Scienza
CATTIVI SCIENZIATI •
L'irresponsabile reintegro dei medici no vax crea un pericoloso precedente
Se una minoranza ottiene una disciplina eccezionale presentando come persecuzione l'applicazione di regole professionali, altri gruppi potranno tentare la stessa strada. Le parole del presidente della Repubblica e qualche domanda per Schillaci

Foto ANSA
Il 27 ottobre, alla Camera, Fratelli d'Italia e i suoi alleati hanno approvato una disposizione che introduce una procedura straordinaria per la reiscrizione agli albi di sanitari radiati per determinati fatti commessi durante l'emergenza Covid. Il giorno successivo, intervenendo ai Giorni della Ricerca promossi dall'Airc, Sergio Mattarella ha definito l'opposizione pregiudiziale ai vaccini uno dei sintomi più sconcertanti dell'irrazionalità antiscientifica, ricordando che adulti e bambini possono morire per malattie dalle quali avrebbero potuto proteggersi e richiamando la necessità di contrastare chi avvelena l'opinione pubblica. Il presidente della Repubblica non ha citato il voto parlamentare, ma il contrasto tra le sue parole e il comportamento della maggioranza è impressionante: mentre il capo dello stato denuncia le conseguenze della propaganda no-vax, il partito della presidente del Consiglio promuove un provvedimento accompagnato da dichiarazioni che accreditano proprio quella propaganda, rappresentando le istituzioni sanitarie come responsabili di una persecuzione.
Avevo denunciato questa operazione il 23 luglio, in una lettera aperta al ministro della Salute Orazio Schillaci pubblicata sul Foglio, ricostruendo l'iniziativa della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri, che aveva presentato l'emendamento il 3 marzo, e il successivo intervento favorevole del sottosegretario Marcello Gemmato, nonostante il parere negativo che, secondo le ricostruzioni giornalistiche, era stato espresso dal ministro. Avevo chiesto a Schillaci di chiarire se condividesse la scelta di offrire una sponda politica alle rivendicazioni no-vax e come fosse possibile che un sottosegretario sostenesse una proposta sulla quale il titolare del dicastero avrebbe espresso una valutazione opposta. Tre mesi dopo, quelle domande restano aperte e l'operazione è arrivata al voto dell'Aula.
La Camera ha approvato l'articolo 8 del disegno di legge sulle professioni sanitarie con 126 voti favorevoli e 113 contrari. Una parte di Forza Italia ha evitato la votazione, mentre altri suoi deputati hanno contribuito al risultato; gli otto parlamentari di Futuro Nazionale, la formazione legata a Roberto Vannacci, hanno rivendicato il carattere decisivo del proprio sostegno, e i numeri confermano la loro affermazione, perché con quegli otto voti passati dal sì al no la norma sarebbe stata respinta per 121 a 118. Fratelli d'Italia ha dunque promosso l'iniziativa, Forza Italia ha contribuito a farla passare e i vannacciani hanno potuto presentarsi ai propri sostenitori come determinanti per la sua approvazione. È difficile immaginare una rappresentazione più eloquente del modo in cui una rivendicazione no-vax possa diventare moneta di scambio nella competizione politica interna alla destra.
Conviene ricordare che cosa è stato approvato, perché proprio la confusione è stata uno degli strumenti di questa operazione. Durante la pandemia, i sanitari che non rispettavano l'obbligo vaccinale venivano normalmente sospesi dall'esercizio professionale; la radiazione era invece una sanzione disciplinare molto più grave, relativa a condotte ulteriori giudicate incompatibili con i doveri professionali. La disposizione votata alla Camera, ancora soggetta al completamento dell'iter legislativo, consente a determinate condizioni di presentare una richiesta straordinaria di reiscrizione per fatti non dolosi commessi durante lo stato di emergenza, dal 31 gennaio 2020 al 31 marzo 2022, affidandone la valutazione alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie. Nessuna riammissione è automatica. Rimane però una domanda alla quale i promotori della norma dovrebbero rispondere prima di pretendere di modificare il sistema disciplinare: quali errori hanno commesso gli Ordini, quanti professionisti ne sono stati vittime e perché i normali strumenti di impugnazione e reiscrizione sarebbero insufficienti? Per giustificare una legislazione eccezionale servono casi documentati e ragioni verificabili, che finora non sono stati messi al centro della difesa pubblica del provvedimento.
