L’utilizzo della tecnica non è solo un problema etico
Nuova normalità: un figlio creato artificialmente. Cosa cambia nelle nostre vite con una svolta epocale impressa alla generazione umana. Girotondo di opinioni

Ma nella vicenda delle nascite surrogate il quadro ideologico si completa. Il punto dominante è qui il ritorno dello scientismo. L’idea è che si possa e si debba “governare (e non capire) il mondo con metodi di ottimizzazione” (G. Longo). Ci sono metodi, tecniche e ragionamenti che funzionano in certi campi ma che non sappiamo cosa producano quando vengono applicati indifferentemente ad altri. Così il problema dell’utilizzo della tecnica non è solo etico. Non è solo che sia moralmente dubbio usarla per creare essere umani a discapito di quello che la natura permette all’amore di due persone dello stesso sesso. Il problema vero è che gli strumenti e le tecniche che permettono una comprensione del mondo in un certo campo, quando vengono trasferiti meccanicamente ad altri campi danno risultati parziali di successo – il bambino nasce – ma hanno effetti almeno dubbi, in questo caso sul bambino, la sua pedagogia, la sua psicologia, la sua crescita. Non essendo sicuri degli effetti, bisognerebbe rimanere fermi, secondo il principio di prudenza. Ma lo scientismo dominante non lo permette: se si può fare, sarà un bene. La tecnica crea il bene da desiderare e il desiderio il diritto. Così il triangolo ideologico si completa nella nascita della nostra mentalità: liberalismo individualista, autonomia totale delle scelte, tecnica. Non so quale dei tre sia quello in affitto.
Giovanni Maddalena è docente di Filosofia teoretica all'Università del Molise


