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PREGHIERA •
Non chiamateli "italiani di seconda generazione". La parola giusta è "saraceni"
È una formula sociologica e politica del tutto anticulturale e pure metternichiana: l’Italia come espressione geografica
28 OTT 26

(Foto Ansa)
Qualcuno ha detto che faccio battaglie di retroguardia. Figurati: non faccio battaglie di alcun tipo, mi disgustano tutte, se mi piacessero farei politica. Sono invece un letterato e faccio letteratura, che è una forma di testimonianza in cui non si vince né si perde, e in cui il vero nemico è il tempo. Oggi testimonio la mia insofferenza verso l’espressione “italiano di seconda generazione”. Come la parola “extracomunitario”, ormai superata, è ipocrita. La si utilizza per non dire la verità, per non dire italo-arabi o magari italo-africani. Perché, si faccia caso, mai e poi mai identifica figli di sloveni o di armeni... La si usa anche per non dire Saraceni, la parola giusta per chi ha un minimo di coscienza storica. “Saraceni” illuminerebbe perfettamente la presente situazione, non significando italiani bensì anti-italiani, saccheggiatori degli italiani. “Italiani di seconda generazione” è formula sociologica e politica del tutto anticulturale e pure metternichiana: l’Italia come espressione geografica. Per me l’Italia è invece una cultura e non considero italiano, indipendentemente da colpe o meriti, una persona che si chiama Youssef. Sia messo agli atti.
Vive tra Parma e Trani. Scrive sui giornali e pubblica libri: l'ultimo è "La ragazza immortale" (La nave di Teseo).
