Youssef Siher stratega social della rivoluzione delle Adidas e dei saccheggi? Molti dubbi

Attenti a non scambiare un agitatore pro Pal per il nuovo Toni Negri: la galera non si chiede con leggerezza e arrestare un presunto organizzatore non significa aver schiacciato la testa del serpente. Le parole dei magistrati su Siher e un certo analfabetismo politico-insurrezionale

26 OTT 26
Ultimo aggiornamento: 17:51
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Sarà perché ci mandò gentilmente un curriculum e un pezzo sul Pakistan, dicono agli Esteri mica male; sarà per la testimonianza a completo discarico del suo prof., pieno di stima per il poliglotta non radicalizzato altro che negli studi; sarà per il linguaggio accusatorio un po’ confuso degli amici pm milanesi, e sopra tutto per la nostra ignoranza specifica dei bassifondi del caso, di cui ci scusiamo e preveniamo il lettore, ma alla fine non c’è da star così sicuri che questo Youssef Siher sia la primula Pal o il super Fratello musulmano, insomma lo stratega da sogno che “sa come usare Telegram”. Ce ne saranno un paio di milioni così esperti, sospetto, da farsi incastrare come ideatori e organizzatori social della rivoluzione delle Adidas e dei saccheggi. Non si vede bene l’uomo che sfidò a mani nude la Repubblica nel suo cuore commerciale facendo tremare baracca burattini e bottega. Attenzione a non rimediare una brutta figura, e non sarebbe la prima volta. I servizi e le polizie fanno il loro dirty job, mescolano dati di diverso peso e di controversa qualità, indicano prede, segnalano piste, e meritano tutto il nostro rispetto, perché quando ci prendono ci prendono, eccome. Ma non sempre è così. Succede di andare di fretta, di fermarsi alla prima stazione di posta per riprendere fiato, e può accadere di scambiare per congiurati della peggior specie salafita una coppia di bresciani che merita tutta la riprovazione della gente sana di mente, che non ama le scorribande e le piantine social per orientarsi nel simulacro grottesco di guerriglia urbana intervenuto a molestare un weekend milanese scarso di altri eventi e aperitivi, ma alla fine potrebbero rivelarsi soltanto dei furbacchioni pro Pal, attizzatoi in ghingheri della rivolta antisraeliana così di moda, e ce ne sono a frotte, mescolati alla folla desiderante, che cercano di strumentalizzare l’ennesimo fatto derivato dal malessere sociale, mettendo magari radici antigenocidarie alla Barona ma all’occasione pullulando nelle meglio università e nei licei. 
Siher ha una faccia da schiaffi, forse, ma non più di questo, non sembra peggio di Ginevra Bompiani, per dire. La documentazione che eventualmente lo incastri deve essere inoppugnabile, la galera non si richiede con leggerezza, per uno della bassa bresciana venuto dal Marocco, e per sua moglie mediatrice culturale, così è detto e sottoscritto. Per esempio l’espressione usata dall’esimio dottore Viola e dai suoi colleghi, che identifica Siher come “mente del canale social 17 ottobre”, specie se associata come definizione all’idea di una eccezionale expertise nell’organizzare rivolte di piazza tali da “poter sviluppare una strategia rivoluzionaria”, bè, manco fosse un redivivo Toni Negri, o un Karl Radek, uno Zinoviev, un Trotzkij, l’impressione è che siamo allo stadio prenatale di un certo analfabetismo politico-insurrezionale. Pietro Calogero ne ha sbagliate parecchie ma la sapeva lunga, e le notti dei fuochi dopo la retata famosa del 7 aprile comunque ebbero un termine. Non so se messo in gabbia un tipetto come Siher possiamo ottenere la garanzia che gli adolescenti inquieti del 17 ottobre, emuli dei liceali parigini e dei casseur di tutta la Francia, per i prossimi weekend se ne staranno tranquilli a casa in mancanza di Telegram. Alimentare l’impressione che con la strana coppia si sia schiacciata la testa del serpente, pensando agli occhialoni del bresciano superistruito e supermanipolatore, ma non si sa se più di questo, potrebbe essere sommamente imprudente.