Al loro posto sono arrivate le dichiarazioni di Buonguerrieri, che ha parlato di persecuzione e di "caccia alle streghe", e quelle di Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d'Italia, che ha accusato gli oppositori della norma di rimpiangere una stagione di odio e divisioni, contestando il fondamento scientifico delle misure adottate durante la pandemia. Sono accuse pesantissime nei confronti delle istituzioni sanitarie, formulate da rappresentanti di un partito di governo che avrebbero tutti gli strumenti per verificarne la fondatezza. Se Buonguerrieri conosce casi di persecuzione disciplinare, li documenti; se Malan ritiene che le misure sanitarie fossero scientificamente infondate, indichi quali, sulla base di quali prove e rispetto a quali conoscenze disponibili all'epoca. Il loro ruolo istituzionale rende particolarmente grave l'uso disinvolto di accuse che alimentano la sfiducia verso la medicina e verso chi ha il compito di tutelare i pazienti.
È questo il punto sul quale bisogna inchiodare i responsabili politici. Gruppi no-vax anche piccoli possono garantire un consenso elettorale concentrato, rumoroso e facilmente mobilitabile, particolarmente appetibile per partiti e candidati che cercano di differenziarsi dai propri alleati. Le dichiarazioni dei promotori e la rivendicazione dei voti decisivi da parte dei vannacciani mostrano quanto questa battaglia sia divenuta utile per acquisire riconoscibilità politica. Non occorre conoscere le intenzioni private dei parlamentari per giudicare la scelta compiuta: hanno sostenuto una norma eccezionale, l'hanno accompagnata con la narrazione della persecuzione dei sanitari dissenzienti e hanno offerto ai gruppi no-vax un successo politico che questi possono legittimamente rivendicare come proprio. Il possibile vantaggio elettorale è immediato, mentre il costo di una fiducia indebolita nelle vaccinazioni ricade su tutta la popolazione.
Quel costo è ben conosciuto. La disinformazione vaccinale influenza decisioni dalle quali dipendono la protezione dei bambini, la prevenzione delle malattie infettive e la salute delle persone più vulnerabili; quando a diffonderla è un medico, la sua autorevolezza professionale può renderla ancora più persuasiva. Gli Ordini esistono anche per garantire che il titolo professionale non venga utilizzato in violazione dei doveri deontologici, e chi vuole intervenire sulle loro decisioni ha l'obbligo di dimostrare quali ingiustizie intenda correggere. Presentare quelle decisioni come una persecuzione, senza dimostrarlo, significa offrire un nuovo argomento a chi sostiene che le autorità sanitarie abbiano deliberatamente ingannato o punito i cittadini. Un Parlamento dovrebbe conoscere le conseguenze di un simile messaggio, soprattutto dopo una pandemia nella quale la disinformazione ha ostacolato la prevenzione e contribuito a decisioni sanitarie dannose.
La coincidenza con il discorso di Mattarella all'Airc rende ancora più evidente l'irresponsabilità dell'operazione. Le conoscenze immunologiche che hanno permesso lo sviluppo dei vaccini sono anche alla base di nuove strategie terapeutiche contro il cancro, comprese applicazioni sperimentali delle piattaforme a RNA messaggero. Mentre la ricerca apre possibilità di trattamento che fino a pochi anni fa erano difficili da immaginare, esponenti della maggioranza alimentano una narrazione che scredita le istituzioni scientifiche dalle quali dipende anche la credibilità di quelle innovazioni. La fiducia necessaria affinché i cittadini accettino una prevenzione o una terapia efficace richiede anni di lavoro e comportamenti istituzionali coerenti; bastano invece poche dichiarazioni irresponsabili, soprattutto quando provengono da chi governa, per rafforzare dubbi che la disinformazione ha già diffuso.
