutte, sempre per colpa dei programmi troppo lunghi concentrati in cinque anni di scuola. Invece c'è da immaginarsi lo stupore dei maturandi che si aspettavano Calvino, Montale o Eco e si sono ritrovati Brancati. Probabile che se si è capaci di analizzare una poesia di Leopardi si sarà capaci di analizzare anche quella di Pavese, così come se si sa comprendere un testo di Machiavelli Brancati non sarà poi così diverso. Ma resta difficile analizzare un'opera di cui non si conosce l'autore. E poi c'è il discorso di Giuseppe Saragat: l'ex presidente parla dell'Assemblea costituente circa una ventina d'anni dopo il suo insediamento, con una visione più ampia e retrospettiva. Per i ragazzi che affrontano ora la maturità può essere difficile avere quella stessa visione, visto che per i professori di storia è un buon risultato essere arrivati già al 1945.