La responsabilità maggiore ricade su Giorgia Meloni, perché l'iniziativa nasce nel suo partito, viene sostenuta da un sottosegretario del suo governo e difesa dal presidente dei senatori di Fratelli d'Italia. La presidente del Consiglio dovrebbe spiegare se condivide le accuse di persecuzione rivolte alle istituzioni sanitarie e se ritiene scientificamente ingiustificate le misure vaccinali adottate durante la pandemia. Dovrebbe soprattutto chiarire se considera accettabile che il proprio partito cerchi consenso politico presso gruppi no-vax offrendo loro una vittoria legislativa e simbolica, mentre il Servizio sanitario nazionale deve affrontare problemi assai più urgenti, dalle carenze di personale alle disuguaglianze nell'accesso alle cure. Forza Italia risponde dei voti che hanno consentito l'approvazione, malgrado le riserve manifestate da una parte dei suoi parlamentari; Futuro Nazionale risponde del sostegno che ha orgogliosamente rivendicato. Chi ha sostenuto la norma deve indicare quale beneficio per i pazienti giustifichi l'eccezione introdotta e perché essa debba avere precedenza su questioni sanitarie di ben altra rilevanza.
Resta Schillaci, al quale ripeto le domande formulate a luglio. È vero che il ministero aveva espresso parere negativo sull'emendamento? Chi ha autorizzato Gemmato a sostenerlo in Commissione e quale posizione ufficiale ha assunto il dicastero? Un ministro della Salute che è anche medico e uomo di scienza conosce il valore della fiducia nelle vaccinazioni e la funzione delle responsabilità disciplinari; proprio per questo deve spiegare come intenda conciliare il proprio ruolo con un'iniziativa politica che, attraverso le dichiarazioni dei suoi promotori, offre legittimazione alla narrativa della persecuzione no-vax. Il silenzio pubblico su una divergenza tanto grave, qualora la ricostruzione giornalistica sia confermata, costituisce esso stesso un problema politico.
Una democrazia riconosce anche ai no-vax il diritto di organizzarsi, manifestare e cercare rappresentanza, ma chi governa ha il dovere di valutare le loro richieste sulla base dell'interesse generale, e non della loro capacità di portare voti. È precisamente questo dovere che i protagonisti della vicenda sembrano aver subordinato alla convenienza politica, scegliendo di dare rilevanza legislativa a una rivendicazione accompagnata da accuse non adeguatamente documentate contro le istituzioni sanitarie. La conseguenza più insidiosa riguarda il precedente che si crea: se una minoranza sufficientemente mobilitata riesce a ottenere una disciplina eccezionale presentando come persecuzione l'applicazione di regole professionali, altri gruppi potranno tentare la stessa strada, trasformando la responsabilità scientifica e deontologica in materia di negoziazione elettorale.
Mattarella ha ricordato che l'opposizione pregiudiziale ai vaccini può costare vite umane, e nessuno dei protagonisti di questa operazione può dichiararsi ignaro del pericolo. Meloni, Buonguerrieri, Malan, Gemmato, i parlamentari di Forza Italia che hanno votato a favore e quelli di Futuro Nazionale che hanno rivendicato il proprio ruolo hanno avuto mesi per riflettere sulle conseguenze delle loro scelte, mentre Schillaci ha avuto tutto il tempo per chiarire la posizione del ministero. Adesso devono rispondere pubblicamente delle ragioni sanitarie e scientifiche che giustificherebbero il provvedimento, delle accuse rivolte agli organi disciplinari e della scelta di coltivare un consenso politico fondato sulla sfiducia nelle istituzioni mediche.
La convenienza di questa operazione è evidente anche nella distribuzione delle responsabilità: i voti eventualmente conquistati sono immediati e facilmente attribuibili ai politici che hanno sostenuto la norma, mentre le conseguenze della disinformazione sanitaria possono emergere dopo anni e colpire persone che non sapranno mai quali dichiarazioni abbiano contribuito alle loro convinzioni. È una delle forme più irresponsabili di opportunismo elettorale, perché consente di incassare un vantaggio politico lasciando alla collettività i rischi delle proprie scelte. Chi ritiene che qualche migliaio di voti no-vax valga questo prezzo abbia almeno il coraggio di dichiararlo agli italiani: perché i voti che spera di guadagnare appartengono a lui, mentre la salute che mette a rischio appartiene a tutti.

